domenica , 19 agosto 2018
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Francia: a rischio la fornitura di navi Mistral alla Russia

A latere della crisi militare e diplomatica ucraina, un altro scontro, questa volta sul piano commerciale, rischia di accrescere le tensioni tra UE, Mosca e Washington: si tratta della vendita di due vascelli da proiezione e comando francesi classe Mistral alla Marina Militare della Federazione Russa.

Le Mistral sono portaelicotteri d’assalto anfibio con un tonnellaggio di 16500 t e con un raggio d’azione massimo di quasi 20000 km, in grado di ospitare sedici elicotteri, quattro lance da sbarco, diverse decine di mezzi terrestri pesanti e quattrocentocinquanta soldati. I primi esemplari, la Mistral e la Tonnerre, sono state consegnate alla Marine Nationale nel 2006.

Nel 2011, Mosca e Parigi hanno concordato la vendita di due Mistral (la Vladivostok e la Sevastopol) alla Rosoboronexport (agenzia di Stato russa che funge da intermediario per il commercio di materiale bellico o ad uso duale). Le due portaelicotteri dovrebbero essere consegnate tra la fine del 2014 e il 2015, per un costo totale di 1,2 miliardi di euro. La crisi in Crimea ha però portato a un rapido deterioramento delle relazioni tra UE e Russia, tanto da spingere il Ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ad affermare che – oltre alle sanzioni economiche e finanziarie imposte dai Paesi occidentali – un ulteriore coinvolgimento diretto della Russia in Ucraina avrebbe potuto portare alla cancellazione dell’accordo bilaterale sulle Mistral, salvo poi correggersi dopo ventiquattro ore, sostenendo come l’accordo rischiasse in realtà di essere sospeso e non cancellato.

Nonostante questo exploit, la posizione di Parigi nei confronti di Mosca è andata sempre più ammorbidendosi, tanto da portare il Ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian a sostenere la dubbia tesi che in realtà l’accordo consista nel vendere alla Russia due vascelli civili (in quanto disarmati) di cui l’acquirente può poi disporre come meglio crede. Pochi giorni fa, lo stesso Presidente François Hollande si è speso in favore dell’accordo commerciale, affermando che il contratto firmato nel 2011 non sarà messo in discussione. Alcune fonti vicine all’Eliseo hanno confermato, al contrario di quanto detto da Le Drian, che le due Mistral non saranno incluse nell’eventuale terzo livello di sanzioni contro Mosca.

Le motivazioni che hanno spinto l’esecutivo francese a non rinunciare all’accordo sono ben chiare e di natura prevalentemente economica, trattandosi di una commessa milionaria, alla quale potrebbe tra l’altro aggiungersi l’acquisto di altri due vascelli da parte di Mosca. Del resto lo stesso Ministro della Difesa russo Sergey Shoygu ha ricordato che, in caso di cancellazione della vendita, Parigi dovrebbe pagare una penale piuttosto salata.

La Francia subisce però pressioni da Washington e dalle altre capitali europee, dove la commessa delle Mistral ha suscitato diversi malumori. Già nel 2010, alcuni senatori repubblicani guidati da John McCain avevano inviato una lettera di protesta all’ambasciatore francese a Washington e Robert Gates (allora Segretario della Difesa) aveva manifestato il proprio disappunto. Lo stesso Obama non tralascerà certo la questione durante la visita programmata in Francia per commemorare il D-Day. In Europa, l’acquisto ha suscitato soprattutto le ire delle Repubbliche Baltiche, che hanno accusato la nascita di un pericoloso precedente qualora la Francia decidesse di vendere materiale bellico a un Paese che non rispetta i principi democratici e il diritto internazionale.

Le Mistral hanno in effetti un valore significativo per Mosca. Innanzitutto, da un punto di vista politico: si tratta della prima grande commessa militare russa dalla dissoluzione dell’URSS. In secondo luogo, da un punto di vista tattico: grazie alle Mistral, la Russia potrebbe ridurre la propria debolezza nel controllo delle aree costiere, potenziando le capacità di proiezione e penetrazione. Infine il contratto, grazie al trasferimento di know-how, permetterebbe a Mosca di rivitalizzare il proprio settore cantieristico navale, recuperando almeno in parte il gap tecnologico con l’Occidente.

Per ora non c’è ancora nulla di certo: probabilmente occorrerà attendere novembre (mese in cui è prevista la consegna della Vladivostok) per sapere quale sarà la decisione finale dell’Eliseo. Tuttavia, l’assenza di forti critiche interne e il rischio di tagliare gli oltre mille posti di lavoro legati alla costruzione delle due navi lasciano per ora poco spazio all’immaginazione.

 In foto, proteste cantiere navale  © Bernard Grua / Flickr 2014

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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