martedì , 14 agosto 2018
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Photo © irishmexi, 2010, www.flickr.com

Russia e Siria: Putin e un legame datato

Le origini delle relazioni tra Russia e Siria sono lontane, e risalgono ad un contesto storico molto diverso da quello moderno, che però dimostra una coerenza nella politica estera russa probabilmente unica al mondo. La Russia ha ricercato uno sbocco nel Mediterraneo sin dal tempo degli Zar, quando l’espansione territoriale dell’Impero gli permetteva di controllare il Mar Baltico ma non di avere uno sbocco nel Mediterraneo.

La Russia imperiale

Con Pietro il Grande, prima Zar e poi Imperatore di Russia dal 1672 al 1725, la Russia decise di dotarsi di una potente flotta da guerra, così da poter estendere la propria influenza politica e commerciale anche nel Mar Mediterraneo. La Russia, infatti, aveva bisogno di accedere ai “mari caldi” prima di tutto perché i mari dell’Europa settentrionale d’inverno ghiacciano, rendendo il commercio estremamente complesso, e poi per mantenere il ruolo di grande potenza che la Russia ha sempre voluto giocare. Per questi motivi e per decidere delle sorti di territori grandi come l’attuale Ucraina o Polonia, era necessario una costante proiezione verso l’esterno, preferibilmente attraverso un forte strumento militare.

Il primo passo concreto verso tale obiettivo fu la conquista dell’Ucraina e della Crimea tra il 1764 e il 1784, con l’espansione della propria area di influenza lungo le rive del Mar Nero ed il contestuale peggioramento dei rapporti con l’Impero Ottomano. In seguito alla conquista della Crimea, nacque la temuta “Flotta del Mar Nero”, fortemente voluta dal principe Grigorij Aleksandrovič Potëmkin e con sede a Sebastopoli .

I Dardanelli

Per i duecento anni successivi ogni singolo Zar tentò di aprirsi uno sbocco ai mari caldi sia con la forza, combattendo in numerose occasioni con l’Impero Ottomano (come nel 1877-1878), sia con la diplomazia, e cioè attraverso una revisione delle norme che regolavano la navigazione dello stretto dei Dardanelli e del Bosforo. La cosiddetta “questione degli Stretti”, infatti, è stata per decenni una complessa diatriba diplomatica che ha visto Gran Bretagna e Francia – decise, seppur se motivi molto differenti, ad impedire l’accesso agli stretti alle navi russe – contrapposte all’Impero Russo. Mosca, dal canto suo, voleva invece approfittare della decadenza ottomana per aprirsi la strada verso il Mediterraneo.

Dopo una serie di conferenze e scontri militari, la navigazione degli Stretti venne definitivamente regolata dal Trattato di Montreux del 1936. Una Convenzione che, di fatto, non favoriva la politica estera Russa, limitando sia la navigazione commerciale che a quella militare. Stalin tentò di modificare la situazione numerose volte durante e dopo la II^ GM, e proprio l’attivismo sovietico presso Ankara fu una delle cause scatenanti della Guerra Fredda.

L’indipendenza siriana

In questa fase storica nacquero i primi rapporti tra Russia e Siria. Stalin, infatti, non riuscendo ad aprire gli Stretti alle navi sovietiche, decise di approfittare del processo di decolonizzazione. La Siria, infatti, nel febbraio del 1946 firmò un accordo segreto con l’URSS e pochi mesi dopo, aprile, divenne indipendente dalla Francia. L’accordo prevedeva il supporto siriano all’URSS in cambio del supporto alla costruzione del nuovo esercito siriano. Gli eventi successivi rafforzarono l’alleanza: prima il patto di Baghdad del 1955 tra Iran, Iraq, Pakistan, Turchia e Gran Bretagna, percepito come fortemente anti-siriano, e poi la crisi di Suez del 1956, dalla quale l’URSS uscirà rafforzata, contribuirono a rendere la Siria lo sbocco sovietico al Mar Mediterraneo.

La vera svolta arrivò però nel 1966, quando un colpo di stato in Siria cambiò gli equilibri politici interni. Dopo un periodo di forte instabilità, nel 1970, un nuovo golpe portò al potere un giovane membro del Baath: Hafez al-Assad, padre dell’attuale Presidente Bashar al-Assad. Hafez voleva rafforzare e legittimare il proprio regime e decise nel 1971 di siglare un nuovo accordo con l’URSS: la Siria avrebbe concesso in leasing all’Unione Sovietica l’impianto navale di Tartus, città siriana non lontana dal confine con il Libano. Da questo momento l’URSS (poi Russia) ha sempre mantenuto una presenza a Tartus, anche dopo la fine della guerra fredda. Malgrado lo smantellamento di parte dell’immensa marina sovietica, la Federazione Russa decise di spostare alcune unità della flotta del Mar Nero a Tartus, in cambio, ovviamente, di ingenti rifornimenti militari.

Un legame che si dimostra ancora vivo, tanto che la presenza russa a Tartus sembra ormai l’unico solido appoggio su cui il Presidente Assad possa contare. Un appoggio che Putin, sin dall’inizio della guerra civile siriana, non ha mai contraddetto, e che nei giorni scorsi sembra si stia ulteriormente rafforzando.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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