giovedì , 19 luglio 2018
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Photo © OSCE Parliamentary Assembly, 2013, www.flickr.com

Montenegro: ancora Đukanović, sempre Đukanović

Le elezioni presidenziali montenegrine hanno registrato il risultato atteso. Milo Đukanović ha infatti ottenuto la vittoria al primo turno delle elezioni, e in virtù dei voti ottenuti non ci sarà una seconda consultazione. Đukanović ha dichiarato che il voto “è la conferma della decisione del Montenegro di proseguire il percorso che lo porterà all’integrazione europea”.

Gli esiti

Mladen Bojanić, candidato indipendente sostenuto sia da partiti europeisti – movimento civico URA, Partito Popolare Socialista e Fronte Democratico – che da forze filo-russe ha ottenuto il 33.40% dei voti. Nonostante l’appoggio di forze trasversali, Bojanić non è riuscito a imporsi sull’eterno Đukanović. Bojanić ha dichiarato che la sconfitta è arrivata da “un uomo che ha catturato lo stato”, ponendo l’accento sul rapporto quasi simbiotico tra la figura di Đukanović e le istituzioni montenegrine.

Il terzo candidato, Draginja Vuksanović, ha invece ottenuto soltanto l’8.2% delle preferenze. La sua candidatura, tuttavia, è stata un segnale forte per la politica nazionale. Vuksanović è stata infatti la prima donna candidata alle elezioni presidenziali montenegrine, mettendo in crisi, con la sua candidatura, il sistema fortemente patriarcale della vita politica di Podgorica. Il candidato filorusso Marko Milačić ha invece raccolto soltanto il 2.81% dei voti.

Quasi trent’anni di lui

Eletto per la prima volta Primo Ministro quando Podgorica era ancora parte di una Jugoslavia ormai sull’orlo del disastro, Đukanović aveva annunciato più volte il ritiro dalla vita politica, su cui ha però sempre mantenuto uno stretto controllo. La decisione di candidarsi come presidente del Paese, quando nel 2016 aveva un’altra volta annunciato il suo ritiro dalla politica, è un segnale di come in Montenegro niente possa cambiare.

L’epopea politica di Đukanović lo ha visto abbracciare le più disparate ideologie politiche: da strenuo difensore della Jugoslavia al fianco di Slobodan a leader orientato all’integrazione euro-atlantica. Serbo e fervente indipendentista, Đukanović ha saputo trasformarsi in ogni contesto che ha dovuto affrontare. Il fine ultimo è sempre stato il mantenimento del potere. La storia politica di Đukanović è stata anche intrecciata con l’Italia. Nel 2003 il leader montenegrino era stato indagato per un ingente contrabbando di sigarette tra i due Paesi. L’accusa cadde nel 2009, lasciando tuttavia un’aura di sospetto sulla sua figura e sul Paese che rappresentava.

Un esito previsto

La rielezione di Đukanović appariva scontata fin dalla sua decisione di scendere nuovamente in campo. Questo non solo per l’appeal che il suo partito ha sulla popolazione, ma anche per la sua stessa immagine. Đukanović è infatti considerato come il “padre” del Montenegro, colui che più di tutti si è rivelato in grado di guidare il Paese durante le profonde trasformazioni degli anni Novanta, con il collasso del blocco orientale e le guerre che hanno infiammato la ex Jugoslavia.

Non mancano però i lati controversi. L’organizzazione Freedom House, il cui scopo è valutare l’effettiva libertà dei vari Stati del mondo, considera il Montenegro come un Paese parzialmente libero. Dalla sua nascita ha implementato delle politiche efficaci per garantire un livello più alto di libertà dell’informazione, diritti umani e libertà civili. L’Economist, nel suo Democracy Index, sostiene che il Montenegro sia un “regime ibrido” nell’analizzare il funzionamento delle sue istituzioni democratiche. Il dato è costantemente in calo e la figura di Đukanović non aiuta a migliorare l’opinione della comunità internazionale nei confronti del Paese.

L’alternanza politica, ossia l’avvicendamento tra diverse formazioni politiche al governo di uno Stato, è considerato come uno dei principi fondanti le democrazie. Questo, in Montenegro, è sempre venuto meno, nonostante il Paese sia ormai anche formalmente un alleato dell’Occidente, in virtù della recente adesione alla NATO. Un’adesione che difficilmente poteva aver luogo senza Milo Đukanović al comando.

L' Autore - Edoardo Corradi

Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e attualmente studente al corso magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione a Genova, mi occupo da anni di Balcani, Europa centrale e orientale. Ho vissuto un anno a Wrocław, Polonia, e ho collaborato con numerose rivistetra le quali East Journal. Ho all'attivo anche pubblicazioni su riviste scientifiche tra cui la Balkan Social Science Review e Political Studies Review.

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