venerdì , 23 febbraio 2018
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Difesa, gli squilibri nella politica europea

Considerate le differenze circa la diversa base teorica che sorregge da un lato la NATO e dall’altra la Common Foreign and Security Policy (CFSP), è adesso importante evidenziare anche l’atteggiamento concreto delle due organizzazioni, nonché possibili prospettive evolutive.

Infatti, è possibile notare due approcci alle crisi internazionali molto differenti tra loro. Nel caso della NATO, la chiara leadership americana porta una principale conseguenza: nelle aree d’interesse dell’alleanza atlantica, l’intervento militare difficilmente è venuto a mancare. Questo è stato possibile per due principali ragioni: una routine amministrativa ormai ben consolidata e soprattutto una chiara divisione dei compiti (una sorta di accordo implicito all’interno dell’alleanza), che assicura un processo decisionale più rapido e quindi una maggior efficienza. Nel caso della routine amministrativa è qualcosa che ogni organizzazione complessa acquisisce con il passare del tempo. Per quanto riguarda invece la divisione dei compiti,  è il risultato della presenza di un attore notevolmente più influente e potente degli altri – gli Stati Uniti – che nel caso del CFSP manca e probabilmente mancherà sempre.

La NATO, infatti, è sempre stata caratterizzata da una sorta di scambio utile tra i membri europei dell’alleanza e gli Stati Uniti: i primi contribuiscono prevalentemente tramite il proprio capitale umano e i secondi tramite il capitale economico. A ben vedere, infatti, le missioni avviate dall’Alleanza Atlantica hanno sempre visto un’ampia partecipazione di tutti i Paesi europei. A dire il vero, tra il 1999 e il 2009, i Paesi europei hanno inviato il maggior numero di truppe all’estero, anche più degli Stati Uniti stessi. D’altra parte, la spesa militare americana è enormemente maggiore di quella europea: nel 2015 gli Stati Uniti investiranno 750 miliardi di dollari nella difesa, mentre i Paesi europei circa 230 miliardi. Questa sorta di proficuo scambio rende l’Alleanza Atlantica equilibrata al suo interno, anche se da una prospettiva tutta europea sarebbe preferibile ridurre il gap in termini di spesa militare, sia per incrementare la propria influenza decisionale, sia per venire incontro alle pressanti richieste americane, le quali lamentano una spesa militare del vecchio continente troppo bassa.

Nel caso della politica militare e di difesa europea, invece, un tale equilibrio manca totalmente: innanzitutto il capitale economico è fornito in prevalenza dai Paesi maggiori (Francia, Italia, Gran Bretagna e Germania) e, per quanto riguarda invece il capitale umano, la situazione è ancora più grave. Infatti, la maggioranza delle truppe sono sempre fornite da 2 o massimo 3 Paesi, mentre i restanti si limitano ad un contributo simbolico. L’esempio più recente è certamente l’operazione in Repubblica Centrafricana dove gli oneri, sia economici che umani, sono ricaduti praticamente solo sulla Francia.

Quale può essere quindi la soluzione? A prima vista, spalmare in modo omogeneo le spese sembrerebbe il modo migliore per ri-equilibrare la situazione. In realtà, il processo decisionale della CFSP si basa prevalentemente sull’unanimità, perciò incrementare gli oneri di coloro che contribuiscono poco spingerebbe molti Paesi medio-piccoli a bloccare sul nascere ogni decisione, attraverso il proprio potere di veto. La soluzione, seppur contro intuitiva, è quella di imitare la NATO: ergere 3 Paesi tra i 28 a maggiori contributori economici (per esempio Italia, Francia e la reticente Germania) e spingere i restanti a fornire in modo automatico la maggior parte delle truppe da dispiegare sul campo. Il tutto anche alla luce di una sempre maggiore cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e la CFSP.

Analizzate quindi anche le questioni più concrete, è doveroso rispondere alla domanda iniziale: la CFSP può diventare come la NATO? Sicuramente nel breve termine no: è anzi prevedibile che l’UE manterrà ancora un atteggiamento scoordinato nel rispondere alle attuali crisi internazionali. Tuttavia, nel lungo termine, e il prossimo quinquennio sarà probabilmente decisivo, la sub-ottimalità dell’attuale organizzazione, nonché la presenza di nuovi attori militari a livello globale (Cina, Russia e per certi aspetti anche India) costringeranno l’UE a rivedere l’intero funzionamento della politica militare e di difesa del Vecchio Continente, iniziando una graduale trasformazione verso una reale alleanza militare, così come si presenta oggi la NATO.

Foto © hdptcar – www.flickr.com, 2008.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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