martedì , 20 febbraio 2018
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Alzabandiera dell'operazione Barkhane in Chad nel 2014 - © US Army Africa Flickr

Francia, come cambia la presenza militare in Africa

Con il lancio dell’operazione Barkhane nel Sahel nel 2014 e la creazione delle Forze Francesi in Costa d’Avorio (FFCI) a gennaio, la Francia ha confermato la propria presenza militare in Africa, ma sembra aver spostato il suo baricentro verso la parte occidentale del continente.

La Francia in Africa

L’esercito francese, il primo per spese militari in Europa, è uno dei più presenti all’estero, soprattutto nei Paesi africani francofoni, in cui dispiega circa 10.000 unità, e su cui la Francia esercita un’influenza molto forte. D’altra parte, l’Africa è particolarmente rilevante perché vicina all’Europa, e le sue vicende si ripercuotono sul Vecchio Continente in termini di immigrazione, commercio e sicurezza.

Nell’ora post-coloniale la Francia ha conservato una rete di importanti basi militari e ha stretto accordi con le ex-colonie belga di Burundi, Ruanda e Congo. A lungo la base più importante è stata Gibuti, strategica per esercitare influenza anche in Medio Oriente. Nel 2001 però parte di Camp Lemonnier, ex-base della Legione Straniera, è stata ceduta in locazione agli Stati Uniti. Le forze stanziate a Dakar (Senegal), Libreville (Gabon) e Bamako (Mali) non si occupano solo della sicurezza, ma anche dell’addestramento delle forze nazionali, con cui conducono esercitazioni.

Françafrique o no?

La Francia ha ridotto la propria presenza in Africa negli anni ‘90, in seguito alle ambiguità sul suo ruolo nella crisi in Ruanda, sul supporto al dittatore dello Zaire Mobuto Sese Seko e dopo gli scandali legati alla compagnia petrolifera Elf ed alla vendita illecita di armi in Angola, della quale furono accusati personaggi di spicco della politica francese.

Sarkozy, da sempre contrario al concetto di “Françafrique”, mirò alla riduzione delle spese. Nel 2011, tuttavia, fu il primo a lanciare azioni militari contro la Libia, in cui la Francia ha forti interessi petroliferi. Hollande inizialmente ha optato per continuare i tagli. Nel 2013, però, 4.000 uomini sono stati inviati in Mali per una delle più grandi azioni militari francesi degli ultimi decenni e nel 2014 il Ministro della Difesa Le Drian ha parlato di un nuovo ruolo forte della Francia nell’Africa occidentale.

Gli ultimi trend

Nell’agosto 2014, infatti, è stata avviata l’operazione Burkhane, con 3.000 unità in Chad, Niger, Mali, Burkina Faso e Mauritania per una riorganizzazione delle forze francesi in funzione di contro-terrorismo. La scelta di N’Djamena come quartier generale è stata criticata in quanto la città è ad est rispetto all’epicentro di Al-Qaeda nel Maghreb, che opera nelle zone settentrionali di Mali e Niger e nel sud dell’Algeria. Il Chad, però, è l’unico Paese stabile nel Sahel, ha una buona infrastruttura militare, è vicino alla Libia ed è già intervenuto con successo in supporto alla Francia in Mali.

Da gennaio la forza Licorne, in Costa d’Avorio dal 2002, è stata sostituita dalle Forze Francesi in Costa d’Avorio e il Paese è divenuto “base militare operativa avanzata” per consentire alla Francia un intervento rapido nel continente e garantirle un appoggio logistico. La crescita dell’impegno francese è dovuta all’aumento della minaccia jihadista e al miglioramento delle relazioni con Senegal e Costa d’Avorio. La Francia, tuttavia, è stata più volte accusata di intervenire solo per proteggere i propri interessi, i suoi cittadini, le industrie, le banche e le risorse naturali. Il Paese ha forti legami commerciali con l’Africa, importante fornitrice di materie prime, in particolare petrolio e metalli, e soddisfa circa il 75% del proprio fabbisogno energetico grazie all’uranio proveniente da Niger, Repubblica Centrafricana e Gabon. La compagnia petrolifera francese Total ha giacimenti in Mali e in Libia.

Il Paese ora agisce anche in Stati anglofoni, come la Nigeria, per combattere Boko Haram e i gruppi jihadisti attivi in Sahel e nel sud del Sahara, aree in cui diversi cittadini francesi sono stati rapiti. L’azione francese è generalmente apprezzata dai governi locali, ma la politica di neutralità in Mali sta suscitando l’insofferenza sia del governo che dei ribelli Tuareg. I costi inoltre sono sempre più elevati e non si intravede una soluzione definitiva per garantire la stabilità regionale. D’altra parte, il continente sta attirando l’interesse di altre potenze: dagli Stati Uniti, preoccupati dalla possibilità che i terroristi jihadisti vi trovino rifugio, a Cina, India, Brasile e Turchia, che a partire dagli anni 2000 hanno espanso le proprie relazioni politiche e commerciali con l’Africa.

L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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