giovedì , 16 agosto 2018
18comix
Nell'immagini, le Isole Curili (Photo @ Peter, 2013, www.flickr.com)

Russia e Giappone: cenni d’intesa tra Putin e Abe

L’inizio del mese ha coinciso con l’apertura, nella città russa di Vladivostok, della seconda edizione del Forum Economico Orientale (Eastern Economic Forum, EEF), meeting la cui appartenenza geografica è legata appunto all’area orientale del globo, ma la cui rilevanza, soprattutto in questa seconda edizione, è potenzialmente di tipo globale.

L’obiettivo principale del Forum era quello di ridiscutere la posizione della Russia nell’Asia orientale e di sancire nuove opportunità di cooperazione tra i Paesi di quest’area, aprendo ulteriori possibili canali di investimento. La tempistica del meeting ha accentuato l’importanza di questo incontro. Nei giorni immediatamente successivi, infatti, si è tenuto il G20 di Hangzhou, in Cina, ampliando ancora di più la sensazione che le politiche economiche mondiali siano legate in modo imprescindibile alla parte orientale della sfera terrestre.

Putin e Abe

Il Forum Economico Orientale comunque, si è garantito il rilievo a livello internazionale non solo per le tematiche trattate ma, anche e soprattutto, per l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin ed il primo ministro giapponese Shinzo Abe.

L’incontro tra i due leader, inizialmente di tipo bilaterale e successivamente esteso alle diverse delegazioni, ha segnato importanti possibilità di convergenza per i due Paesi su alcune tematiche, una su tutte l’annosa questione delle Isole Curili, non risolta ma comunque affrontata apertamente in questa occasione.

Passi avanti per l’economia

I risultati sostanziali più importanti dell’incontro si sono comunque avuti nel settore diplomatico. Al di là degli accordi sulle tematiche più strettamente legate all’area orientale infatti, il risalto globale è stato garantito dal fatto che due leader diversi, di due Paesi profondamente differenti (spesso costretti ad una convivenza difficile e che, in passato, hanno vissuto momenti di alta conflittualità), siano apparsi in sintonia su parecchie questioni.

La sintonia tra questi due leader, malgrado sia stata accolta indubbiamente come una notizia di buon auspicio ai fini di un equilibrio pacifico mondiale, può avere comunque effetti che nessuno dei leader mondiali può sottovalutare. Ancora meno tale sintonia può essere sottovalutata se il cardine dell’accordo è l’economia, fulcro delle relazioni internazionali e degli equilibri geopolitici degli ultimi decenni.

Oriente e Occidente

Se da una parte il mondo occidentale infatti può congratularsi con quello orientale per i tentativi di armonizzazione sul versante economico, dall’altro non può non essere, se non spaventato, quantomeno destabilizzato dal paragone con ciò che avviene nella propria area geografica. Gli accordi economici occidentali, seppure considerati da molti più solidi di quelli della controparte orientale, stentano infatti a fare ulteriori passi avanti. L’esempio più lampante è il fallito, o quantomeno ad oggi considerato tale, accordo economico tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) era considerato all’unanimità il tentativo di creare il più inclusivo accordo economico mai esistito, tra i due sistemi economici più grandi su scala mondiale, quello americano e quello europeo. Il Trattato, dopo essere stato sottoposto a critiche feroci da parte dell’opinione pubblica dei Paesi coinvolti (soprattutto sul versante europeo, dove son state raccolte circa tre milioni e mezzo di firme contrarie, tramite lo strumento del diritto di iniziativa), è fallito a causa del sostanziale disaccordo delle parti.

L’Unione Europea, e la Commissione Europea in particolare, è stata critica nei confronti del partner statunitense, a causa delle rigidità su materie di importanza imprescindibile come la trasparenza dell’accordo stesso. Gli Stati Uniti dal canto loro, si sono dimostrati distratti dalle vicende elettorali ed i due candidati, seppure con le grandi differenze che li contraddistinguono, non hanno mostrato entusiasmo verso un progetto così impegnato con l’Unione Europea, il cui futuro, soprattutto dopo l’esito del referendum per la Brexit, negli USA appare sempre più incerto.

L' Autore - Francesca Grossi

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Roma Tre. Attualmente sto conseguendo un Master di II livello con focus specifico sull'Unione Europea presso l'Università LUISS Guido Carli. L'attenzione per la politica internazionale ed europea si lega in modo imprescindibile con l'interesse per l'informazione, di cui mi nutro in maniera quasi ossessiva.Felice, quindi, di poter coniugare queste mie passioni grazie all'occasione che mi è stata concessa da Europae.

Check Also

Montenegro: ancora Đukanović, sempre Đukanović

Le elezioni presidenziali montenegrine hanno registrato il risultato atteso. Milo Đukanović ha infatti ottenuto la …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *