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Airbus A400M Atlas: un’occasione persa per l’Italia

Lo scorso 12 maggio il consorzio europeo Airbus ha consegnato alla Turchia il primo A400M Atlas, un quadrimotore turboelica da trasporto militare tattico e strategico ad ala alta. Il progetto ha visto la partecipazione di Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Spagna, Turchia e Regno Unito. Questi Stati hanno aderito a un programma comune per l’acquisto di 174 velivoli. In occasione del cerimoniale per la consegna del velivolo avvenuta presso la base militare di Erkilet, nella regione dell’Anatolia centrale, il Presidente della Repubblica turca ha dichiarato: “la Turchia sta continuando la sua politica di consolidamento delle forze armate per far fronte alle sfide regionali”. Ha poi aggiunto: “il Paese si trova in una regione burrascosa. Non ci sono dubbi che i governanti siano determinati a intensificare la capacità di deterrenza delle forze armate”.

Di fronte all’attuale congiuntura internazionale, la consegna del primo A400M Atlas lascia l’Italia con l’amaro in bocca. In una fase in cui la crisi in Ucraina rievoca una fase storica non del tutto passata, un primo passo verso l’indipendenza tattico-strategica dell’Europa dall’alleato americano avrebbe permesso di evitare di cadere nella retorica della Guerra Fredda. Un’Europa più indipendente dal punto di vista militare avrebbe di certo attutito i contraccolpi di quanti vedono nel surriscaldarsi delle relazioni con Mosca un ritorno al passato, con relativa subordinazione dell’UE alle scelte di Washington.

Corsi e ricorsi storici. Fino al 2001, l’Italia ha sempre accettato  in maniera quasi acritica ogni iniziativa europea. Solo con il secondo governo Berlusconi è iniziata una fase di contestazione dell’operato UE e un più solido avvicinamento agli Stati Uniti. Il motivo scatenante della prima contesa tra Roma e Bruxelles è da ricercarsi proprio nel progetto del velivolo militare Airbus A400M Atlas. Renato Ruggiero, all’epoca Ministro degli Esteri, era chiaramente a favore del coinvolgimento italiano nel progetto, ma dovette scontrarsi con l’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che non faceva certo mistero della sua contrarietà. A sostegno della posizione di Tremonti anche l’ex Ministro della Difesa Antonio Martino, che era contrario all’Airbus targato UE.

Non si può sapere in quale misura gli Stati Uniti abbiano condizionato le scelte dell’esecutivo italiano. Quello che è certo è che la questione Airbus ha aperto il primo vero dibattito su come l’Italia avrebbe potuto servire al meglio il proprio interesse nazionale nell’ambito delle sue relazioni con l’UE, non solo in termini economico-finanziari, ma anche in termini di sicurezza e difesa. L’assenza dal progetto A400M si è tradotta in una pesante sconfitta strategica per l’Italia. Infatti, se nel breve periodo questa scelta può aver avuto un effetto benefico sulle casse dello Stato, nel lungo periodo la dipendenza militare da attori extra-europei non può che avere effetti deleteri tanto a livello economico quanto a livello di deterrenza. Non è certo contestabile l’assunto di Kenneth Waltz secondo cui ogni Stato non dovrebbe mai delegare ad un alleato la propria sicurezza. Se l’integrazione europea è un processo volto a tutelare la sicurezza di tutti i suoi membri, allora la dipendenza di questi ultimi dagli USA è una palese violazione del principio espresso dal politologo americano.

Tornando all’affaire del 2001, il rifiuto italiano di prendere parte al progetto A400M ha dato inizio ad una fase in cui i toni del Bel Paese nei confronti dell’Unione Europea hanno iniziato a farsi più duri. Si trovano proprio in questo episodio le radici dello scostamento di Roma dal tradizionale appoggio alle politiche di cooperazione a livello UE. È proprio a partire dal rifiuto del progetto A400M che ha cominciato a diffondersi in Italia una retorica euroscettica, spesso utile a soddisfare interessi personali ed elettorali di qualche esponente politico del centro-destra.

In foto: il secondo prototipo dell’A400M (Grizzly 2) al Farnborough Airshow del 2010 © Wikimedia Commons

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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5 comments

  1. Difesa: “Der Spiegel”, un altro guasto per un Airbus A400M delle Forze armate tedesche
    Berlino, 15 set – (Nova) – un Airbus A400M delle Forze armate tedesche, impiegato in una missione di soccorso ai Caraibi, e’ rimasto bloccato per problemi tecnici, scrive il settimanale “Der Spiegel” in base a proiprie informazioni. L’aereo avrebbe dovuto far tappa per rifornimento nelle Azzorre per poi proseguire il suo viaggio verso Curacao, ma non e’ stato possibile a causa del guasto tecnico. Sono stati trovati trucioli metallici nei serbatoi dell’A400M, che avrebbe dovuto portare indietro anche alcuni turisti tedeschi in vacanza a Saint Maritin. Il governo federale aveva deciso la missione all’estero la scorsa domenica per soccorrere le zone devastate dall’uragano “Irma”. Per questa ragione erano stati stanziati 2 velivoli. Un secondo A400M e’ riuscito a portare mercoledi’ 12 tonnellate di rifornimenti e a caricare 69 turisti, tra tedeschi, olandesi, francesi e di altri Paesi europei che si trovavano a Guadalupa. L’attuale incidente mette ancora una volta in evidenza le carenze manifeste del gigantesco aereo da trasporto, visto oramai quasi solo sotto un aspetto negativo. Il progetto prevedeva la sostituzione con questo modello dei vecchi Transall, ma solo pochi sono in funzione. Un’altra rottura si era verificata a febbraio, quando il ministro della Difesa, Ursula von der Layen , si era recato in Lituania.

  2. DIFESA: BILD, DIFETTI NEI MOTORI DELL’AIRBUS A400M
    Ancora problemi nel programma dell’aereo da trasporto militare
    Berlino, 1 apr. (AdnKronos/dpa) – Ancora problemi nello sviluppo dell’Airbus da trasporto militare A400M. Secondo quanto scrive la Bild, sarebbero stati riscontrati due difetti ai motori, riguardanti
    la resistenza al calore e la possibilità che parti metalliche possano finire nel circuito di lubrificazione. Una portavoce di Airbus ha definito “essenzialmente corrette” le informazioni riportate nell’articolo del quotidiano tedesco, riferendo che il problema relativo al calore è stato già risolto e che gli ingegneri stanno “lavorando duramente” per trovare una soluzione anche al secondo problema.Il difetto, ha aggiunto, “non ha alcun impatto sulla sicurezza dell’aereo” e può essere individuato e corretto durante una normale ispezione. La Bild tuttavia scrive che uno dei motori di un A400M britannico si sarebbe spento durante il volo. La Germania, che ha già in dotazione tre esemplari dell’A400M e ne attende la consegna di altri nove nel corso dell’anno, non avrebbe invece riscontrato alcun problema.Lo sviluppo dell’A400M è già stato costellato di problemi politici, tecnici e finanziari che hanno causato gravi ritardi al progetto e un aumento imprevisto dei costi.

  3. Speciale difesa: la Luftwaffe dovra’ aspettare i nuovi A400M ancora a lungo
    Berlino, 24 set 2015- (Nova) – Il processo di ammodernamento della vecchia flotta di aerei da trasporto tattico
    dell’Aeronautica militare tedesca ha subito l’ennesima battuta d’arresto: secondo quanto riporta il settimanale “der Spiegel”, il ministero della Difesa ha ammesso nel corso di una riunione interna che quest’anno la Bundeswehr ricevera’ in consegna appena un esemplare del tanto atteso e contestato Airbus A400M. Tra il dicastero tedesco ed Airbus i rapporti sono sempre piu’ tesi: piu’ volte la sottosegretaria della Difesa, Katrin Suder, ha minacciato il gruppo Airbus con la richiesta di risarcimento se il piano di consegna dei cinque A400M avesse subito un ulteriore ritardo. Il piano delle consegne presentato da Airbus nei mesi scorsi, gia’ sottoposto a diverse revisioni, prevedeva la consegna di cinque apparecchi entro la fine dell’anno. Stando alla fonte citata dal settimanale tedesco, pero’, nel corso della riunione il ministero della Difesa tedesco avrebbe respinto un nuovo piano di consegne presentato dal costruttore europeo, poiche’ non includeva alcun calendario preciso. Ad oggi, i ripetuti ritardi accumulati da Airbus hanno generato un costo aggiuntivo stimato in 300 milioni di euro ai danni dei contribuenti tedeschi.

  4. L’articolo affronta bene l’aspetto politico legato all’A400 ma trascura totalmente quello che è stato il motivo principale che ha indotto l’Italia a non aderire al progetto, ovvero quello tecnico.
    Quando l’Aeronautica Militare italiana decise di procedere con la sostituzione dei C-130H, in servizio dagli anni settanta le opzioni che si aveva sul tavolo erano due: aderire al programma A400 oppure decidere di acquistare la nuova versione del C-130, il c.d. “Super Hercules”, il C-130J.
    I due velivoli però non erano in realtà simili, essendo l’A400 molto più grande e potendo trasportare un carico utile quasi doppio rispetto al C-130. Caratteristiche che risultavano eccesive per la nostra Aeronautica che non sentiva l’esigenza di dotarsi di un velivolo con tali prestazioni (senza entrare nei particolari è come se per sostituire una station-wagon si decidesse di procedere all’acquisto di un furgone).
    La scelta però non si basava solo su questo particolare. Definire l’A400 un progetto europeo è sbagliato. L’A400 è un prodotto del consorzio Airbus (del quale l’Italia non fa parte), colosso dell’Aeronautica che è, in molti settori, in diretta concorrenza con Finmeccanica. L’acquisizione da parte delle Aeronautiche francese, inglese, tedesca e spagnola non è dovuto all’incondizionato spirito europeista di questi Paesi ma dalla necessità di “sponsorizzare” un prodotto delle rispettive industrie nazionali che fanno parte di Airbus e che, al di fuori dell’ordine turco, non ha finora riscosso alcun notevole successo di esportazione.
    Sempre restando nelle motivazioni tecniche che hanno portato alla scelta dell’Italia, vale la pena ricordare che in quegli anni l’Italia stava sviluppando una nuova versione di un velivolo da trasporto, più piccolo del C-130, che sarebbe andato a sostituire i Fiat G.222 in servizio ormai da diversi decenni, il C-27J Spartan. La sigla di questo velivolo comprende anch’essa, come quella del C-130, la lettera J e non è un caso. Lo Spartan infatti possiede molte caratteristiche tecniche e avioniche in comune con il C-130, tra le quali spicca il fatto di montare gli stessi motori. I vantaggi di avere una linea di volo basata sui due velivoli (com’è oggi) comporta ovviamente ingenti riduzioni legate ai costi di manutenzione. Sempre a tal proposito si può ricordare come il consorzio Airbus abbia anch’esso un velivolo della stessa classe dello Spartan, il Casa ca-295, con il quale la competizione è serrata in mezzo mondo.
    Il punto che però ha fatto sì che la scelta si orientasse a favore del C-130J a discapito dell’A400 erano i tempi di consegna.
    L’italia aveva necessità di sostituire in tempi rapidi i C-130H e le tempistiche legata all’A400 erano incerte. Solo per dare un’idea di cosa stiamo parlando basti dire che l’Italia ha ricevuto il suo primo C-130J nel 2000 mentre il primo A400 di serie è stato consegnato alla Francia solo nel 2013.
    In questi 13 anni l’Aeronautica Militare cosa avrebbe dovuto fare? Il C-130J è stato ed è un vero mulo che si è rivelato fondamentale nei teatri iracheno e afghano. L’attesa dell’arrivo dell’A400 sarebbe stato un azzardo e, col senno di poi, non si può certo dire che l’Aeronautica militare abbia fatto una scelta sbagliata. Anzi.

    • Lavoro “a Palazzo” e questa è la vera risposta ad un articolo che mi sembra basato sul pregiudizio politico e sul classico disfattismo nostrano per il quale le scelte fatte sono sempre sbagliate e senza senso.

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