martedì , 14 agosto 2018
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Photo © UK Ministry of Defence, 2013, www.flickr.com

Budget Difesa: 2% NATO, una soglia per pochi

di Riccardo Molinari

Stavolta è la Gran Bretagna ad impensierire l’alleato americano annunciando tagli alla difesa. L’ambasciatrice americano all’ONU Samantha Power aveva recentemente rivolto agli alleati europei un appello al rispetto dei patti, ovvero a non destinare alla Difesa meno del 2% del PIL, limite considerato dalla NATO essenziale per poter garantire all’Alleanza atlantica un livello di operatività accettabile.

2% del budget. Una soglia per pochi

Quello che preoccupa l’alleato americano è che nonostante la minaccia cresca, la spesa per la difesa sia in calo. Già prima dell’avvento dello Stato Islamico (IS) e della crisi ucraina, la soglia del 2% era rispettata soltanto da tre dei 28 Paesi NATO, escludendo gli Stati Uniti. Si trattava, nel 2013-14, dell’Estonia (2%), della Grecia (2.3%) e della più “generosa” Gran Bretagna con il 2.4%.

La novità non gradita a Washinghton arriva in questo caso però proprio da Londra. Durante la campagna elettorale per le elezioni del 7 maggio infatti, nessun candidato ha riconfermato la disponibilità dell’alleato inglese a rimanere di manica larga. L’atteggiamento principale dell’intera politica inglese è stato quello di non fornire risposte ai quesiti in materia. Addirittura il Ministro degli Esteri Philip Hammond s’è rifiutato per ben sette volte, nel corso di un dibattito televisivo, di riaffermare il rispetto di tale principio.

L’economia prima di tutto

D’altro canto invece il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne ha tenuto a sottolineare che la soglia del 2% va drasticamente abbassata, in quanto “il Regno Unito deve continuare a risparmiare, oppure tornerà in terapia intensiva”.  Gli esperti affermano che un taglio ulteriore al budget della Royal Navy, della Royal Air Force e della British Army avrebbe un enorme impatto sia in termini ideologici, sia di operatività e concretezza delle operazioni militari.

Non sarebbero però queste le uniche conseguenze di una decisione del genere: oltre al calo di efficienza ed efficacia dell’apparato militare, Londra offrirebbe al mondo un chiaro segnale del suo disimpegno internazionale. Non solo un allontanamento dall’Unione Europea (i Tories hanno spesso ribadito l’impegno per l’auspicato referendum sull’adesione all’UE), ma anche un duro colpo alle aspettative dello storico alleato d’Oltremare. Samantha Power non è stata infatti l’unica a esprimere preoccupazione.  Anche il generale Raymond Odierno ha espresso la preoccupazione del Pentagono per il minacciato taglio al budget militare annunciato dal Regno Unito.

L’escamotage di Cameron

La pressione crescente sul tema ha spinto David Cameron ed il suo staff a trovare un escamotage per ridurre le spese mantenendo comunque i patti con gli alleati. L’unico modo sarebbe quello di ridurre il budget destinato alle forze armate ordinarie ed incrementare di 1,9 miliardi di sterline quello stabilito per le agenzie di sicurezza e di intelligence, inserendole nel capitolo difesa da cui sono normalmente escluse.

Lo stratagemma potrebbe però anche non bastare, come previsto da uno dei più autorevoli think thank britannici su temi come la difesa, il Royal United Services Institute (Rusi). Gli analisti del Rusi affermano che, secondo i propri calcoli, sarà necessario un taglio del 10% dell’intera spesa militare. Questo significherebbe un budget per la Difesa 2015/16 pari a circa l’1,88% del Pil, corrispondente al livello più basso degli ultimi 25 anni. Il tutto in un momento storico particolare, nel quale l’Europa, e la Gran Bretagna in primis, svolgono un ruolo di vitale importanza per l’equilibrio  internazionale.

L’Europa si trova infatti a fronteggiare la minaccia dell’IS ed assiste ad una politica sempre più aggressiva da parte di Mosca e Pechino, che continuano a mobilitare risorse sempre più ingenti da destinare agli armamenti. La mossa britannica, nel lungo periodo, potrebbe aver implicazioni ben più gravi di qualche dissidio interno sul budget.

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