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Photo © gnuckx, 2009, www.flickr.com

Medio Oriente: a Parigi fanno rumore gli assenti

«Una soluzione a due Stati» è il messaggio lanciato lo scorso 15 gennaio dalle oltre 70 delegazioni internazionali al termine della conferenza di Parigi sul conflitto israelo-palestinese. Le incognite restano però molteplici, una fra tutte l’assenza al tavolo negoziale dei due attori principali, nonché la recente investitura del nuovo presidente americano Donald Trump.

La conferenza

L’iniziativa, fortemente voluta dal presidente francese Francois Hollande, ha visto la partecipazione di figure politiche di spicco come John Kerry, segretario di Stato uscente degli USA, rappresentanti provenienti da tutta l’Unione Europea (Italia compresa, con il Ministro degli Esteri Angelino Alfano) e membri del G20. Tra gli altri anche Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera europea, rappresentati della Lega Araba e l’inviato speciale ONU per il Medio Oriente Nikolay Mladenov.

Tra gli assenti invece proprio i diretti interessati: il leader palestinese Abu Mazen e quello israeliano Benjamin Netanyahu. Hanno pesato anche l’assenza e le recenti dichiarazioni del nuovo presidente della Casa Bianca Trump, che hanno contribuito ad alimentare ulteriormente la tensione. Obiettivo della conferenza – come dichiarato dallo stesso Hollande all’apertura dei lavori – affrontare il decennale conflitto tra israeliani e palestinesi.

I malumori

A Parigi l’area respirata in occasione della Conferenza era tutt’altro che rilassata. Primo fra tutti a esprimere le proprie perplessità Netanyahu, il quale non ha tardato a definire l’incontro «futile» accusando francesi e palestinesi di voler imporre a Israele «condizioni inconciliabili con i suoi interessi nazionali».

Al contrario di Netanyahu, il 15 gennaio il leader palestinese Abu Mazen si trovava proprio nella capitale francese, in una località comunque distante dal luogo dell’incontro internazionale, per non inasprire ulteriormente una situazione già di per sé rovente. Per Abu Mazen la conferenza di Parigi si configurava come «l’ultima occasione per favorire la soluzione a due Stati».

Durante la Conferenza non è poi mancato un chiaro riferimento all’imminente insediamento di Trump alla Casa Bianca (in quei giorni ancora non ufficiale). Nel corso della discussione si è infatti prospettata la possibilità, poi non messa in atto, di inserire un avvertimento a Washington riguardo a eventuali decisioni unilaterali da parte del Paese. La stoccata alle recenti dichiarazioni del neo-presidente USA appare però più che evidente.

L’Unione Europea e la Gran Bretagna

L’UE, attraverso la voce della Mogherini, si è allineata alla posizione presa al termine della Conferenza che si rifà alla risoluzione Onu 2334 dello scorso dicembre. Come noto, quest’ultima chiede al governo di Israele di interrompere le proprie attività negli insediamenti all’interno dei territori palestinesi e a Gerusalemme est, territori così detti occupati, definendo tale occupazione illegittima. Il testo finale dell’incontro vede infatti nella «Soluzione a due Stati» l’unica garanzia di pace duratura volta a favorire la sicurezza e la stabilità nel territorio.

Tra gli oppositori il Regno Unito che non ha sottoscritto la relazione redatta a Parigi. La Gran Bretagna ha infatti espresso non poche perplessità circa l’assenza dei due principali attori al tavolo, sottolineando il rischio che quest’ultima possa aver inasprito ulteriormente i rapporti tra Palestina e Israele.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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