giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © Carlos Dìaz - www.flickr.com, 2014

Venezuela fra sanzioni USA e le pressioni dell’UE

L’11 aprile 2015 passerà alla storia come un giorno speciale per Stati Uniti e Cuba, i cui rispettivi Presidenti, Barack Obama e Raul Castro, si sono incontrati per la prima volta a Panama City, durante il settimo Vertice delle Americhe. Era dal primo vertice del 1994 che Cuba non partecipava al summit panamericano. Se la storia ricorderà il vertice soprattutto per lo scongelamento delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, la Cumbre de las Américas ha rappresentato anche l’occasione per Obama di incontrare, in un breve colloquio informale a sua volta particolarmente delicato, Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela.

Si tratta del primo incontro con Obama da quando Maduro è salito al potere nel 2013 dopo la morte di Hugo Chávez. In una fase in cui i rapporti tra Caracas e Washington sono decisamente freddi, Maduro ha dichiarato di non essere un nemico degli Stati Uniti, aggiungendo comunque che i venezuelani sono “rivoluzionari, veementi e appassionati”. La posizione del Presidente venezuelano è però più che mai complicata.

Le relazioni Stati Uniti – Venezuela, tra sanzioni e poteri speciali

Nel mese di febbraio sono ripresi gli scontri e le proteste contro il governo di Maduro da parte degli studenti universitari e delle opposizioni. Le ragioni derivano dalla situazione economica del Paese: il Venezuela è in recessione e il tasso di inflazione (uno dei più alti al mondo) continua a crescere. Prodotti di prima necessità come la carta igienica e il latte sono carenti da mesi. Inoltre, i ripetuti blackout e l’elevato tasso di criminalità, uniti alla mancanza di sicurezza e al calo del prezzo del petrolio, hanno aggravato la crisi e acceso le proteste, che hanno portato in strada centinaia di persone non solamente a Caracas.

Ad una situazione sociale ed economica difficile, si aggiunge una politica da parte di Maduro decisamente dura e repressiva. Arresti e gestione poliziesca della situazione domestica hanno spinto Washington a intervenire. Nel marzo scorso la Casa Bianca ha annunciato nuove sanzioni contro sette funzionari governativi accusati di corruzione pubblica e violazione dei diritti umani. Gli Stati Uniti chiedono inoltre di liberare i numerosi prigionieri politici – tra gli ultimi il sindaco di Caracas Antonio Ledesma, schieratosi con l’opposizione – arrestati durante le proteste.

Secondo Maduro le manifestazioni non sono altro che un tentativo di colpo di Stato contro il suo governo organizzato dalle opposizioni in collaborazione con gli Stati Uniti. Per “difendere la pace e la sovranità del Venezuela” a seguito del decreto statunitense Maduro ha richiesto “poteri speciali”. Alcuni giorni dopo, il parlamento venezuelano ha approvato una legge che concede a Maduro nuovi poteri, permettendogli di governare per decreto fino al 31 dicembre 2015. A margine del breve incontro con Obama, Maduro ha dichiarato che le relazioni tra Caracas e gli Stati Uniti potranno normalizzarsi solamente a seguito dell’annullamento delle sanzioni imposte da Washington.

L’UE e il richiamo al dialogo

Lo scorso dicembre, l’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini aveva manifestato preoccupazione per gli arresti dei leader dell’opposizione venezuelana, chiedendo maggiore rispetto della legalità al governo di Maduro. Il capo della diplomazia UE ha sostenuto l’importanza di “un dialogo costruttivo tra governo e opposizione”. In merito all’arresto del sindaco di Caracas Ledezma, la sua portavoce ha appoggiato le iniziative diplomatiche dell’UNASUR e dei partner regionali per sostenere un processo di mediazione in Venezuela. Nella stessa dichiarazione, inoltre, l’UE lanciava un appello al governo venezuelano, affinché aprisse “dialoghi con tutti i partiti politici e con la società civile” per superare la difficile situazione del Paese.

Alcuni eurodeputati dei gruppi dei Socialisti e Democratici e dei Verdi Europei, attraverso una proposta di risoluzione comune del 9 marzo, hanno invitato le autorità venezuelane a “rilasciare immediatamente il sindaco di Caracas”, tutti i manifestanti politici e i leader dell’opposizione. I parlamentari hanno chiesto inoltre sforzi a livello regionale per facilitare il dialogo.

Il riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba può aprire una nuova fase nelle relazioni tra Washington e l’America latina. Le maggiori preoccupazioni per la Casa Bianca e gli attori – inclusa l’Europa – interessati a una regione sudamericana stabile resta però il Venezuela. Il Paese non sembra aver chiarito la direzione del dopo-Chavez. Le politiche di Maduro potrebbero dimostrarsi inadatte per un Venezuela alla ricerca di uno sviluppo che lo svincoli dalla dipendenza dalle esportazioni di petrolio.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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