martedì , 20 febbraio 2018
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Photo @ Presidencia de la República Mexicana, 2013, www.flickr.com

Peres: addio di Israele al leader più longevo

Il 28 settembre scorso, all’età di novantatré anni, è scomparso uno dei politici più longevi che la storia moderna ricordi. Difficile dire se sia scomparso uno dei politici internazionali di maggior rilievo della scena politica internazionale, definirlo ex Presidente o il Primo Ministro dello Stato di Israele, o ancora considerarlo un falco o una colomba. Di sicuro è scomparso uno dei Premi Nobel per la pace più discussi della storia.

Figura complessa

È difficile anche credere che un unico uomo possa essere stato tutto questo, aver ricoperto un insieme così variegato di incarichi e di etichette, talvolta anche contraddittorie. La complessità della sua figura è però direttamente proporzionale a quella del Paese di appartenenza (non di nascita essendo Peres nato in una località attualmente bielorussa, all’epoca, nel 1923, polacca) e al periodo storico in cui ne è stato capo politico.

Se i giudizi sul suo operato sono di diverso tipo, unanime è il riconoscimento della sua importanza. Lo dimostra la presenza, in occasione dell’ultimo saluto, di tutto il mondo politico internazionale.

Il saluto dell’Occidente

Chiara la posizione dell’Unione Europea, che tramite una dichiarazione congiunta dei Presidenti della Commissione Juncker e del Consiglio Europeo Tusk ha annunciato che «con la morte dell’ex presidente israeliano Shimon Peres il mondo ha perso un vero campione di pace». Sulla stessa scia si pongono le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama che si è spinto ad affermare che «Shimon ha forgiato la storia di Israele e ha mostrato che il cuore dell’ideale sionista sono la giustizia e la speranza».

Molti dunque i leader che in questi giorni hanno definito Peres “l’uomo della pace”. Il Nobel per la Pace, che ha inevitabilmente segnato il punto più alto della carriera politica di Peres, gli era stato consegnato nel 1994 insieme al Primo Ministro ebraico Yitzhak Rabin e al leader palestinese Yasser Arafat. Premio conferitogli dopo i famosi Accordi di Oslo del 1993, che diedero per un periodo l’illusione che la risoluzione del conflitto arabo-israeliano fosse vicina.

Peres e la pace

Il legame tra la figura di Peres e l’agognata, ma purtroppo ancora non raggiunta, pace nella regione mediorientale è stato il fulcro delle parole di commiato dei maggiori leader presenti, ma anche delle aspre critiche rivoltegli da più parti. Il nome di Peres infatti, soprattutto all’inizio della sua carriera politica, è legato all’appellativo di falco, ai bombardamenti israeliani del villaggio libanese di Qana (quando era Ministro della Difesa) nonché alla detenzione di un arsenale atomico da parte dello Stato di Israele.

Critiche che comunque non hanno prevalso sul ricordo del messaggio di pace lasciato da Peres in una regione talmente cruciale da essere chiave di cambiamento ed equilibrio a livello mondiale. Al tal proposito l’attuale Primo Ministro israeliano Netanyahu, nell’orazione funebre ha dichiarato che Peres «è stato un grande uomo di Israele, un grande uomo del mondo. Israele è in lutto per lui, il mondo è in lutto per lui, ma noi troviamo conforto in ciò che ci ha lasciato, e così fa il mondo intero».

Ha anche aggiunto però, come a voler ricordare per un’ultima volta la complessità di Peres uomo e della sua eredità politica, che «la forza è solo un mezzo, ma il fine è la pace».

L' Autore - Francesca Grossi

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Roma Tre. Attualmente sto conseguendo un Master di II livello con focus specifico sull'Unione Europea presso l'Università LUISS Guido Carli. L'attenzione per la politica internazionale ed europea si lega in modo imprescindibile con l'interesse per l'informazione, di cui mi nutro in maniera quasi ossessiva.Felice, quindi, di poter coniugare queste mie passioni grazie all'occasione che mi è stata concessa da Europae.

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