lunedì , 19 febbraio 2018
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Verso il Vertice di Vilnius: uno sguardo alla Bielorussia

Pochi sanno che nel cuore geografico del continente resiste imperterrito un dittatore dagli occhi di ghiaccio, che non ha mai digerito lo scioglimento dell’Unione Sovietica: Aleksandr Lukašenko, padre-padrone della Bielorussia dal 1991. Noto in Italia per essere un caro amico di Berlusconi, Lukashenko governa la nazione con pugno di ferro. Una delle ragioni di una così lunga permanenza al potere va ricercata nel feeling che lega il rude Aleksandr all’esercito: gli stanziamenti relativamente generosi che riserva alle pur non modernissime forze armate permettono all’ “ultimo dittatore d’Europa” di spazzare le litigiose opposizioni con facilità e di ricordare agli ambiziosi vicini appartenenti all’Unione Europea (Polonia e Lituania) che lui non ha alcuna intenzione di retrocedere.

Tuttavia, spiegare il fenomeno Lukašenko da un punto di vista puramente militare non sarebbe corretto: l’uomo di ghiaccio di Minsk ha un solido consenso nella classe lavoratrice bielorussa, che vede in lui un alfiere del “socialismo dal volto umano”. Lukašenko infatti, fin dalle elezioni del 1994 (le successive sono somigliate più che altro a plebisciti), ha confermato la sua visione di società: la Bielorussia non avrebbe fatto come le altre repubbliche ex-sovietiche, non si sarebbe incamminata sulla strada del capitalismo e dell’adesione all’Unione Europea. Una sua celebre citazione recita:

“Qui si parte dal fatto che la mentalità, le tradizioni e lo stile di vita delle persone non possono essere modificate durante la notte. Non può essere possibile gettare le persone non preparate nell’abisso del mercato.”

L’abile retorica di Lukašenko faceva breccia in una società ancora impaurita: il crollo dell’URSS aveva fatto contrarre l’economia nel triennio 1991-94 di quasi 40 punti percentuali e la madrepatria Russia precipitava nel caos post-Gorbačëv: alcolismo di massa e “privatizzazioni selvagge”. In un contesto così pericolante, in cui il libero mercato per gran parte delle persone significava solo confusione e disprezzo delle regole, Lukašenko ha avuto gioco facile ad imporre il suo “socialismo di mercato”: l’unica via per salvarsi dalla crisi era un forte Stato accentratore che si occupasse della pianificazione, con a fianco un settore privato “controllabile” e un sistema bancario nazionalizzato.

gdp-per-capita-pppLa sua ricetta autarchica, numeri alla mano, ha discretamente funzionato: la Bielorussia, dopo il caos di inizio anni Novanta, si è risollevata con tempi non dissimili da quelli dei vicini “filo-occidentali” e anche l’impatto della crisi mondiale del 2008-09 è stato contenuto. L’evoluzione ascendente del PIL pro-capite negli ultimi anni due decenni è sicuramente stupefacente e poco sottolineata nel resto d’Europa. Questo è avvenuto anche perché l’integrazione di Minsk con l’economia mondiale – fatta salva l’eccezione della Russia e di alcuni Paesi centroasiatici come il Kazakhstan – è minima e Lukašenko difende la base industriale del Paese in maniera vigorosa. Gran parte del PIL bielorusso proviene proprio dall’avanzato settore siderurgico e dall’expertise che i bielorussi hanno sviluppato nel campo dei mezzi di trasporto di carburante e di raffinazione.

Anche sul piano delle relazioni internazionali, Minsk ha corteggiato tutti gli storici nemici degli Stati Uniti: i rapporti con la Siria di Bashar el Assad, così come con l’Iran, sono ottimi e in via di miglioramento anche quelli con la Cina. Una nuova “cortina di ferro” è invece scesa tra la Bielorussia e l’Unione Europea. Fin dal 2008, l’UE ha avviato un programma di sanzioni contro aziende e singoli politici bielorussi, recentemente confermato. Tali sanzioni sono state definite sostanzialmente inutili dalla stessa opposizione al regime, che le considera anzi un formidabile propellente per il dittatore, che può presentarsi come una vittima dell’Europa asservita agli interessi americani.

E’ evidente che l’Eastern Partnership di Vilnius dalle parti di Minsk non sarà presa bene: con tutta probabilità Lukašenko si allineerà alle non ben precisate “misure di ritorsione” che Mosca avrebbe intenzione di attuare contro i Paesi (in primis Ucraina e Moldavia) che aderiranno all’intesa commerciale con l’UE. La tensione tra Mosca e le cancellerie europee è lo scenario che Lukašenko predilige per mantenere intatto lo status quo, e sia l’Europa che la Russia sembrano piuttosto desiderose di voler ripetere ancora una volta una riedizione, a dir la verità stucchevole, della Guerra Fredda.

In foto l’ultima immagine di Lukashenko disponibile presso la Commissione Europea: l’incontro con l’allora Presidente della CE Jacques Santer nel 1995 (Foto: European Commission)

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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One comment

  1. Non è di certo la Bielorussia che ha posto dannose sanzioni, caldeggiato l’isolamento di quello o quel paese dell’UE o finanziato movimenti d’opposizione filonazisti (la bandiera usata dall’opposizione oltre ad essere quella della Repubblica Popolare Bielorussa, è anche quella della Rada centrale Bielorussa, ossia il governo fantoccio installato dai nazisti) o perlomeno fortemente nazionalisti e spesso con tendenze eversive. Insomma l’ostilità è pressoché stata sempre unilaterale, la Bielorussia si è limitata a rispondere come farebbe qualsiasi stato sovrano. Infine ritratterei le affermazioni sul modello “autarchico” visto che la Bielorussia persegue da anni l’obbiettivo di inserirsi nel mercato internazionale e viene ostacolata (appunto attraverso le sanzioni e l’isolamento diplomatico) da USA e UE che non fanno altro che spingere (mi sembra abbastanza logico) la Bielorussia tra le braccia della Russia, Paese con cui certamente ha più affinità, rispetto a quanto avvenga con i Paesi dell’Europa Occidentale per motivi storico-culturali abbastanza ovvi. Nonostante gli ostacoli posti dall’UE all’economia bielorussa oggi stati come Germania e Italia sono tra i maggiori partner di questo piccolo Paese, basti pensare che “L’Italia fa parte dei paesi più presenti in Bielorussia per il numero delle società miste e imprese a partecipazione straniera. Attualmente sono 185 le imprese in cui partecipa il capitale italiano, tra cui 114 società miste e 71 quelle controllate al 100 % dal capitale italiano” ************… altro che autarchia. **************************************.
    PS la spesa militare in Bielorussia è stata in costante discesa dall’anno dell’elezioni di Lukashenko (1994) al 2001, in cui si registra un aumento per via delle necessarie spese di ammodernamento. ************************************

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