martedì , 14 agosto 2018
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I nebulosi orizzonti della difesa europea

L’implementazione della PSDC è stata al centro della riunione della sottocommissione difesa (SEDE) del Parlamento Europeo tenutasi nella giornata di ieri. Durante la seduta si è avuto modo di commentare il report annuale sulla Politica di Sicurezza e Difesa Comune, concentrandosi sull’analisi presentata dalla eurodeputata greca Maria Koppa volta ad ottenere una dichiarazione comune del Parlamento in vista del vertice di dicembre del Consiglio Europeo dove, appunto, si discuterà ufficialmente degli sviluppi di tale politica.

La deputata social-democratica del gruppo S&D ha riconosciuto un mutamento dello scenario geopolitico internazionale e il fatto che i singoli Stati membri non siano sufficientemente attrezzati per rispondere alle emergenti minacce provenienti da una realtà molto meno omogenea che in passato. Essa ha pertanto richiesto un update della Strategia di Sicurezza Europea (ESS) e ha inoltre auspicato un’autonomia strategica dell’UE che garantisca un’effettiva difesa del Vecchio Continente già a partire dagli strumenti messi a disposizione dal TUE di Lisbona. In linea con quanto espresso dal Consiglio Europeo del dicembre 2012, l’eurodeputata Koppa ha tracciato una triplice via: aumentare l’efficacia, la visibilità e l’impatto della PCSD; potenziare lo sviluppo delle capacità di difesa; rafforzare l’industria di difesa europea.A nostro avviso né la relazione della deputata greca, né le risposte fornite dai suoi colleghi hanno apportato nulla di nuovo nel dibattito sulla PCSD.

Uno dei pochi elementi degni di nota è il fatto che vi sia una percezione secondo cui la maggioranza della commissione SEDE sarebbe favorevole per una maggiore capacità di difesa da parte dell’Europa. Ciò si riverbera nei rapporti transatlantici dove una particolare rilevanza ha avuto la denuncia del Presidente della SEDE, Arnaud Danjean, che si è scagliato contro i deputati europei che, di fatto, concedono al Congresso americano la possibilità di disciplinare le politiche di difesa dell’UE attraverso la NATO.

Il vecchio discorso su un Quartier Generale permanente UE, che va avanti dal 2003-2004, è stato riproposto, così come sono state rispolverate le canoniche divisioni atlantiste ed europeiste: le prime che ritengono una forzatura la duplicazione di strutture già a disposizione dell’Europa in seno alla NATO; le seconde, invece, volte a difendere la sovranità europea dalle ingerenze di attori terzi. Una proposta interessante è stata quella presentata dalla ED, Gruppo Democratico Europeo, secondo cui occorre che a dicembre il CAE ponga le basi per un nuovo Headline Goal da portare a termine per il 2025. Nella roadmap che il CAE dovrebbe tracciare, dunque, si dovrebbe partire dalla constatazione dei punti di forza e dei punti deboli delle strategie di difesa dei Ventotto. Si è così ritenuto opportuno che una tale constatazione possa contribuire ad appianare le differenze tra gli Stati membri pur continuando sulla strada delle cooperazioni strutturate permanenti per coloro che hanno maggiori capacità e volontà di portare avanti l’idea di Europa nel dominio politico della difesa. Un altro tema dibattuto è quello relativo alle capacità civili e militari dell’UE. Una divisione si è potuta registrare tra quanti ritengono che l’UE si debba specializzare nella sua capacità di potenza civile e quanti, invece, ritengono che l’Unione debba sviluppare un hard power che garantisca autonomia, deterrenza ed efficacia nella difesa del continente.

Si è fatto poi cenno ad una possibile unione tra l’Agenzia Europea di Difesa (EDA), l’organo dell’UE deputato allo sviluppo delle capacità militari, e l’agenzia OCCAR, l’equivalente dell’EDA ma tra un gruppo ristretto di Stati membri. Questo permetterebbe lo sviluppo di capacità militari senza che la Turchia, che dovrebbe a breve diventarne membro, possa porre veti indebolendo la capacità europea di Ricerca e Sviluppo. Sinora Ankara ha infatti bloccato diverse iniziative europee in seno alla NATO e ciò potrebbe ripercuotersi anche nella OCCAR se la sua membership andasse in porto. Un ultimo aspetto affrontato è legato alla proposta di lanciare una divisione del Consiglio composta dai soli Ministri della Difesa, in quanto, ad oggi, essi si incontrano formalmente solo due volte all’anno a margine del CAE e un altro paio di volte in modo informale: quattro incontri in cui si capisce chiaramente quanto la difesa rientri marginalmente nell’agenda europea. Vedremo se il Consiglio Europeo di dicembre considererà la voce dell’Europarlamento.

In foto, mezzo navale dell’EU NAVFOR ATALANTA all’opera nelle acque della Somalia (© Rock Cohen – Flickr)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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