venerdì , 23 febbraio 2018
18comix
Photo © Tony Bowden, 2009, www.flickr.com

Moldavia: alla ricerca di una propria identità

Molto ad est rispetto a Bruxelles e con una situazione politica e sociale sempre più complicata. In Moldavia, infatti, piccolo Paese incastonato tra la Romania e la “contesa” Ucraina, da quasi un anno la classe politica, dal 2009 pro-UE, continua ad alimentare scandali dovuti ad un alto tasso di corruzione e ad un basso rispetto della Costituzione promulgata il 29 luglio del 1994. Negli ultimi mesi, il Paese con il più basso prodotto interno lordo del Continente, continua a far parlare di se quasi esclusivamente per i continui cambi di premier, tutti nominati dal Presidente della Repubblica, Nicolae Timofti, eletto dal Parlamento il 16 maggio 2012 a seguito di un accordo trasversale tra forze “non-comuniste”.

Un passato ingombrante

Il passato della Repubblica di Moldavia è, come in altri casi più noti nell’Est Europa, caratterizzato da molti secoli di influenza culturale e sociale, romana prima e ottomana poi, e, infine, da un lungo periodo di sudditanza politica all’Unione Sovietica. Fino al 27 agosto 1991, data dell’indipendenza da Mosca, l’attuale Repubblica era parte integrante del colosso sovietico da cui dipendeva anche economicamente, intrattenendo poi rapporti strettissimi con la vicina Romania socialista. Questi legami sono ancora oggi parte fondamentale della povera economia del Paese. Chişinău dipende, infatti, per il 75% del proprio fabbisogno nazionale energetico dalla Russia, che vi esporta annualmente grandi quantità di gas, e dalla Romania che con cadenza quasi annuale versa nelle casse del Paese ingenti aiuti di stato necessari alla sussistenza delle istituzioni nazionali.

Soprattutto la Romania, di cui l’attuale Moldavia fu parte dal 1918 al 1940, resta il principale partner del Paese, cui una buona parte della popolazione, vicina ai 4 milioni di abitanti, si sente legata per la cultura e la lingua che, sia pur denominata moldavo dalla Costituzione, è, de facto, romeno. Ulteriore riprova di questa vicinanza si ritrova anche nella legge 21/1991, aggiornata nel 2010 dal Parlamento di Bucarest con cui, in ottemperanza al principio cardine dello jus sanguinis su cui si basa la cittadinanza in Romania, i cittadini di Bulgaria, Ucraina, Serbia e Moldavia, che dimostrino di avere antenati nati o vissuti nel Paese entro la fine della Seconda guerra mondiale, possono fare richiesta di doppia cittadinanza divenendo, tra l’altro, anche cittadini UE.

Politica estera variegata

Sul fronte esterno la Moldavia rappresenta, forse, un unicum dal punto di vista delle relazioni internazionali. Fortemente collegata a Mosca per via della dipendenza energetica, Chişinău non ha perso occasione di partecipare attivamente alla vita della comunità internazionale. La piccola Repubblica orientale è membro delle Nazioni Unite dal 5 febbraio 1992, parte del Consiglio d’Europa, di cui risultava nel 1995 il primo Paese ex sovietico, e stretto collaboratore dell’Unione Europea con cui nel 2014 ha siglato un Accordo di associazione e uno per la liberalizzazione dei visti. Nel 1995 aveva aderito però anche alla Comunità degli Stati indipendenti, cui è seguita poi la nascita dell’Organizzazione per la Democrazia e lo Sviluppo Economico creata in accordo con gli ex alleati sovietici di Georgia, Ucraina e Azerbaigian.

Una politica estera fortemente improntata sull’attivismo, almeno formale, nonostante le limitate capacità economiche e la previsione costituzionale dello status di Paese neutrale che non gli ha impedito, però, già nel 1992, di unirsi al Consiglio per la cooperazione nel Nord-Atlantico avviando una collaborazione, tuttora esistente soprattutto in materia di formazione dei militari, con la NATO sotto la cui guida ha inviato, tra l’altro, un contingente di soldati in Kosovo nel marzo 2014.

A livello interno sembra però regnare la confusione. Mentre infatti i cittadini chiedono più democrazia protestando in piazza contro i costanti e fittizi cambi al vertice, il Paese sembra aver perso la propria identità nazionale, sempre più spinto verso Bruxelles dalla classe dirigente, verso Mosca dalle circostanze economiche e verso Bucarest dal senso di appartenenza socio-culturale animato anche dai movimenti per la riunificazione dei due Paesi. Uno specchio, in pratica, di come l’Est Europa sembri talvolta ancora bloccato in dinamiche più legate alla Guerra fredda che al terzo millennio.

L' Autore - Francesco E. Celentano

Classe 89', dottorando di ricerca in diritto internazionale e dell'Unione europea presso l'Università di Bari. Mi occupo di disastri naturali e regioni polari dal punto di vista giuridico. Già tirocinante presso il Consolato statunitense a Napoli prima e presso l'Organizzazione marittima internazionale poi. Laureato in Giurisprudenza, ho scritto la mia tesi su Consiglio di sicurezza ONU e proliferazione nucleare nel corso di un periodo di ricerca presso l'Ufficio ONU di Ginevra. Appassionato, fin da piccolo, di geopolitica, mi sto specializzando nello studio delle relazioni esterne dell'Unione europea e dell'attività delle Nazioni Unite, con un'attenzione particolare all'area dell'Asia Pacifico. Orgogliosamente ex rappresentante degli studenti ed attuale segretario dell'Associazione dei laureati del mio Ateneo. Twitter: @cesco_cele

Check Also

turchia

Turchia e Balcani: un nuovo impero ottomano?

Negli ultimi mesi l’attività del presidente della repubblica turca Recep Tayyip Erdoğan nei Balcani sembra …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *