domenica , 18 febbraio 2018
18comix
Bandiera venezuelana esposta durante una manifestazione di protesta contro il governo di Maduro (Wikicommons)

Venezuela: il crollo del bolivar

A pochi mesi dalle elezioni legislative del prossimo 6 dicembre, in Venezuela sembra essere tramontato il sogno bolivariano. La situazione nel Paese guidato dal Presidente Nicolás Maduro, successore del carismatico Hugo Chávez, è più che mai precaria, politicamente ed economicamente.

Negli ultimi giorni la moneta locale si è svalutata. Il cambio ufficiale resta ancorato a 6,3 bolivar per un dollaro, ma sul mercato nero, quello più attendibile per determinare l’effettivo valore della divisa nazionale, il cambio con il dollaro è aumentato in pochi giorni di oltre 600 bolivar, arrivando a 616 (97 volte il valore ufficiale). Il valore di uno stipendio medio si aggira così intorno ai 12 dollari. L’affitto di un appartamento in uno dei quartieri più ricchi di Caracas può arrivare a costare 3 milioni di bolivar al mese.

Maduro accusa l’opposizione e gli Stati Uniti

Da molti mesi in Venezuela gli scaffali dei supermercati sono vuoti: mancano beni di prima necessità, dal latte alla farina, dalla carta igienica ai farmaci. La pesante recessione e la volatilità dei mercati internazionali del petrolio negli ultimi due anni hanno ulteriormente esposto Caracas a numerose difficoltà economiche. L’inflazione galoppante rende quasi impossibile l’acquisto di un caffè con una banconota da 100 bolivar.

Il governo ha ritirato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) riserve per circa 1,5 miliardi di dollari per cercare di arginare la falda nelle riserve nazionali di valuta estera, mai così basse negli ultimi dodici anni. Il Presidente Maduro ha annunciato che non svaluterà formalmente il bolivar, dichiarando colpevoli della situazione la destra interna e “l’imperialismo americano”. Secondo Maduro, l’opposizione starebbe architettando un piano per cancellare il suo governo per mezzo di una “guerra economica”.

Il petrolio non basta

Caracas è ormai in piena recessione e, secondo l’economista latinoamericano Alexander Guerrero, il Venezuela rappresenta – dopo la Grecia – il secondo Paese a maggior rischio default. Neppure i multimiliardari prestiti da Pechino (la Cina sta prenotando riserve di oro nero per i prossimi anni) sembrano risollevare la situazione.

Perfino il recente accordo sul nucleare iraniano non presenta risvolti positivi per la nazione latinoamericana, nonostante il Venezuela vanti le più grandi riserve mondiali di petrolio. Teheran potrà nuovamente esportare oro nero senza l’applicazione di sanzioni contro le esportazioni e c’è da immaginarsi come questa nuova condizione, riducendo ulteriormente il prezzo internazionale del petrolio, possa nuocere alle finanze venezuelane, peggiorando le già fragili condizioni economiche di Caracas.

Le pressioni internazionali e i paralleli con la Grecia

Recentemente, una delegazione di senatori federali brasiliani guidati da Aécio Neves (candidato sconfitto alle elezioni dello scorso anno da Dilma Rousseff) ha tentato, senza successo, di visitare il leader dell’opposizione del Venezuela Leopoldo López, in carcere da più di un anno. Le principali istituzioni regionali (OAS e UNASUR) non hanno intrapreso azioni concrete contro il Venezuela.

Il Brasile, negli anni passati leader nella gestione delle crisi del continente latinoamericano, si sta rivelando una potenza acquiescente. Cogliendo il periodo di bassa popolarità della sua Presidente, l’opposizione brasiliana nei giorni scorsi si è espressa per richiedere l’uscita del Venezuela dal MERCOSUR.

Vista dall’Europa, la crisi venezuelana porta inevitabilmente a paralleli con la Grecia e la sua difficile situazione finanziaria. La svalutazione del bolivar venezuelano e l’iper-inflazione che ha messo in ginocchio il Paese rappresentano esempi di quali potrebbero essere le conseguenze di un’uscita non controllata né coordinata di Atene dalla moneta unica europea. Pur con i limiti dell’Unione Economica e Monetaria europea, la solidità e il valore dell’euro restano un elemento di garanzia per i risparmi e il potere d’acquisto dei cittadini greci. I venezuelani non sono altrettanto fortunati.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *