domenica , 19 agosto 2018
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Il Consiglio Europeo della difesa: un’occasione mancata?

“La difesa conta”. Con questa perentoria affermazione si aprono le conclusioni adottate al Consiglio Europeo che si sta svolgendo in queste ore a Bruxelles. Un vertice molto atteso perché esplicitamente dedicato, dopo molti anni, al tema del rilancio della difesa europea. L’Unione Europea infatti è sempre più concentrata sui temi economici e finanziari: anche i giorni precedenti il vertice odierno sono stati egemonizzati dalle notizie sull’adozione del Meccanismo unico di risoluzione in seno all’unione bancaria, argomento che immancabilmente ha chiamato in causa anche i leader riuniti a Bruxelles. Il punto era quindi comprendere quanto contasse effettivamente in questo quadro critico il settore della difesa: molto, ma non troppo. E non solo a causa della crisi economica.

Le parole d’ordine sono cooperazione, economie di scala e complementarietà con le strutture della NATO. Tre sono le priorità individuate dal Consiglio Europeo: aumentare l’efficacia e la visibilità della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), rafforzare l’industria europea della difesa e migliorare lo sviluppo delle capacità europee

Per quanto riguarda il primo aspetto, i capi di Stato e di governo hanno ribadito la peculiarità dell’approccio comprensivo europeo alle crisi internazionali, un approccio che concilia strumenti militari e civili. Tramite le PSDC, oggi l’UE dispone di 7.000 uomini impegnati in 16 missioni all’estero: la natura composita di tali azioni richiede però un ulteriore sforzo di coordinamento fra gli attori europei, per migliorare l’efficacia delle operazioni. Il Consiglio Europeo propone poi una revisione del ruolo dei Battlegroups, le forze di reazione rapida, in modo che siano più flessibili e facilmente utilizzabili. Tutto questo alla luce delle nuove minacce alla sicurezza europea, a cui l’Europa deve rispondere implementando nuove strategie di difesa in tempi brevi. Il CE preme dunque per la redazione dello EU Cyber Defence Policy Framework e di una Strategia di Sicurezza Marittima entro il 2014.

In riferimento all’industria della difesa, se ne riconoscono le ricadute positive in termini di crescita economica anche al di là dello specifico settore militare. L’obiettivo è costituire una Base Industriale e Tecnologica della Difesa Europea (EDTIB), per migliorare le capacità europee, ma anche favorire occupazione e investimenti. Ecco perché il mercato unico deve essere realmente competitivo, anche in questo settore.

E non è casuale che l’attenzione del CE si sia concentrata sullo sviluppo di tecnologie dual-use, che hanno applicazione sia nel settore militare che in quello civile. Devono aumentare gli investimenti comuni in questo settore, legando questa strategia anche ai piani di innovazione tecnologica di Horizon 2020. Un mercato unico richiede poi standard e metodi di certificazione condivisi, così come di un forte sostegno al sistema delle piccole e media imprese, che costituiscono una componente importante dell’industria della difesa: è necessario aprire alle PMI anche le fasi più delicate della supply chain di questo settore.

Le divisioni politiche più significative si sono però verificate con maggior forza sul tema delle capacità di difesa europee, la terza priorità del CE. È stata la Gran Bretagna a porre un freno alle ambizioni di altri Paesi in questo ambito, deludendo coloro che si aspettavano novità sostanziali dal Consiglio Europeo. È stato il Primo Ministro David Cameron a porre subito le cose in chiaro, ancora prima dell’inizio del vertice. Di fronte ai giornalisti che lo attendevano all’entrata, Cameron ha ribadito la contrarietà britannica a qualunque idea di “esercito europeo”, ossia di qualsiasi capacità militare intimamente europea, che è “sbagliata”, mentre la cooperazione è “giusta”. Una posizione ribadita anche dal Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen, invitato dallo stesso Cameron al vertice per rivendicare la centralità della NATO nella difesa europea.

Così le conclusioni non sono molto ambiziose in materia: si richiama allo sviluppo di nuove capacità condivise nel settore dei droni, cyber security, comunicazione satellitare e Air-to-Air refuelling capacity, per sfruttare nuove economie di scala. Ma l’opposizione britannica ha bloccato la proposta supportata da Francia, Spagna, Italia, Polonia e Germania della creazione di una flotta di droni acquistata e gestita direttamente dall’Unione.

Siamo dunque alle solite: nessun ‘big push’ per la difesa europea. Solo le solite divisioni.

In foto il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e il Segretario Generale della NATO  Anders Fogh Rasmussen al Consiglio Europeo di ieri (Foto: Council of the European Union)

Per saperne di più:

“Difendere l’Europa. I dilemmi e le opportunità della difesa europea”, mensile di Europae,  n. 8,  dicembre 2013. 

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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