mercoledì , 15 agosto 2018
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D’Alema: in Afghanistan molti errori, agli USA manca la nostra cultura diplomatica

Martedì 25 febbraio si è tenuta presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano una tavola rotonda per discutere delle ripercussioni del ritiro del contingente occidentale dall’Afghanistan pianificato per il 2014. A discuterne un panel moderato da Luigi Ippolito (Corriere della Sera) e composto da Vittorio Emanuele Parsi (Università Cattolica), Andrea Carati (Università di Milano) e dall’ex Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Massimo D’Alema.

Al centro dell’attenzione le ragioni per cui sta per concludersi la missione ISAF, gli scenari regionali e i rapporti tra i partner occidentali e tra questi e gli altri attori globali e regionali. Sullo sfondo le due possibilità sui tavoli di Washington e Kabul: lasciare un contingente di 10.000 soldati statunitensi svincolati da ogni giurisdizione internazionale o afghana, oppure la c.d. “Opzione Zero”, ovvero il completo ritiro degli occidentali entro la fine 2014 con ciò che ne può derivare per le deboli istituzioni afghane.

Il quadro afghano, come dipinto da Andrea Carati, non lascia presagire nulla di positivo: l’exit-strategy occidentale, o meglio statunitense, deriverebbe dal fatto che gli Stati Uniti hanno finito le carte da giocare nel Paese. Dopo la massiccia operazione di counter-insurgency lanciata nel 2009, l’amministrazione Obama ha fatto i conti con il radicamento dei talebani nel territorio afghano. Fallita l’operazione, si sarebbe giunti alla conclusione che un ritiro dal Paese o un drastico ridimensionamento delle forze NATO è ormai indispensabile, vista l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi posti dall’amministrazione Bush nel 2001.

Critico con questa visione pessimista è Parsi secondo cui «l’Afghanistan del 2013 è certamente più sicuro di quello del 2011, è dunque esagerato sostenere che l’Occidente non abbia raggiunto la messa in sicurezza del Paese». Continua Parsi: «l’Afghanistan è una barca che ha perso il controllo e che va condotta in una posizione che non possa arrecare danno a sé e alle imbarcazioni vicine». Con l’uscita di scena degli occidentali, l’Afghanistan potrebbe diventare una minaccia alla stabilità regionale.

È un gioco ambiguo quello che sta avvenendo ai confini dell’Afghanistan: il rischio più grande arriva “inaspettatamente” dal Pakistan, quello che in passato era il principale alleato degli USA nella regione. Contro ogni aspettativa è invece l’Iran che, fino ad ora, ha giocato un ruolo di stabilizzatore.

Una critica agli Stati Uniti arriva da Massimo D’Alema, in relazione allo sguardo corto di Washington nel scegliersi gli alleati. A partire dal sostegno concesso ai talebani e ad Al-Qaeda dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, fino alla scelta di collaborare con il Pakistan piuttosto che con l’Iran «che condivide gli stessi interessi occidentali nella regione». D’Alema precisa: «gli Stati Uniti hanno fatto errori di immense dimensioni nel dare sostegno ad alleati che non conoscevano e non mi riferisco solo al Pakistan».

«Anche in Afghanistan – ha aggiunto – hanno sbagliato a considerare l’etnia Pashtun, Al-Qaeda e i Talebani come la medesima cosa». Secondo l’ex premier, gli americani non avrebbero «la cultura politico-diplomatica per riconoscere gli amici e i nemici nelle loro peculiarità: non hanno la cultura che abbiamo noi». Parole al vetriolo quelle di D’Alema che, tra l’altro, rincara la dose criticando Washington per non aver coinvolto altri attori globali, come Russia e Cina, in una regione come quella afghana di loro stretta pertinenza.

Il quadro che D’Alema traccia dell’Afghanistan è però parzialmente positivo: «non siamo nel Paese per farne un’enclave occidentale in Asia Centrale, è da folli immaginare una cosa del genere. E anche l’obiettivo iniziale non era quello di sconfiggere i talebani, ma Al-Qaeda: bene, possiamo dire che ce l’abbiamo fatta». Secondo l’ex-premier i problemi non arriveranno dal ritiro del contingente occidentale, ma dal «termine del doppio mandato del Presidente Karzai che apporterà certamente una novità nel Paese. Probabilmente questo sarà il maggior banco di prova per il futuro afghano».

(Photo by Flickr, Francesca Minnone, 2005)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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One comment

  1. quindi non è un’intervista? sono solo gli stralci dell’intervento?

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