giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © Tristan Farsac, 2013, www.flickr.com

Egitto: la Francia vende le armi ad al-Sisi

Lunedì 16 febbraio, qualche ora dopo i primi raid egiziani in territorio libico in risposta all’esecuzione di 21 cittadini egiziani condotte da gruppi affiliati all’ISIS, il Ministro della Difesa francese Le Drian era al Cairo. Il motivo è la firma dell’accordo fra Egitto e Francia sulla vendita di 24 aerei da guerra Rafale, una fregata e missili, per un ammontare di circa 5 miliardi e 200 milioni di euro. Il Ministro si è recato di persona nel Paese delle piramidi per firmare le carte. Non è la prima volta che l’Egitto si rivolge alla Francia per procurarsi materiale bellico: già durante gli anni Settanta aveva acquistato aerei da combattimento Mirage. Se da una parte questo accordo commerciale è stato accolto come un successo dal punto di vista industriale, dall’altra mostra qualche incoerenza nella politica estera dei cugini d’oltralpe.

Il contratto

Il contratto comprende la vendita di 24 aerei Rafale (16 biposto e 8 monoposto), una frégata Fremm, missili aria-aria MICA e da crociera SCALPA. Per far fronte alla spesa, l’Egitto si è indebitato presso banche francesi, per il 50% circa del montante, da restituire con tassi agevolati, simili a quelli praticati per un Paese europeo. La prima tranche di pagamenti sarà di circa 500 milioni di euro.

Anche per quanto riguarda il residuo l’Egitto dovrà sottostare a condizioni dettate al di fuori dei suoi confini. Ha infatti fatto richiesta di aiuto finanziario all’Arabia Saudita.

Le tempistiche di consegna

Tre esemplari di Rafale saranno consegnati prima dell’estate, per permettere alle forze armate egiziane di prendere confidenza con i nuovi dispositivi, vista l’assenza di piloti esperti. Saranno prelevati direttamente dall’aeronautica francese, già assemblati e operativi. Per i restanti 21 occorrerà attendere, poiché ne saranno prodotti circa 5 l’anno.

La fregata da guerra è invece già pronta al trasferimento. Sarà sbattezzata del suo nome francese per passare alla marina egiziana. La si rivedrà molto probabilmente in agosto, in occasione dell’inaugurazione dell’allargamento del Canale di Suez.

Un successo industriale, e in politica estera?

Nonostante sia già provvisto di 220 F16 americani, l’Egitto ha deciso per motivi logistici e di indipendenza di procurarsi i Rafale francesi, più versatili. Dopo questo ordine, la Dassault Aviation spera di cavalcare l’onda e rilanciare la produzione per altri contratti. L’impresa è stata negli ultimi anni vittima della politica isolazionista: dopo aver abbandonato il progetto comune di un velivolo da guerra europeo negli anni ’80, ha risentito della concorrenza di aziende come Boeing e Saad. In più, le previsioni di vendita erano state ampiamente sopravvalutate: la stessa aeronautica francese aveva ridotto il numero di velivoli preventivato.

Da un punto di vista economico, la vendita fa parte del piano per rilanciare l’economia voluto dal governo, come mostra la legge Macron in questi giorni. Infatti la Dassault ha dietro di sè molte PMI francesi che collaborano all’assemblamento dei caccia. Si stimano circa 7.000 i posti di lavoro. L’azienda non nasconde l’ambizione di affermarsi presto anche sul mercato militare indiano, con un centinaio di velivoli in gioco, malgrado le negoziazioni procedano a rilento. Quando si alza lo sguardo dal successo interno della politica industriale e lo si rivolge alla politica estera, la situazione appare diversa, meno coerente.

Solo qualche mese fa il Paese era pronto a vendere navi da guerra Mistral alla Russia, ma le pressioni esercitate dagli alleati Nato e europei gli fecero cambiare idea e congelare la transizione. Hollande si ritrova a vendere armi al regime autoritario di Al Sisi, ritenuto responsabile da Amnesty International del più grande massacro urbano dopo Tien An Men: nell’agosto 2013, lo smantellamento di una manifestazione in favore dei Fratelli Musulmani, ha provocato 1.300 morti.

Dunque, in assenza di particolari pressioni da parte degli alleati, la Francia ha provveduto a siglare l’accordo militare. L’accordo ha creato sgomento e incomprensioni anche tra i francesi. Per allontanare qualsiasi parallelismo, il Ministro degli Esteri francese Fabius ha risposto che la Francia, sebbene venda gli aerei, non approva alcune scelte politiche interne egiziane. Ha inoltre enfatizzato l’importanza della stabilità. Fabius ha giustificato la scelta dicendo che l’Egitto si trova in un contesto geopolitico complesso e ha un importante ruolo da svolgere nell’area.

La situazione di incertezza alle frontiere (Libia, Sinai) ha accelerato l’accordo. Non a caso le negoziazioni sono durate appena 3/5 mesi. C’è da chiedersi se questo comportamento non vada a deteriorare lentamente l’immagine di Hollande, risalito proprio a inizio anno nell’indice di popolarità.

L' Autore - Manuele Franci

Dopo la triennale di Relazioni Internazionali all'Università di Bologna, ho continuato gli studi a Strasburgo. La passione per il giornalismo e le tematiche europee mi hanno aperto le porte per una borsa Schuman nella DG COMM del Parlamento Europeo. Ho il pallino per la Francia e le politiche UE.

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One comment

  1. Colette Moreau

    C’est la mort de tous les idéalismes!!l Lire ces lignes fait venir des frissons de dégoût mais malheureusement n’étonne pas. Les intérêts économiques, la soif d’argent , depuis la nuit des temps sont toujours passés avant tout le reste , morale en tête. Ce qui est grave c’est qu’on accepte tout ça sans broncher au nom de la “démocratie “, de la ” paix”………non à la résignation mais ce n’est pas si facile !!!!

  2. Colette Moreau

    C’est la mort de tous les idéalismes!!l Lire ces lignes fait venir des frissons de dégoût mais malheureusement n’étonne pas. Les intérêts économiques, la soif d’argent , depuis la nuit des temps sont toujours passés avant tout le reste , morale en tête. Ce qui est grave c’est qu’on accepte tout ça sans broncher au nom de la “démocratie “, de la ” paix”………non à la résignation mais ce n’est pas si facile !!!!

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