lunedì , 19 febbraio 2018
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cooperazione militare
Un monumento di celebrazione per la visita dello zar, ancora oggi nella Piazza del Mercato di Helsinki © Dennis Jarvis - www.flickr.com, 2009

Aumenta la cooperazione militare nel Nord Europa

di Anna Baretta

Con una dichiarazione congiunta rilasciata il 9 aprile sul quotidiano norvegese Aftenposten, i Ministri della Difesa di Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca e quello degli Esteri dell’Islanda (l’Islanda non ha un proprio esercito e la sua difesa è affidata agli Stati Uniti) hanno reso pubblica la decisione di rafforzare la loro cooperazione militare, come reazione all’atteggiamento aggressivo della Russia.

La dichiarazione congiunta

Definendo le azioni russe in Ucraina e l’annessione della Crimea come violazioni del diritto internazionale e degli obblighi derivanti da diversi trattati di cui la Russia cui è firmataria, e la politica russa nella regione come la più grave minaccia alla sicurezza europea, i Paesi nordici hanno preso posizione in modo deciso e hanno concordato di far fronte al cambiamento della situazione regionale con un’azione di cooperazione e solidarietà. Secondo i Ministri dei cinque Paesi nordici, le crisi in Georgia e Ucraina, oltre che la crescita degli investimenti militari della Russia, avrebbero minato la sicurezza dell’area, creando un clima di instabilità, mentre la propaganda e le mosse politiche del Cremlino sarebbero volte a seminare la discordia tra i Paesi e all’interno di organizzazioni quali l’Unione Europea e la NATO.

Il progetto di cooperazione

Il programma, che non mira a sostituirsi ad altre forme di cooperazione preesistenti, come quelle in seno all’UE (di cui fanno parte Svezia, Finlandia e Danimarca) o alla NATO (di cui sono membri Norvegia, Danimarca ed Islanda), ma va piuttosto interpretato come un’integrazione in chiave regionale, prevede esercitazioni comuni, cooperazione industriale nel settore della difesa, scambio di intelligence e analisi congiunta del materiale online per far fronte ad eventuali attacchi informatici. Il testo non comprende un obbligo di reciproca difesa in caso di guerra, che richiederebbe un intervento parlamentare. Si tratta comunque di una garanzia già fornita dagli strumenti della NATO e dell’UE. A fine maggio avrà inoltre luogo l’esercitazione «Arctic Challenge» sul territorio norvegese e svedese, a cui prenderanno parte anche gli Stati Uniti, che utilizzeranno F-16 attualmente ubicati in Gran Bretagna.

I Paesi nordici e baltici hanno inoltre intenzione di aumentare ulteriormente la loro cooperazione. Già nel novembre scorso hanno partecipato ad una riunione per il rafforzamento della difesa con altri Stati, tra cui Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi e Polonia, mentre a marzo i Ministri della Difesa scandinavi hanno sottolineato la centralità delle operazioni di early warning, mirate alla riduzione di rischi imprevisti e di incomprensioni.

Le reazioni

Secondo la professoressa ed analista Janne Haaland Matlary, consulente del Ministro della Difesa norvegese, la dichiarazione del 9 aprile potrebbe essere letta come una preparazione all’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO, ai cui standard sono state allineate le esercitazioni dei due Paesi, tradizionalmente neutrali. Matlary sottolinea tuttavia come manchino le basi politiche per tale evento, che non è pertanto imminente. L’analista ritiene inoltre che sia possibile una reazione negativa da parte russa alla dichiarazione dei Ministri scandinavi. 

Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, in effetti, si è detto preoccupato dell’avvicinamento di Finlandia e Svezia alla NATO, sottolineando come la cooperazione scandinava di difesa in chiave anti-russa metta a repentaglio i risultati positivi raggiunti negli ultimi decenni per quanto riguarda le relazioni tra Russia e Paesi nordici. Secondo il Primo Ministro finlandese, Alexander Stubb, quella di Lavrov sarebbe una dichiarazione intimidatoria che non tiene conto del fatto che la Finlandia ha una lunga tradizione di collaborazione con i Paesi scandinavi e con la Svezia in particolare, ma anche con l’Unione Europea e la NATO. Dal canto suo, il Ministro della Difesa norvegese, Ine Eriksen Søreide, ha affermato che la novità del testo non è la decisione di cooperare, ma piuttosto il riconoscimento della necessità di agire per rafforzare la sicurezza nella regione.

La decisione di garantire una presenza militare credibile nella regione, quindi, va letta come un mezzo di deterrenza e un simbolo dell’interessamento alla stabilità dell’area da parte dei Paesi scandinavi.

L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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