lunedì , 19 febbraio 2018
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Verso il vertice di Vilnius: uno sguardo all’Azerbaijan

Storico interlocutore euro-atlantico nel Caucaso meridionale, l’Azerbaijan sembra oggi decisamente proiettato verso crescenti legami con la sfera europea. Ne è un esempio la sua crescente partecipazione ad eventi culturali di natura europea, quali l’Eurovision Song Contest, manifestazione musicale organizzata dall’Unione Europea di Radiodiffusione, ospitata a Baku nell’edizione del 2012. E non è certo un caso se i primi Giochi Olimpici Europei si terranno proprio nel territorio azero, nell’estate del 2015.

Per quanto riguarda la situazione politica, l’Azerbaijan ha di recente visto crescere vertiginosamente il proprio peso nello scenario internazionale e, in particolare, nelle relazioni con l’Occidente. Un peso dettato non solo dalle ingenti risorse di petrolio e gas di cui il Paese dispone, ma anche dal ruolo che sta avendo nella lotta al terrorismo internazionale dopo gli eventi dell’11 settembre, dove è diventato interlocutore privilegiato per Washington ed ottimo canale per il contenimento dell’Iran. Indipendente dal 1991, l’Azerbaijan è oggi un Paese ricco e politicamente stabile malgrado sia ancora lontano dagli standard democratici di cui l’Unione Europea si fa portavoce. Lo hanno dimostrato, da ultimo, le elezioni presidenziali dello scorso ottobre, aspramente criticate, in primis, dagli osservatori internazionali e dall’OSCE.

L’esito, scontato, ha visto la riconferma per un terzo mandato del Presidente Ilham Aliyev, succeduto nella carica al padre nel 2003. Aliyev rappresenta per i suoi connazionali il simbolo della resurrezione del Paese dalle ceneri lasciate dalla dissoluzione dell’URSS. Con lui, in 10 anni, l’Azerbaijan è arrivato a ritmi di crescita elevatissimi. Basti pensare alle riserve in oro, sufficienti da sole a garantirne la sopravvivenza per ben 3 anni, o alla disoccupazione all’1%, che farebbe festeggiare qualunque Paese occidentale. La politica di Aliyev, strettamente connessa all’esportazione del petrolio tramite la State Oil Company of Azerbaijan Republic (SOCAR), ha dimostrato lungimiranza nell’investire i proventi del petrolio in altri settori dell’economia, favorendo la sostenibilità della crescita del Paese.

Ad oggi le relazioni con l’UE sono inquadrate nell’Accordo di Partnership e Cooperazione del 1999 e dal Piano d’Azione del 2006. Quest’ultimo dimostra il grande interesse geopolitico che l’UE nutre verso il territorio azero ed il ruolo centrale occupato dalla cooperazione in materia di sicurezza ed energia. La conclusione dell’Accordo di Associazione UE-Azerbaijan potrebbe risultare quindi un passo decisivo per rafforzare tale cooperazione. E non solo per l’UE.

Il raggiungimento dell’accordo assicurerebbe all’Azerbaijan una crescita degli interscambi commerciali, fondamentale per un Paese così sbilanciato verso l’export, ma soprattutto la possibilità di incrementare l’esportazione di gas naturale che rimane ancora un potenziale sfruttato solo marginalmente. Questo circolo virtuoso permetterebbe di mantenere gli alti ritmi di crescita e la stabilità politica, attirando sempre più ingenti capitali esteri re-investibili nei settori non petroliferi. Per l’UE, dall’altro lato, si tratterebbe di un tassello strategico verso la diversificazione energetica. La possibile apertura del corridoio energetico azero diminuirebbe per l’UE la dipendenza da Mosca e permetterebbe un abbassamento del costo dell’energia, precondizione necessaria per il rilancio della competitività europea.

Numerose sono però le variabili ancora in gioco. Innanzitutto il rischio rappresentato dall’eccessiva dipendenza della rotta petrolifera azera dai rapporti con i suoi vicini, Georgia e Russia in particolare. Basti ricordare la chiusura dell’asse di esportazione Baku-Tblisi-Ceyhan, che instrada la quasi totalità delle esportazioni petrolifere azere, nel corso del conflitto russo-georgiano del 2008. Oppure i difficili rapporti con la Turchia, rea di un tentativo di riavvicinamento diplomatico con l’Armenia e che sembrerebbe voler far valere il suo diritto di ri-esportare il gas azero verso l’UE, anziché ricevere da Baku un semplice pagamento per il transito. Ed infine le sempre difficili relazioni con Mosca che tende a far sentire la sua presenza in tutti i campi, come dimostrato dalla recente competizione per l’acquisto di DEPA (Dimosia Epichirisi Paroxis Aeriou), compagnia pubblica greca impegnata nel trasporto e distribuzione del gas naturale che il governo greco mirava a privatizzare, salvo poi ritirare la posta in gioco.

Per non dimenticare, infine, le ingloriose accuse di boicottaggio ricevute dopo la finale dell’Eurovision Song Contest di Baku, dove la Russia mancò il gradino più alto del podio. Lo scenario rimane decisamente variopinto e l’attesa, in vista delle decisioni del prossimo Vertice di Vilnius, aumenta.

Nell’immagine, la bandiera dell’Azerbaijan che sventola a Piazza della Bandiera, Baku (photo: Wikimedia Commons).

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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