lunedì , 19 febbraio 2018
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Unione Eurasiatica: l’alternativa russa all’Unione Europea

In concomitanza col terzo summit del Partenariato Orientale e all’indomani della decisione dell’Ucraina di sospendere i negoziati per la firma dell’accordo di associazione (AA) con l’Unione Europea prevista proprio in questi giorni, non può che ridestarsi da parte dei delusi osservatori europei l’interesse per l’Unione Eurasiatica. L’annuncio di Kiev, improvviso seppur da taluni non ingenui già paventato, riporta l’attenzione sul progetto di unione che, proprio ai confini dell’Unione Europea, dovrebbe riunire in una nuova struttura organizzativa, fondamentalmente ricalcata sull’esempio della stessa UE, gli stati dell’ex URSS.

L’inatteso allontanamento dell’Ucraina dal vicino europeo ha sollevato immediati e forti dubbi circa la possibilità che a questo allontanamento corrisponda un avvicinamento di Kiev a Mosca, da concretizzarsi tramite la disponibilità di Kiev ad aderire all’Unione Eurasiatica. L’organizzazione, fortemente voluta dal Presidente russo Putin, è nata da un’idea lanciata nel 1994 dal Presidente kazako Nazarbaev. Di fatto, l’Unione che dovrebbe prendere vita nel 2015 ha le sue radici in un accordo firmato nel 2011 tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan. Ad oggi, infatti, un’unione doganale esistente tra questi tre Paesi costituisce il primo passo verso la costituzione di quell’unione che dovrebbe arrivare a riunire all’interno dei suoi confini Armenia, Azerbaijan, Turkmenistan, Tagikistan, Kyrgyzistan, Moldova, Georgia e, magari, Ucraina.

Mentre Armenia, Tagikistan e Kyrgyzistan hanno già espresso la loro intenzione di aderire quanto prima all’unione doganale, la Georgia, in ragione di storici conflitti che vedono tensioni continue seppur intermittenti tra i due Paesi, mantiene un atteggiamento solo vagamente possibilista. In una recente intervista l’ormai ex-Primo Ministro georgiano Ivanishvili ha dichiarato che se tale unione recherà vantaggi al suo Paese, ne seguirà di certo l’adesione: tuttavia la Georgia guarda in realtà principalmente all’Europa, allineandosi dunque sulla stessa posizione ormai da tempo assunta da Kiev.

Infatti, nonostante gli ultimi sviluppi dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, la posizione dell’Ucraina relativamente all’adesione all’unione doganale e quindi all’Unione Eurasiatica è sempre stata parecchio chiara. Ancora il mese scorso Andriy Olefirov, Vice Ministro degli Esteri dell’Ucraina, ribadiva l’interesse prioritario dell’Ucraina ad avvicinarsi all’UE come strumento più idoneo a migliorare la propria situazione economica. Nella stessa intervista, il Vice Ministro sottolineava come l’eventuale firma dell’AA fosse di certo attualmente molto più vantaggiosa dell’adesione all’unione doganale coi vicini orientali.

D’altronde, dopo la decisione della sospensione dei negoziati, il Primo Ministro Azarov ha rassicurato i più dubbiosi dichiarando che la momentanea sospensione della firma non ha nulla a che vedere con l’eventualità che Kiev possa entrare a far parte dell’Unione Eurasiatica. Attualmente, l’Ucraina è un membro osservatore di tale Unione, cosa ben diversa, come ha sottolineato l’ambasciatore russo all’UE Chizhov, dalla completa membership. È, d’altro canto, evidente che le due Unioni si escludono a vicenda, non potendo quindi l’Ucraina appartenere simultaneamente a quella Europea e a quella Eurasiatica. Resta, tuttavia, il timore che l’Ucraina possa alla fine tradire il partner europeo. 

In effetti, al di là della diatriba specifica relativa al caso Tymošenko che ha investito direttamente i rapporti tra Ucraina e Unione Europea alla vigilia della firma dell’AA, vi sono probabilmente diverse e più complesse questioni che conducono tuttora il Presidente Janukovyč ad adottare una tattica attendista nei confronti dell’UEI rapporti con la Russia, infatti, non possono essere liquidati dall’oggi al domani. Tre sono le principali questioni che di certo il governo ucraino deve valutare: il delicato tema dell’approvvigionamento energetico; una parte non irrilevante della popolazione ucraina (nella zona orientale del Paese) piuttosto russofila; infine, l’utilizzo da parte della Russia della politica commerciale come arma di ricatto. Mosca che dopo aver da tempo bandito il vino georgiano, ha più di recente bandito quello moldavo, vieta ora le importazioni del cioccolato ucraino. “Velenoso? No, almeno non ancora”, ha riso l’ambasciatore Chizhov.

Nell’immagine un incontro al Cremlino, nel 2000, tra il Presidente khazako Nursultan Nazarbayev e quello russo Vladimir Putin (photo: Wikimedia Commons)

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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4 comments

  1. che la UE non interessi più alla turchia è un dato di fatto. L’Armenia è in conflitto con l’azerbaijian, paese che foraggia in modo vergognoso i politici occidentali in modo che questi non vedano l’arroganza dittatoriale di Aliev .
    Che poi la Bonino ex radicale, abbandoni le battaglie civili per vendere l’italia al dittatore azero mi fa pensare che siamo tutti in vendita al miglior offrerente

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