domenica , 18 febbraio 2018
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Venezuela
Un murales di Hugo Chavez nelle strade di Caracas (Foto: Wikicommons)

Venezuela: netta vittoria delle opposizioni antichaviste

Domenica 6 dicembre si sono tenute in Venezuela le attese elezioni legislative per il rinnovo del Parlamento. La campagna elettorale, conclusa lo scorso 3 dicembre, si è svolta in un clima molto teso per il Paese. Alcuni giorni fa, Luis Manuel Diaz, segretario del partito di opposizione Acción Democratica (AD), è stato assassinato dopo un comizio tenuto a 250 km a sud di Caracas, nella regione del Guarico. La moglie del leader degli anti-chavisti, Leopoldo López – in carcere a Caracas da più di un anno e mezzo e condannato ad una pena di 13 anni e 9 mesi di reclusione –  ha dichiarato senza mezzi termini che il Presidente venezuelano Nicolás Maduro “è l’unico responsabile”. Le accuse di violazioni dei diritti umani e di gravi violazioni delle libertà politiche sono state rivolte al successore di Hugo Chávez dall’interno e dall’esterno del Paese.

La sconfitta di Maduro

Nonostante le intimidazioni e gli atti di violenza, l’opposizione antichavista – la coalizione Mesa de la Unidad Democrática (MUD) – ha nettamente vinto le elezioni legislative, ottenendo 112 seggi su 167 in Assemblea Nazionale. Si sono recati alle urne circa il 74,25% degli elettori venezuelani. Potrebbe trattarsi di una svolta nella storia politica venezuelana. Chávez venne eletto per la prima volta capo di Stato del Venezuela proprio il 6 dicembre 1998. 17 anni dopo è avvenuta la disfatta del suo Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV).

Il partito chavista, guidato da Maduro, è infatti riuscito a conquistare solamente 55 seggi e lo stesso presidente ha riconosciuto, in un videomessaggio, la sconfitta della propria formazione politica, dichiarando che “ha trionfato la Costituzione e la democrazia”. Malgrado le ammissioni, Maduro non ha rinunciato ai suoi slogan populisti, addossando la colpa della sconfitta dei socialisti alla “guerra economica” e al “capitalismo selvaggio”.

Il MUD, la coalizione vincitrice – decisamente disomogenea – è formata da circa 30 movimenti politici della sinistra moderata e della destra venezuelana. Nata nel 2006 ma ufficializzata solamente nel 2009, conta tra i suoi leader anche Henrique Capriles Radonski (Governatore dello Stato di Miranda) e Leopoldo López, capofila del partito più radicale della coalizione, Voluntad Popular e rinchiuso in un carcere di Caracas.

La crisi economica del Venezuela

Il nuovo Parlamento non si insedierà prima di gennaio. La grave crisi economica che interessa il Paese sarà il tema centrale sul quale le forze politiche presenti in Assemblea Nazionale dovranno lavorare. Il Venezuela attraversa una fase decisamente problematica della sua storia: il crollo del prezzo del petrolio (il Paese di Chávez è il dodicesimo produttore mondiale), dovuto a diversi fattori  internazionali quali, tra gli altri, la concorrenza dei produttori di shale-gas e l’accordo sul nucleare iraniano, ha indebolito l’economia nazionale.

Il tasso di inflazione continua a correre e, secondo i dati ufficiali, si attesta all’85%. I beni di prima necessità sono venduti a “prezzi politici” e i supermercati nazionalizzati, tra mancanza di beni alimentari ed episodi di violenza da parte dei cittadini.

Il Sud America cambia verso?

La vittoria delle opposizioni al governo chavista potrebbe aprire una nuova fase storica per il Venezuela, un Paese dall’alto valore strategico non solo per i partner regionali, ma per le grandi potenze interessate ad esercitare maggiore influenza nello scenario del Sud America. Dal continente latinoamericano l’appoggio al cambiamento politico del Venezuela arriva soprattutto dall’Argentina, in particolare dal neo presidente eletto Mauricio Macri, che ha posto fine al governo kirchneriano.

Macri ha dichiarato che si attiverà per la scarcerazione di Leopoldo López e dell’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma. Siccome le elezioni legislative si sono svolte “secondo princìpi democratici”, il presidente eletto dell’Argentina ha dichiarato di non voler richiedere (come invece aveva annunciato durante la campagna elettorale) l’applicazione della “clausola democratica” che avrebbe potuto sospendere il Venezuela dal Mercosur. Lo ha recentemente dichiarato il Ministro degli Esteri designato, Susana Malcorra.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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