giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © Bundesministerium für Europa, Integration und Äusseres, 2014, www.flickr.com

INCE: l’Iniziativa centro-Europea compie 25 anni

L’Iniziativa Centro-Europea (In.C.E.) ha celebrato il proprio venticinquesimo anno di attività nel 2014. In occasione di questo primo giro di boa nella storia dell’organizzazione, è interessante analizzare come si sia sviluppata nel tempo, riflettendo i cambiamenti negli equilibri politici europei. L’In.C.E. è nata a Budapest l’11 novembre 1989, a pochi giorni dalla caduta del Muro di Berlino. Quattro Paesi (Italia, Austria, Ungheria e la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) si sentirono in dovere di prendere l’iniziativa e adottarono una Dichiarazione Congiunta che racchiudeva la propria intenzione di “rafforzare le relazioni di buon vicinato e sviluppare varie attività di cooperazione tra i rispettivi paesi”. Con l’intento di superare la divisione in blocchi, lanciarono quello che denominarono “Quadrangolare”.

L’organizzazione ha preso piede ed è cresciuta notevolmente nei primi anni ’90. Nel 1990 e 1991 si unirono al gruppo rispettivamente Cecoslovacchia e Polonia. L’ormai “Esagonale” venne rinominata Iniziativa Centro-Europea nel 1992, anno dell’ingresso di tre nuovi Stati, dopo la disgregazione della Jugoslavia: Bosnia Erzegovina, Croazia e Slovenia. Dal 1992 ad oggi, l’accesso di Albania, Bielorussia, Bulgaria, Moldavia, Romania e Ucraina (1996), Serbia e Montenegro (2000) e infine Montenegro (2006) ha completato l’attuale assetto, composto da 18 Stati Membri. Di essi, dieci sono membri UE effettivi, cinque sono inclusi nelle future prospettive di allargamento, e tre beneficiari delle politiche di vicinato. L’In.C.E. è oggi il più grande e longevo forum regionale intergovernativo nell’Europa centrale, orientale e balcanica, il cui obiettivo è quello di supportare l’integrazione europea tramite forme di cooperazione tra gli Stati Membri e gli organismi direttivi dell’UE.

Per quanto riguarda la sua struttura, l’In.C.E. tiene annualmente un summit dei Ministri degli Affari Esteri e dei Capi di Governo, mentre la gestione operativa fa capo al Comitato dei Coordinatori Nazionali, che si riunisce a cadenza periodica ed è l’organo incaricato di gestire gli strumenti di cooperazione e di implementare i progetti. Dispone di un Segretariato Esecutivo, che ha sede a Trieste, e di un Ufficio di collegamento con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) di Londra. Grazie al Fondo In.C.E. presso la BERS, istituito dal Governo italiano nel 1992, i due enti intrattengono stretti legami di collaborazione. Il funzionamento dell’Iniziativa è assicurato da contributi obbligatori dei Paesi membri, con l’Italia come maggiore donatore (non a caso è Trieste la sede dell’unico organo permanente).

Dal 1 gennaio 2014 l’Austria è succeduta all’Ungheria nella Presidenza di turno dell’Iniziativa. La missione principale dell’In.C.E. oggi è promuovere la coesione e assistere gli Stati membri, in particolare quelli al di fuori dell’UE, nel loro percorso di consolidamento economico, politico e sociale. Un tempo puro forum politico–diplomatico, ha sviluppato nel tempo un approccio operativo, e dal 2004 l’In.C.E. è molto attiva nell’ambito della programmazione comunitaria, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione territoriale e avvicinare alle istituzioni europee gli stati membri non ancora parte dell’UE. Dal canto loro, i Paesi aderenti all’Iniziativa che non sono membri dell’UE vedono nell’In.C.E. un saldo ancoraggio della prospettiva europea e una preziosa opportunità per acquisire standard comunitari. Proprio la capacità di impegnarsi nella cooperazione regionale è uno dei criteri prioritari presi in considerazione dalla Commissione Europea per misurare i progressi di un Paese nel percorso di avvicinamento all’UE.

Data la sua composizione geografica, promuove inoltre il dialogo tra macro-regioni, con particolare riferimento a quella danubiana, quella adriatico-ionica e a quella baltica. L’Iniziativa opera attraverso una dimensione governativa, una dimensione parlamentare ed una dimensione “Business” (tra le Camere di Commercio), ed i settori di attività includono sviluppo economico (clima, ambiente, energie rinnovabili, supporto alle imprese, turismo, trasporti, agricoltura sostenibile) e umano (formazione delle risorse umane, information society, media, scienza e tecnologia, cooperazione interculturale e tutela delle minoranze, cooperazione transfrontaliera e transnazionale). Le priorità ed i settori di interesse vengono definiti da un piano di azione triennale.

L' Autore - Federica Dadone

Lureata magistrale in Scienze Internazionali - China, India & Middle East presso l'Università degli Studi di Torino. Sono stata vicepresidente della ONLUS Nema Frontiera, che lavorava in Bosnia nel settore del sostegno all'istruzione ed all'attivismo giovanile. Il mio percorso di studi si è concentrato sui Balcani, sul ruolo dei media e degli organismi internazionali nelle guerre degli anni '90. Ho vissuto per un anno a New York dove ho lavorato per una Fondazione culturale.

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