giovedì , 22 febbraio 2018
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Photo © Bundesministerium für Europa, Integ, 2016, www.flickr.com

Kosovo: ancora Thaçi, ancora polemiche

Il 26 febbraio, dopo una convulsa votazione in Parlamento, Hashim Thaçi è stato eletto quarto Presidente del Kosovo. Il suo insediamento sarebbe previsto per il 7 aprile, ma il condizionale è d’obbligo. Il 48enne Ministro degli Esteri ha infatti ottenuto la maggioranza del Parlamento soltanto alla terza votazione, con 71 voti. Nessun voto è andato all’altro candidato in lizza, Rafet Rama, e 10 voti sono risultati non validi.

Il voto parlamentare

Il neoeletto presidente del Kosovo, nel suo primo discorso, ha affermato: “vi garantisco che lavorerò sempre al servizio del nostro Paese, di tutti i cittadini del Kosovo, a favore della legalità e dell’ordine e per favorire il cammino del Kosovo verso l’UE e la NATO”. Thaçi ha ringraziato tutte le forze politiche che hanno votato per lui, compreso il partito della minoranza serba. Una seduta interrotta a più riprese dall’opposizione.

Undici deputati dell’opposizione sono stati espulsi dall’aula dopo che per due volte avevano gettato lacrimogeni, mentre un altro gruppo di deputati ha abbandonato i lavori unendosi alle centinaia di manifestanti che avevano allestito una tendopoli fuori dalle sedi di Governo e Parlamento, avviando una protesta ad oltranza per ottenere le dimissioni dell’esecutivo e le elezioni anticipate.

Illegittimi

È da 7 mesi ormai che il Parlamento kosovaro non riesce a lavorare in tranquillità. L’opposizione ha infatti disturbato costantemente tutte le sedute parlamentari, considerando illegittimo l’esecutivo in carica. Questa considerazione deriva dagli accordi firmati a Bruxelles il 25 agosto 2015 tra Kosovo e Serbia, con la supervisione dell’Alto rappresentante dell’UE Federica Mogherini. Accordi che prevedono l’autonomia di 10 comuni kosovari a maggioranza serba, per un totale di circa 75.000 abitanti (4% del totale) e del 30% del territorio kosovaro.

Questi accordi, firmati dal governo kosovaro con a capo il premier Isa Mustafa e il Ministro degli Esteri Thaçi, sono stati fin da subito contestati dall’opposizione, che ha dalla sua una pronuncia di incostituzionalità emessa dalla Corte costituzionale. Gli accordi non sono stati infatti discussi e votati in Parlamento, e sono stati firmati con uno Stato che non riconosce ancora l’indipendenza del Kosovo. Il Governo ha preteso di continuare a lavorare malgrado queste constatazioni e malgrado le manifestazioni e le proteste avviate dall’opposizione.

La tensione è degenerata in scontri con la polizia, che ha dovuto ricorrere all’utilizzo di idranti per disperdere la folla. La violenza è stata condannata dall’ambasciatore americano, Greg Delawie, che ha sottolineato come sia stato ostacolato il processo democratico. Anche il rappresentante dell’UE, Samuel Zbogar, ha invocato il dialogo tra le parti.

Hashim Thaçi

Accusato diverse volte di corruzione e malaffare, Thaçi è rimasto negli anni una figura ambigua e incerta. Durante la guerra in Kosovo (1998-99), è stato leader dell’esercito di liberazione del Kosovo (UÇK) e presenziò anche ai negoziati di Rambouillet, cui seguirono i bombardamenti NATO su Belgrado. Dopo la guerra, ha continuato il suo percorso politico come capo del partito PDK e come deputato presso il Parlamento kosovaro, ricoprendo dal 2007 al 2014 la carica di premier.

Nel 2008 ha contribuito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo. Durante le elezioni del giugno 2014, il PDK è risultato nuovamente il partito più votato, ma causa coalizione con l’LDK Thaçi ha dovuto abbandonare la poltrona da primo ministro e accontentarsi di quella da Ministro degli Esteri. Sulla sua testa pende anche una pesante accusa per crimini di guerra durante la guerra del 1999 (traffico di organi).

La sua elezione è incostituzionale perché Thaçi è stato eletto nonostante l’assenza di 39 deputati, non tutti assenti giustificati. La Corte Costituzionale ha stabilito invece, nel 2011, che per le elezioni del Presidente è necessaria la presenza in Parlamento di tutti i deputati, eccezion fatta i giustificati. L’art. 86 della Costituzione kosovara prevede poi la necessaria presenza di due o più candidati e già nel 2011 aveva annullato l’elezione di Pacolli, candidato senza opposizione. In questo caso due candidati erano formalmente presenti, ma uno di loro, Rafet Rama, era solo una comparsa. Rama fa infatti parte dello stesso partito di Thaçi e la sua candidatura è stata presentata solo due giorni prima delle elezioni. Lui stesso ha votato per Thaci.

Quella di Thaçi è quindi un’elezione che difficilmente potrebbe sopravvivere ad un ricorso alla Corte Costituzionale. Ma che soprattutto, difficilmente potrebbe avere credibilità interna ed internazionale. Credibilità di cui le istituzioni kosovare hanno invece estremo bisogno.

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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