sabato , 24 febbraio 2018
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Yatsenyuk da Renzi e Papa Francesco: una visita interrotta dagli eventi

La temperatura sale in Ucraina e non è solo merito del maggio alle porte. L’attuale primo ministro Yatsenyuk si è recato a Roma sabato, per un incontro con il premier Matteo Renzi ma anche per incontrare Papa Francesco ed assistere alla santificazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Non si è però potuto trattenere fino alla cerimonia di canonizzazione, alla quale aveva previsto di partecipare, a causa della situazione ucraina di giorno in giorno più preoccupante. Proprio venerdì infatti, a Sloviansk, otto osservatori dell’OSCE sono stati sequestrati.

Non si tratta di un’azione di semplici terroristi, il sequestro è stato riconosciuto dal sindaco popolarmente eletto Ponomarev che ha affermato: “abbiamo l’impressione che si tratti di funzionari che stanno compiendo delle missioni di spionaggio”. Il sindaco della città orientale ucraina, che ha definito i funzionari dell’Organizzazione “prigionieri politici”, ipotizzando poi l’eventualità di uno scambio di prigionieri: liberazione degli osservatori OSCE in cambio di quella di alcuni attivisti filorussi imprigionati. Stessa posizione sostanzialmente sostenuta dal Ministro degli Esteri russo Lavrov, che ha espresso la propria volontà di contribuire alla soluzione di questa vicenda invitando, però, il suo omologo Kerry a mediare per un’adeguata contropartita: la scarcerazione dei prigionieri del sud-est. I negoziati sono ancora in corso.

L’incontro tra i due giovani premier, italiano ed ucraino, si è svolto secondo copione con l’espressione da parte italiana del pieno sostegno all’Ucraina relativamente alle riforme politiche ed economiche che il governo di Kiev sta intraprendendo. È stata poi ribadita l’importanza e l’attesa da parte dell’intera comunità internazionale delle elezioni che dovrebbero tenersi il 25 maggio. In relazione a questo appuntamento il premier ucraino ha riconosciuto, in un’intervista a Repubblica, che l’obiettivo delle azioni militari filo-russe nell’Ucraina orientale sia proprio quello di mettere a repentaglio lo svolgimento delle imminenti elezioni.

Schietto e sicuro il giovane Yatsenyuk sostiene da tempo che Mosca, mentre l’Europa ancora ricorda la seconda guerra mondiale, voglia fare scoppiarne una terza. Durante il colloquio, al quale hanno partecipato anche i rispettivi Ministri degli Esteri, è stata ribadita anche l’intenzione di dare piena applicazione agli accordi di Ginevra raggiunti la settimana scorsa. Nel frattempo, le forze ucraine continuano a compiere operazioni anti-terrorismo nelle regioni orientali del Paese, dando il pretesto ai militanti filorussi per sostenere la non-volontà del governo di Kiev di attuare agli accordi. Yatsenyuk accusa duramente Mosca di calpestare la sovranità di uno Stato indipendente e di “esportare” il terrorismo in Ucraina e, tentando di svincolare l’operato del nuovo governo dall’influenza americana, risponde a Repubblica che tale convinzione è frutto delle operazioni condotte dalla stessa intelligence ucraina.

Intanto, “status speciale” per la lingua russa e ampia decentralizzazione sono i contenuti più importanti delle riforme costituzionali che dovrebbero essere approvate nei prossimi giorni, (in prima lettura, e poi definitivamente entro la fine dell’anno) dal Parlamento ucraino. Anche l’amnistia per i separatisti rientra tra i provvedimenti in programma. È legittimo nutrire perplessità circa l’attuale, o piuttosto tempestiva, approvazione di tali riforme , così come è lecito dubitare che queste riforme possano bastare a sedare una rivoluzione ormai cieca.

In compenso, però, un disegno di legge del Ministro della Cultura prevede l’abolizione della festa del 1° maggio, la creazione di nuove feste nazionali e il riadattamento della festa nazionale del 9 maggio. Si tratta quest’ultima della festa nazionale russa per eccellenza. Il prossimo 9 maggio, a Kiev, sarà eliminata la tipica parata militare e la giornata sarà dedicata non più alle vittime del nazismo ma alle vittime dell’URSS.

La via per le riforme e per la conciliazione rischia di diventare ancora più contorta se quella che doveva essere una rivoluzione democratica assume con questi segnali una marcata impronta nazionalista, rischiando di violentare sentimenti ed identità di parte della popolazione. In questi giorni più che mai, rimane viva la speranza che possa avverarsi l’augurio rivolto a Yatsenyuk da Papa Francesco , nel corso dell’incontro al Vaticano: utilizzare, la penna di cui gli ha fatto dono per scrivere finalmente la parola “pace”.

Nell’immagine i due premier (© Palazzo Chigi, 2014, www.flickr.com)

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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