lunedì , 19 febbraio 2018
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EUFOR-CAR: la forza UE per riportare la pace in Rep. Centraficana

La decisione di dare vita ad un’operazione militare in Repubblica Centrafricana era stata presa dai Ministri degli Affari Esteri dell’UE già nel gennaio 2014. Si è dovuto attendere fino al 1° aprile però per vedere misure concrete a riguardo. Solo con una decisione d’inizio mese è nata infatti ufficialmente la missione EUFOR-CAR, che, inserita nell’ambito della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), dovrebbe contribuire alla soluzione della crisi nella Repubblica Centrafricana.

Il lancio ufficiale dell’operazione ha probabilmente dovuto attendere così tanto a causa della necessità della cosiddetta “copertura ONU”. In sostanza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza (CDS) che autorizzasse e consentisse l’invio di un contingente militare nel teatro di crisi. In realtà l’autorizzazione formale era già arrivata a fine gennaio 2014 con la risoluzione 2134, ma la presenza delle truppe francesi con l’operazione Sangaris – che già assicuravano una “presenza europea” – e la lentezza decisionale dell’UE in ambito sicurezza e difesa hanno provocato un notevole ritardo. 

Il dispiegamento dell’operazione EUFOR-CAR ha finito perciò per corrispondere con l’adozione della risoluzione del CDS del 10 aprile (risoluzione 2149), che, adottata ai sensi del Capitolo 7 della Carta dell’ONU (capitolo che prevede l’adozione di misure implicanti l’uso della forza per il mantenimento della pace), ha previsto una doppia misura d’intervento. Da un lato, accoglie positivamente la decisione dell’UE d’istituire – finalmente – la missione internazionale EUFOR-CAR e dall’altra promuove un’operazione di mantenimento della pace (MINUSCA) con invio di caschi blu. Questi ultimi saranno gradualmente inviati nello Stato africano, inizialmente affiancando l’operazione militare dell’Unione Africana (UA) e poi sostituendosi ad essa, a partire da settembre 2014.

A pieno regime, l’operazione MINUSCA dovrebbe comprendere circa 10.000 caschi blu e 1400 uomini di appoggio. L’operazione avrà caratteristiche multidimensionali, che, nel complesso linguaggio delle Nazioni Unite, significa non avere soltanto compiti militari. MINUSCA dovrà infatti occuparsi di proteggere i civili e di promuovere la transizione democratica ed il disarmo delle fazioni in lotta. Concretamente, i caschi blu saranno affiancati da decine di funzionari civili delle Nazioni Unite, che si occuperanno di riportare le fazioni verso un percorso di conciliazione interna e la Repubblica Centrafricana verso la normalizzazione politica.

Riassumendo, una volta completata la fase di dispiegamento delle truppe e di transizione tra Unione Africana e ONU, si avranno due missioni parallele: da un lato la missione EUFOR-CAR, composta da circa 600 uomini, che avrà il compito di pattugliare la capitale Bangui ed in particolare il suo aeroporto internazionale. Dall’altro la già citata missione MINUSCA che dovrebbe durare fino al settembre 2015. Tuttavia, considerando la complessità del teatro d’intervento, è prevedibile che il CDS posticipi la fine dell’operazione fino a quando la Repubblica Centrafricana non godrà di un livello di stabilità quantomeno accettabile.

Questa situazione richiederà un altissimo livello di coordinamento tra il quartier generale dell’UE, che per l’occasione è stato stabilito a Larissa (Grecia), e il Rappresentante Speciale dell’ONU per la Repubblica Centrafricana. Quest’ultimo, infatti, si occuperà della gestione e dell’impiego ottimale dei 10.000 caschi blu e dovrà evidentemente coordinare i propri sforzi con le forze dell’UE.

L’obiettivo di lungo termine e la “exit strategy dell’UE sono chiare sin dall’inizio: EUFOR-CAR dovrà coadiuvare i caschi blu e riportare la capitale alla stabilità. Così facendo, sarà possibile ritirarsi entro il termine previsto e lasciare il resto del processo di stabilizzazione in mano alle Nazioni Unite. Un programma a parole ben definito, che dovrà però confrontarsi con le difficoltà che si incontrano sul campo e che spesso costringono a cambiare strategia: per il bene dell’UE e soprattutto della Repubblica Centrafricana si spera invece che l’obiettivo risulti raggiungibile.

Nell’immagine, un velivolo utilizzato da contingente EUFOR in Congo (© Rock Cohen).

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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