domenica , 18 febbraio 2018
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Africa
Il Presidente sudafricano Zuma al vertice fra India e Africa © GovernmentZA - www.flickr.com, 2015

Vertice Africa-India: un’occasione persa?

Lo scorso ottobre la maggior parte dei capi di Stato africani ha partecipato al terzo summit India-Africa organizzato dal Primo Ministro indiano Narendra Modi. Fra i temi trattati figura innanzitutto la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’India effettua da tempo un’azione di lobbying per spingere verso una riforma del Consiglio di Sicurezza che rifletta la nuova realtà geopolitica. L’apporto dei Paesi africani potrebbe risultare decisivo per inserire l’India nel circolo ristretto dei Paesi facenti parte del Consiglio.

Altri argomenti trattati durante questo summit sono stati quelli della difesa e del terrorismo. Si è inoltre discusso anche di cybersecurity, sicurezza marittima e cooperazione alla difesa. In particolare Modi ha cercati l’appoggio dei Paesi africani orientali per limitare l’espansione militare cinese nell’Oceano Indiano.

Il confronto con la Cina

Modi ha anche cercato di unire i Paesi africani per costituire di un blocco dei Paesi con alta insolazione, in modo da presentarsi uniti alla conferenza di Parigi che si è tenuta lo scorso dicembre. Il risultato è stato il lancio della “solar alliance” o altrimenti detta Agency for Solar Policy and Application (IASPA), che vede 107 Paesi impegnati nella lotta al riscaldamento globale ed è stata voluta per lanciare una segnale forte ai Paesi più sviluppati. Al centro dello scontro c’è la scarsità di aiuti dai Paesi industrializzati per finanziare la riconversione alle energie rinnovabili.

L’India si è anche impegnata ad fornire 10 miliardi di dollari in nuovi crediti, oltre a 600 milioni di nuovi aiuti verso i Paesi africani. Questo afflusso di risorse, insieme ad altre iniziative, deve essere visto come un tentativo di Nuova Delhi di accrescere la propria influenza all’interno del continente africano. Le cifre di cui si discute restano comunque ben lontane da quelle investite in Africa dalla Cina. Tuttavia, come affermato da C. Raja Mohan, dell’Observer Research Foundation in New Delhi, se non è possibile competere con le cifre cinesi si può almeno provare ad offrire un’alternativa ai Paesi africani.

Il Primo Ministro indiano sembra comunque aver perso un’occasione per presentare l’India come una vera alternativa alla RPC. In primo luogo, la maggiore integrazione della diaspora indiana rispetto a quella cinese, soprattutto nella parte orientale dell’Africa, gioca una ruolo importante nella vita politica, economica e sociale di questi Paesi: un’impostazione diametralmente opposta rispetto al tradizionale distacco degli immigrati cinesi. Bisogna poi sottolineare come gli investimenti indiani negli Stati africani siano stati realizzati da imprese private (al contrario di quelli cinesi effettuati da imprese di Stato), risultando maggiormente capillari e sostenibili, oltre a coprire diversi settori chiave per lo sviluppo africano come la farmaceutica, le telecomunicazioni, i trasporti e l’agricoltura.

Infine l’approccio politico indiano si è tradizionalmente concentrato sullo sviluppo delle risorse umane, piuttosto che sulle materie prime, smarcandosi dalla tradizione cinese.  Modi ha semplicemente accennato a questi aspetti, ma nei fatti la linea seguita è la stessa del suo predecessore Manmohan Singh.

Una reazione fredda in Africa

Inoltre, si può osservare il quasi totale disinteresse dei media africani, tradizionalmente molto attenti ad eventuali alternative per le economie africane. Tutt’altro interesse ha invece suscitato il Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC) tenutosi a dicembre presso Johannesburg.  Il governo di Pechino, puntando su sviluppo industriale, sicurezza e cooperazione militare, ma soprattutto sulla cooperazione nel settore dei media, dell’educazione e della protezione ambientale, ha mostrato un nuovo approccio cinese nei confronti dell’Africa, in grado di adattarsi alle nuove richieste africane. Un approccio diametralmente opposto a quello europeo focalizzato sul rispetto dei diritti umani e sulla gestione dei migranti che difficilmente riesce a fare breccia.

Se l’India vuole davvero presentarsi come alternativa alla Repubblica Popolare Cinese non solo come partner commerciale, ma anche come modello di sviluppo alternativo dovrà cercare di rinnovare rapidamente il suo approccio al continente africano. L’amministrazione di Modi non è riuscita a prendere vantaggio da questo summit dell’IAFS, ma resta da vedere se le promesse cinesi verranno mantenute. Il vero ago della bilancia restano comunque i leader africani che giocando su diversi tavoli possono essere i veri vincitori di questa partita.

L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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