lunedì , 19 febbraio 2018
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Guerra di Crimea 3.0? Occidente e Russia tra dissimulazioni, compromessi e prove di forza

Scriveva Hans Morgenthau in Politics among Nations: “Nessuna diplomazia che si affidi unicamente alla minaccia dell’uso della forza può pretendere di essere intelligente e pacifica, ma nessuna diplomazia che conti solo sulla capacità di persuasione e sul compromesso merita di essere definita intelligente”. Questa citazione racchiude in sé buona parte degli avvenimenti che si stanno registrando in Crimea. Infatti, se da un lato troviamo Putin impegnato da tempo a dimostrare la forza della Russia e l’intenzione di difendere i propri interessi ovunque – a cominciare dall’Ucraina, dall’altro troviamo una presidenza statunitense assai poco assertiva e poco disposta a investire risorse e forza politica per contrastare il declino internazionale degli Stati Uniti. E poi c’è l’Europa.

I media già parlano di Guerra di Crimea in versione 3.0. Un’eventualità non molto diversa, nelle sue ragioni di fondo, dalle versioni precedenti. La prima del 988 d.C. a causa della conversione al Cristianesimo degli abitanti della penisola e la seconda del 1853-56 dovuta alla tutela degli interessi occidentali nei confronti degli ortodossi russi. Certo, non siamo più all’interno delle logiche bipolari e i giochi a somma zero sono forse passati di moda a Washington e nelle cancellerie europee, ma cosa non cambia è il concetto di “guadagni relativi”. Ecco dunque un Occidente non disposto a cogliere l’opportunità di ancorare a sé un altro tassello di Europa orientale. Un Occidente che consente alla Russia di continuare a esercitare un controllo che prevede solamente due dimensioni: quella autoritaria, quando va bene, e quella totalitaria, negli altri casi.

Alla luce della ritirata occidentale è davvero possibile la guerra? Sono di pochi giorni fa le rassicurazioni del Segretario di Stato americano John Kerry circa l’impegno degli Stati Uniti in difesa del nuovo corso europeista di Kiev. Si tratta evidentemente di dichiarazioni di deterrenza nei confronti di Mosca, per nulla intimorita dagli Stati Uniti, figurarsi dall’UE. Le rassicurazioni americane ricordano quelle anglo-francesi alla Polonia nel 1939. È chiaro che l’Occidente non può ammettere pubblicamente la ritirata. Meno chiaro, però, è perché stia dichiarando a Putin la volontà di agire attraverso il compromesso. Se davvero nessuna diplomazia che conti solo sulla persuasione e il compromesso merita di essere definita intelligente, gli occidentali stanno sbagliando i conti. L’Europa non ha nemmeno accennato una timida dichiarazione come quella americana. L’UE vuole l’Ucraina, ma la vuole a parametro zero.

Una visione massimalista della politica internazionale, secondo cui la pace si può assicurare solo con una potenza di fuoco superiore, sembra oggi fuori dai binari delle democrazie. Ciò che non si può nascondere però è che alla ritirata dell’Occidente non può seguire che un’avanzata della Russia. Spesso, questo ha significato sangue: la Georgia e l’Ossezia, del resto, non sono precedenti da sottovalutare.

Sembra da escludere che la Russia stia dissimulando movimenti ai confini ucraini e nella russofona Crimea solo per sedersi ad un tavolo negoziale in posizione di forza. Del resto va ricordato che la Crimea, anche alla luce del caos siriano, ospita l’unica base navale russa che può permettere proiettabilità nel Mediterraneo. Se i russi si stanno muovendo è perché vogliono riprendersi ciò che reputano loro, probabilmente non solo la Crimea, ma tutta l’Ucraina.

Se l’Europa ha deciso che non è ancora arrivato il momento di mettersi in proprio, facendo valere le proprie ragioni senza l’aiuto degli americani, l’Occidente non può che aspettare le mosse di Washington. La timida dichiarazione di Kerry e la debole posizione di Obama, a loro modo due simboli del declino americano, non sembrerebbero interpretabili come una “dissimulazione inversa”, ossia il dimostrarsi più deboli per prendere alla sprovvista Putin. Sembra trattarsi invece di un complesso manifesto di debolezza che, almeno sulla carta, non ha ragione d’essere.

In foto Barack Obama e Vladimir Putin al G8 in Irlanda (Wikicommons, 2013).  

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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4 comments

  1. Sig. Aldo, mi scusi, a chi si rivolge? Non voglio entrare nel merito delle tesi complottiste. Mi limito ad analizzare ciò che vedo. Prego solo di commentare adeguandosi ai canoni del buonsenso. Cordialità.

  2. L’Ucraina, come le rivoluzioni di primavera, sono fomentate dall’asse Obama/Europa.
    Hanno provato a buttare già Erdogan in Turchia, poi la Siria e messo a ferro e fuoco tutto il medioriente facendolo ricadere in mani peggiori delle precedenti. Siria, Turchia, Ucraina sono tutti pezzi importanti per la Russia e l’Europa li sta illeggittimamente destabilizzando travestita da rivoluzioni popolari.

    Solo la propaganda europeista, di stampo giacobino, può aver convinto la popolazione ucraina che valeva la pena fare la rivoluzione per entrare in Europa, quando in Europa fanno le rivoluzioni per uscirne.

    La Crimea non é stata invasa dalla Russia, ma anzi, la Russia é stata invitata dalla stessa a difendere il suo territorio dal colpo di stato europeista ucraino che ha ribaltato gli esiti di un governo legittimamente eletto.

    Le violenze? Ma perchè se ancdate davanti la Casa Bianca fomentando la piazza a entrarvi dentro per calciare a calci nel sedere Obama che succede? Regalano fiori? Li fanno saltare per aria dopo mezzo secondo.

    Speriamo che Putin dia il benservito all’Europa e a Obama

    • Quando leggo questi commenti, perdo la fiducia nel genere umano e mi sorge una domanda spontanea, ma davvero io e te apparteniamo alla stessa specie?

      • Ma sarà tanto lucida la tua analisi Aldo io sono più d’accordo con Franco, la rivolta è stata chiaramente FOMENTATA dagli occidentali in primis INGLESI ( la britannica insomma li come si chiama..) e Americani Ora dovrebbero prendere e invece di fare tanti discorsi mandare truppe per impedire l’avanzata di Putin.. non lo fanno allora facevano meglio a lasciare perdere.. invece di andare a mmetter il naso in casa altrui ( lo hanno di vizio): Gli ucraini li conosco bene sono sitanzialmente affini ai russi, quelli dell’est poi sono RUSSI. La crime a è sempre stata russa solo nel dopoguerra venne ceduta all’Ucraina ora se la vorrebbe pappare la Germania sfidando Russia emagari Cina suvvia …stiamo tranquillini che è meglio.. specialemnte noi Italiani ffacciamoci gli affari nostri sennò Vladimiro ci mette alla canna del gas altro che storie..

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