giovedì , 16 agosto 2018
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Violenze in Egitto: l’UE in cerca di una posizione comune

Il Consiglio europeo ha predisposto per oggi una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri. Si tratta di una necessaria reazione da parte dell’Europa alla progressiva degenerazione della situazione politica in Egitto, con l’aumento della violenza e degli scontri armati tra i militari ed i Fratelli Mussulmani.

Dopo la deposizione e l’arresto dell’ex premier Mohamed Morsi, durante quella che è stata definita la “seconda rivoluzione” egiziana, all’inizio del luglio scorso il Capo dell’esercito e Ministro della Difesa Abdel Fattah Al-Sisi ha garantito un governo tecnico breve, di transizione verso nuove elezioni democratiche. A differenza di quanto promesso, il periodo successivo è stato caratterizzato da scontri e tensioni tra l’Esercito e le forze sostenitrici di Morsi ed ha portato Ue e Usa a intervenire direttamente, a fine luglio, con i loro inviati al Cairo: Bernardino Leòn e William Burns. I numerosi appelli alla mediazione sono però rimasti inascoltati e le posizioni degli attori in campo si sono andate inasprendo.

Il 22 luglio il Consiglio degli Affari Esteri  ha espresso preoccupazione per la situazione egiziana e ha rinnovato con forza il suo appello a sospendere la violenza da entrambe le parti. Al di là delle ragioni che avevano dato il via all’azione dell’esercito, afferma la pubblicazione ufficiale del Consiglio, “le forze armate non possono assumere una posizione politica all’interno di uno Stato democratico”; inoltre, aggiunge il ministro italiano Emma Bonino, una marginalizzazione dell’Islam politico potrebbe creare pericolosi estremismi. È quindi necessario lavorare in modo congiunto per garantire rapidamente il passaggio ad un governo civile e democraticamente eletto.

A quasi un mese di distanza dall’appello dell’Unione Europea, la situazione è precipitata: la protesta dei Fratelli Musulmani si è fatta sempre più pressante e l’esercito ha risposto con una violenta repressione armata, che si è poi trasformata in una vera e propria guerriglia da entrambe le parti. Gli attori internazionali si sono immediatamente mossi di fronte all’emergenza. Barack Obama ha condannato le violenze e minacciato la sospensione degli aiuti economici all’Egitto. Da parte sua, l’Unione Europea, nella persona dell’Alto Rappresentante Catherine Ashton, ha condannato ogni tipo di violenza ed ha affermato che la responsabilità della tragedia ricade sul governo e sulla leadership politica del Paese, richiamando ancora una volta le forze in campo a tornare su un terreno di confronto pacifico.

Lady Ashton ha inoltre sottolineato la necessità che i rappresentanti degli Stati europei si confrontino e si coordino in merito alla posizione e alle misure da prendere per rispondere in modo attivo ed energico alla situazione egiziana. A seguito di questa affermazione, i presidenti della Commissione Europea, Manuel Barroso, e del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, hanno espresso il loro disappunto di fronte alla linea intransigente dell’esercito egiziano, che ha ignorato gli sforzi dell’Unione Europea e degli Usa di fungere da mediatori. I due hanno assicurato che in tempi brevi l’Ue e i suoi Stati membri si sarebbero confrontati in merito ai rapporti da tenere con l’Egitto.

La decisione ha portato ad una riunione straordinaria del Comitato Politico e di Sicurezza nella giornata di lunedì. Il portavoce del Comitato, Bernardino Leòn, ha dichiarato che tutti gli Stati membri sono unanimi nel sottolineare l’importanza della situazione egiziana per l’Unione Europea e la necessità di prendere rapidamente posizione in merito. La riunione odierna dei Ministri degli Affari Esteri europei si pone l’obiettivo di stilare un documento ufficiale e condiviso da tutti i membri riguardo alla condotta che l’Ue dovrà assumere nei confronti dell’Egitto.

Leòn sottolinea l’importanza che l’Unione rimanga un attore attivo e vicino al popolo egiziano, un interlocutore chiave nell’obiettivo di raggiungere una soluzione politica e di ripristinare la democrazia. Il rappresentante si dice fiducioso che ci sia ancora spazio per un dialogo pacifico, sottolineando come, se da entrambe le parti della rivolta si possono trovare prove di violenza e estremismo, ci siano anche forze democratiche aperte al confronto. Proprio a queste si rivolgerà l’Ue cercando di collaborare in modo attivo e costruttivo con loro. “L’incontro di Mercoledì non sarà volto a sanzionare eventuali colpevoli”, conclude il portavoce, “bensì a creare un fronte europeo unito per mezzo del quale diventare, come già si è stati in passato, un interlocutore costruttivo nei confronti dell’Egitto”. Anche dopo la notizia, giunta nella serata di ieri, dell’arresto di Mohammed Badie, leader dei Fratelli Musulmani, l’obiettivo principale rimane quello di frenare le violenze e creare le basi per un nuovo governo democratico rappresentante di tutto il popolo egiziano.

In foto, posto di blocco dell’esercito egiziano al Cairo (© Hayssame Khalifa – Wikimedia Commons)

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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