lunedì , 19 febbraio 2018
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Hollande
Photo © thierry ehrmann, 2013, www.flickr.com

Hollande e al-Sisi: la Francia torna in Egitto

Aiuti finanziari, civili e militari, una Francia in cerca di riscatto e una potenza egiziana in via di affermazione. Avvenne sotto il guanto di ferro del Pater Patriae Mehmet Ali Pasha nel XIX secolo, avviene oggi con la visita del Capo di Stato francese Hollande. Il contesto è però cambiato: un’Europa e una Francia in difficoltà, un governo egiziano traballante nell’affermarsi internamente e internazionalmente. Entrambe sono più esauste, con uno slancio allo sviluppo in via di esaurimento.

Cominciata il 17 aprile e durata per due giorni, è stata questa la prima visita ufficiale del Presidente nel Paese e la prima tappa di una tournée nel Vicino Oriente. Difficile riassumerne l’esito. Nell’accordo siglato fra Hollande e la sua controparte egiziana, il presidente Abd al-Fattah al-Sisi, si confondono e si coniugano elementi e considerazioni di tipo politico e economico che scontano la convergenza di una molteplicità di fattori.

Scambi economici

Una serie di accordi commerciali sono stati stretti in tale circostanza. Benché infatti i rapporti egiziani con Parigi siano minori di quelli con l’Italia e la Germania, la Francia emerge come il nono partner commerciale dell’Egitto, con un aumento degli scambi, nel 2014, del 2,8%. Al quinto posto per import, la Francia è quinta anche per gli investimenti diretti esteri. L’Egitto, invece, è il Paese del Medio Oriente da cui la Francia importa di più, con una quota rilevante rappresentata dagli idrocarburi. Le relazioni tra i due Paesi sono quindi tutt’altro che insignificanti e comunque destinate a rafforzarsi.

Rilevante poi nello specifico la copertura finanziaria, fornita tramite l’Agenzia Francese per lo Sviluppo, a numerose infrastrutture civili e energetiche, in particolare la terza linea di metropolitana realizzata da Cairo Vinci Construction Grands Projets e da Bouygues per un valore di 1,2 miliardi di euro, così come le numerose acquisizioni militari. Due corvette Gowind, un pattugliatore “Adroit” e uno di classe P400, tutti di produzione della compagnia pubblica DCNS, ma anche un satellite per le telecomunicazioni militari del valore di 600 milioni di dollari, realizzato da Airbus Space Systems e Thales Alenia Space, una cui quota rilevante è detenuta dall’italiana Finmeccanica, confermano la volontà egiziana di rafforzare la sua proiezione militare.

Diritti Umani

Elemento sicuramente più controverso è la dichiarazione del Presidente francese riguardo all’importanza dei diritti umani, libertà di stampa e libertà di espressione in particolare. Ciò può essere un rimando al caso del francese Eric Lang, arrestato nel 2013 dalla polizia egiziana e picchiato a morte dai compagni di cella, secondo il magistrato generale del Cairo, e a quello più recente dell’italiano Giulio Regeni. Può essere però anche un parziale contrappeso a un bilanciamento della fiducia accordata allo stato egiziano.

Il leader Al-Sisi ha però respinto dubbi ed accuse. Il rispetto dei diritti umani è certamente importante, ma si deve considerare il contesto particolarmente turbolento interno ed esterno al Paese e le particolari esigenze di lotta a quelle “forze diaboliche” che mirano a far vacillare il potere costituito. L’Egitto non è l’Europa.

Il contesto internazionale

L’incontro fra i due Capi di Stato assume un significato particolare se si esamina la proiezione francese nella regione. Tanto infatti gli Stati Uniti sembrano essere tiepidi nell’accordare legittimità al regime egiziano, quanto la Francia sembra voler giocare un ruolo attivo e favorire realisticamente l’autorità consolidatasi Al Cairo. Non solo. L’Eliseo sembrerebbe appoggiare indirettamente anche in Libia il governo di Tobruk, sostenuto da al-Sisi.

Una scelta di politica estera alternativa a quella ufficiale dell’ONU, che invece appoggia Tripoli. L’ambizione di agire come attore indipendente supererebbe dunque lo status di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite stesse. La scelta di Hollande di dare fiducia al regime di al-Sisi appare quindi consolidata.

Una fiducia condizionata. Il monito al rispetto degli standard umani infatti, malgrado possa apparire debole rispetto alla materialità delle esigenze, economiche e politico-strategiche, costituisce infatti una misura ed un limite opportuno, su cui valutare la capacità egiziana di essere partner affidabile per attori politici e investitori stranieri.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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2 comments

  1. Sergio Bruschi

    Al Sisi è un personaggio complesso come l’Egitto!
    E’ vero che ha acquistato dei mezzi navali dai francesi,però li ha fatti armare dai russi,è vero che la Francia ha vendutola metropolitana,però le centrali nucleari egiziane sono di progettazione russa!
    E come ha gestito la faccenda “Regani”? Al Sisi ha dichiarato che in Italia si faceva troppo politica ed ha cercato di zittire tutto!Però l’Eni ha una aiutato l’Egitto nella ricerca del petrolio nel mediterraneo!
    L’Egitto ha buoni rapporti con l’Arabia Saudita, ( si veda come si sono comportati con lo Yemen) anche se i sauditi sono notoriamente finanziatori dell’ISIS!
    Insomma Al Sisi cerca il massimo profitto per l’Egitto e si barcamena con l’estero!

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