martedì , 14 agosto 2018
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EUROSUR: la frontiera del Mediterraneo fra cinismo e realpolitik

Le centinaia di vittime a largo di Lampedusa di questi ultimi giorni sono riuscite a smuovere le coscienze europee di coloro che, deputati a prendere decisioni, finora hanno guardato al Mare Nostrum come se questo non fosse uno specchio d’acqua ricco di dilemmi politici su cui l’Europa debba esprimersi.

I morti di Lampedusa si sono portati con sé il carico di ipocrisie e cordoglio che questi tragici avvenimenti spesso comportano. Essi hanno tuttavia smosso dal torpore i policy-makers europei, inducendoli a fare qualcosa di più per contrastare simili tragedie su quel tratto di mare che separa il “sebbene precario” benessere europeo dalla guerra, dalla tirannia e dalle persistenti violazioni dei diritti umani.

Politicamente, così come sta avvenendo nel nostro Paese, le posizioni di chi è chiamato a decidere si dividono tra quanti sono a sostegno di leggi a favore dei migranti, con il rischio di avvantaggiare i mercanti di morte, e quanti invece richiedono di stringere le maglie dei confini europei introducendo (o preservando) leggi come quella sul reato di clandestinità che, se non altro, hanno la potenzialità di dissuadere i migranti dall’affidarsi a scafisti senza scrupoli. A differenza di chi attuava la tratta degli schiavi secoli fa, costoro hanno da guadagnare a prescindere che il “pacco” giunga o meno a destinazione.

Il Parlamento Europeo, ad ogni modo, ha finalmente deciso di intervenire e, nella giornata di giovedi in sessione plenaria, ha approvato in fase di prima lettura il progetto EUROSUR, un nuovo strumento che, attraverso satelliti e radar, capterà ogni spostamento di imbarcazioni nel Mediterraneo in modo tale da intervenire preventivamente tanto nel preservare le frontiere europee da accessi non graditi, quanto nel salvare le vite di coloro che in Europa cercano rifugio.

Eurosur funzionerà in ottemperanza a quanto previsto dal diritto internazionale e non potrà soprassedere al principio del “non-respingimento”. Questo significa essenzialmente che gli Stati membri non potranno utilizzare i mezzi di FRONTEX per respingere aprioristicamente i migranti. Avranno tuttavia la potenzialità di intervenire in anticipo, quando queste imbarcazioni si trovano ancora in acque internazionali, per effettuare un censimento di coloro che “devono” essere accolti in base a quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati e di quanti, invece, “possono” essere respinti in quanto potenziali minacce alla sicurezza degli Stati membri e dell’intera Unione Europea.

Questo sistema di sorveglianza delle frontiere, inoltre, cementificherà la cooperazione intra-europea in merito allo scambio di informazioni, anche se il trasferimento di dati non potrà essere indiscriminato e dovrà essere considerato come un’eccezione rispetto alla legge europea in materia di protezione dei dati personali. Infine, queste informazioni riservate, scambiate o meno tra i Ventotto, non potranno essere cedute ad alcun Paese terzo in modo tale da preservare l’identità dei richiedenti asilo.

Eurosur sta già raccogliendo il caldo sostegno di quanti ritengono che un problema come quello dell’immigrazione non si può risolvere se non con la partecipazione di tutta l’Europa. A pensarla così è il Commissario europeo agli Affari Interni Cecilia Malmström che sottolinea, inoltre, come Eurosur sarà un valido sistema da utilizzare anche per contrastare altri traffici illeciti come ad esempio quello della droga, che affligge le tradizionali rotte che uniscono il Maghreb ai porti calabresi in Italia e soprattutto a quello Barcellona in Spagna.

La proposta di legge per l’inaugurazione del sistema Eurosur è stato adottato dal Parlamento Europeo con 479 voti favorevoli, 101 contrari e 20 astenuti. Il sistema entrerà in funzione in due fasi: la prima, quella del 2 dicembre 2013, coinvolgerà Bulgaria, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Finlandia; la seconda, a partire dal primo dicembre 2014, vedrà la partecipazione dei rimanenti Paesi membri. Essendosi già espresso a favore, questa proposta non rischia di essere respinta o rallentata dal Consiglio dell’Unione Europea. Rimane aperto l’interrogativo, se Eurosur risolverà il problema dell’immigrazione.

In foto l’isola di Lampedusa (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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2 comments

  1. In realtà Eurosur è bello che vecchio, del 2008: aspettava solo di essere regolamentato

    • Monica hai ragione, non è stato specificato, ma un attrezzo che resta in magazzino, quando poi viene messo in funzione, rappresenta comunque una novità! Questa, in sintesi, è stata la motivazione che mi ha portato ad omettere quel dettaglio.

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