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strategia europea di sicurezza
Photo © European Commission, 2015

Consiglio Europeo della difesa: un summit deludente

Sono state pubblicate intorno alle ore 16 di venerdì pomeriggio le conclusioni del Consiglio Europeo, che tra il 25 e il 26 giugno ha visto riunirsi a Bruxelles i Capi di Stato e di governo dell’Unione Europea. Diversi i temi all’ordine del giorno, tra cui sicurezza e difesa, il referendum britannico sulla membership del Regno Unito, crescita e occupazione, immigrazione. In realtà è stato proprio il tema migratorio a dominare gran parte del dibattito e dell’attenzione mediatica, incardinandosi sulla gestione dei flussi di migranti provenienti dal Mediterraneo e la loro riallocazione nei vari Stati membri.

Poco spazio alla difesa

Pur essendo l’immigrazione un tema di attualità ed estrema rilevanza per l’UE e per l’Italia in particolare, questo ha dirottato gran parte dell’attenzione e del tempo a disposizione a scapito del tema “sicurezza e difesa”, cui infatti è stata dedicata una sola pagina delle conclusioni approvate al termine del summit, peraltro priva di particolari novità. Se infatti il rilancio della difesa europea necessiterebbe di azioni concrete, immediate e lungimiranti, le conclusioni paiono quasi una mera presa di coscienza di quanto detto negli ultimi mesi dal Consiglio dell’UE e dalla Commissione Europea.

 Il dibattito, tenutosi alla presenza del Segratario Generale della NATO Jens Stoltenberg, ha infatti richiamato la recente adozione della Agenda europea sulla Sicurezza della Commissione, che tuttavia ruota essenzialmente intorno al tema della prevenzione e lotta al terrorismo e non tratta assolutamente in maniera estensiva la PSDC.

Una nuova strategia europea di sicurezza

In merito a quest’ultima, l’unica notizia veramente di rilievo è invece l’invito all’Alto Rappresentante a continuare il “processo di riflessione strategica” in vista della preparazione di una Strategia europea globale sulla politica estera e di sicurezza. La Strategia Europea in materia di Sicurezza (ESS) risale addirittura al 2003 e la sua unica revisione è avvenuta nel 2008, sotto l’egida dello spagnolo Javier Solana, per poi rimanere immutata (e inascoltata) per tutto il quinquennio Ashton (2009-2014).

Anche volendo riconoscere le difficoltà nella stesura di una nuova strategia in un sistema internazionale tumultuoso e in rapido mutamento come quello degli ultimi anni, il vuoto strategico creatosi a causa della mancanza di direttrici politiche chiare e comuni ha pesantemente influito sul ruolo dell’Unione Europea come security provider internazionale e mostrato tutta la debolezza dell’unione politica in tema di affari esteri.

Pur permanendo un clima internazionale piuttosto caldo, i principali trend che hanno caratterizzato gli ultimi anni paiono ora sedimentarsi e permetterebbero l’individuazione e la lettura più chiara delle minacce, motivo per cui il Consiglio ha concesso a Federica Mogherini dodici mesi di tempo per continuare questa riflessione e strategica, in modo da presentare la nuova strategia al Consiglio Europeo che si terrà nel giugno 2016.

Conclusioni deludenti

Se la nuova ESS è un risultato fortemente atteso dai sostenitori di una maggiore integrazione, sfortunatamente le novità nella cornice politica in ambito della difesa si esauriscono qui, ed anche passando ad aspetti più pragmatici, non si può che rimanere delusi. Il terzo ed ultimo punto del capitolo dedicato alla PSDC è infatti una disarmante lista di azioni auspicate e ribadite per l’ennesima volta, ricche di buoni propositi, ma prive di una concreta roadmap di implementazione che spinga verso una maggiore cooperazione.

Il testo accenna ancora una volta alla necessità di riorganizzare i budget nazionali per la difesa e di promuovere l’uso di una parte del budget UE per la ricerca legata alla PSDC, alla volontà di sostenere i partner internazionali nella creazione di capacità proprie di prevenzione e gestione delle crisi, all’intenzione di rafforzare il multilateralismo tramite la cooperazione in seno alle organizzazioni internazionali e alla volontà di promuovere maggiore  e sistematica cooperazione della difesa europea. Si tratta certamente di obiettivi rilevanti, ma che ancora una volta restano slegati da un quadro comune e ben definito che indichi un percorso chiaro per rafforzare la PSDC e renderla uno strumento orientato ai risultati al servizio dei Trattati.

Se le conclusioni del Consiglio della Difesa del 2013 erano state accolte con freddezza e delusione da molti commentatori, quelle del 2015 lasciano completamente estereffatti di fronte alla mancanza di visione e all’anacronistica ritrosia dei governi degli Stati membri.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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