mercoledì , 15 agosto 2018
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European Defence Agency 2013: quanto conta la difesa europea?

Cinquecento decision-makers della plurifonica comunità europea di difesa – tra cui numerosi esponenti degli Stati membri e delle istituzioni europee, diversi think-tanks e centri di ricerca e svariati rappresentanti del mondo dell’industria e dei media, oltre che 17 relatori di spicco – hanno preso parte nella giornata di giovedì 21 marzo alla Conferenza annuale della European Defence Agency (EDA).

Fondata nel 2004, l’EDA ha l’obiettivo di sostenere gli sforzi degli Stati membri e del Consiglio per incrementare la capacità di difesa dell’Unione nel quadro della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), incentivando la cooperazione tra Stati nei progetti di difesa e offrendo soluzioni innovative ai problemi comuni. Il tema di questa edizione dell’appuntamento annuale verteva intorno alle modalità con cui l’Europa nel suo complesso può coniugare il miglioramento della propria capacità difensiva con la simultanea tendenza, che accomuna praticamente tutti gli Stati membri, alla riduzione delle spese destinate alla difesa. Il titolo scelto per la conferenza, ovvero “European Defence Matters”, è volutamente ambizioso e polemico al tempo stesso e racchiude in sé il nodo centrale dell’intera conferenza: lo scarto crescente tra la retorica politica sulla necessità della cooperazione e la lentezza nell’attuazione dei progetti da parte dei governi.

Nel suo discorso di apertura, Claude-France Arnauld, direttrice esecutiva dell’EDA, ha sottolineato come la conferenza annuale dell’Agenzia rappresenti una fondamentale piattaforma di confronto in vista del Consiglio Europeo che si terrà il prossimo dicembre e che avrà in agenda proprio il tema della difesa comune. In un periodo di tagli ai bilanci pubblici, la realizzazione di operazioni complesse e lo sviluppo di tecnologie avanzate nel campo della difesa dipendono sempre più da uno sforzo condiviso. Nelle parole della Arnauld, «agire insieme è essenziale» se l’Unione Europea vuole non soltanto mantenere, ma anche incrementare la propria capacità di difesa. In questa direzione va la decisione dei 27 ministri della difesa europei, nel novembre 2011, di approvare molteplici aree di priorità da gestire in base al principio del «pooling and sharing», ovvero della condivisione e della messa in comune di uomini, mezzi, programmi e strategie.

Un team di esperti dell’EDA ha infatti identificato una serie di progetti da attuare secondo tale principio. Tra questi figurano l’integrazione dei sistemi europei di comunicazione satellitare, la creazione di una rete comune si sorveglianza marittima, la condivisone degli ospedali da campo e la creazione di un sistema integrato ed efficiente di rifornimento in volo degli aerei militari a livello europeo. Proprio in quest’ultimo ambito, la guerra in Libia ha messo più che mai a nudo le carenze militari europee rispetto all’alleato statunitense e ha reso ancora più impellente la necessità per gli Stati membri dell’Unione di collaborare in nome della difesa comune.

Anche Catherine Ashton, nel suo discorso, si è soffermata sui «capability gaps» di cui soffrono gli Stati europei in materia di difesa e sicurezza e sulla necessità di rispondere a tali mancanze adottando un approccio europeo a tutto tondo, piuttosto che perseguendo velleitarie soluzioni particolaristiche. Il successo della missione sponsorizzata dall’Unione Europea in Somalia, ha aggiunto la Ashton, è la prova incontrovertibile che l’approccio comune europeo porta i suoi frutti.

{ad2aca41-44c9-4b49-bddb-559a97985998}Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha invece ribadito che la crisi economica deve essere intesa come un’occasione per dare vita nuove iniziative nel campo della sicurezza comune, non come una scusa per procrastinarle. In questo senso, la cooperazione europea in materia di difesa non deve essere concepita come un tentativo per gestire il declino storico del Vecchio Continente, ma piuttosto come l’unico modo possibile tramite cui l’UE possa continuare a giocare un ruolo nello scacchiere geopolitico mondiale.
Lo stesso Van Rompuy ha catturato molto bene lo spirito che animava la conferenza annuale dell’EDA nelle sue parole conclusive: «l’Unione Europea è nata dalle ceneri della guerra ed è stata costruita, all’inizio, proprio grazie alla condivisione degli strumenti di quella stessa guerra: il carbone e l’acciaio. Nel ricevere il premio Nobel per la pace lo scorso dicembre, i leader europei si sono impegnati a sostenere chi persegue la pace e il rispetto della dignità umana. Per onorare tali impegni, abbiamo il dovere morale di assicurarci di avere i mezzi necessari».

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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