venerdì , 17 agosto 2018
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Il PE agli Stati Uniti: “Gli amici non spiano gli amici”

Si è tenuta nella giornata di lunedì 18 novembre una riunione della commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo. All’ordine del giorno, oltre alla relazione sulla visita di una delegazione del Parlamento Europeo in Palestina, figurava anche il rapporto su un’analoga visita negli Stati Uniti. Quest’ultimo, firmato da Elmar Brok, Presidente della commissione AFET e capo della delegazione negli Stati Uniti, ha avuto al centro le recriminazioni europee per gli atti di spionaggio degli Stati Uniti a carico di diverse personalità di spicco della politica europea.

Durante il viaggio della delegazione europea a Washington, tenutosi dal 27 al 30 ottobre, i membri del Parlamento Europeo hanno cercato di ottenere dal Congresso informazioni riguardo le rivelazioni diffuse da Edward Snowden. Gli statunitensi hanno replicato ribadendo il blocco delle attività di spionaggio ai danni di cittadini in Europa, attività che non rientra nemmeno nei piani futuri, pur senza confermare o smentire che una simile politica sia stata perpetuata nel recente passato.

Il parlamentare britannico Claude Moraes ha poi richiesto ai responsabili dell’intelligence statunitense quale ruolo abbiano giocato le analoghe agenzie europee nel fornire informazioni classificate. Dal canto suo Keith Alexander, il direttore della National Security Agency americana, agenzia al centro dello scandalo Datagate, ha smentito ogni coinvolgimento della stessa, contraddicendo quanto trapelato dalle rivelazioni di Snowden. La delegazione europea, non convinta dalle sue parole, ha addirittura paventato la possibilità di rappresaglie in campo economico, come la sospensione dell’accordo “Safe Harbor”, relativo ad uno scambio di informazioni UE-USA che aiuterebbe circa 4200 aziende statunitensi ad operare sul suolo europeo.

Una situazione tesa, dunque, che tuttavia non inibisce lo scambio di informazioni in materia di sicurezza e difesa tra le due sponde dell’Atlantico, che rimane comunque un obiettivo condiviso. Infatti, sempre nella giornata di lunedì, la Commissione AFET ha discusso una proposta di collaborazione con gli Stati Uniti riguardo un incremento delle attività di anti-terrorismo, che prevederebbe un uso maggiore delle nuove tecnologie di videomonitoraggio, al fine di prevenire atti criminali di tipo stragista.

Questo malgrado il Datagate abbia certamente danneggiato la fiducia europea nei confronti degli americani e un ipotetico uso massiccio di tali tecnologie incontri il parere negativo della società europea, che verrebbe così privata delle proprie caratteristiche democratiche e pluralistiche, a favore di un rapporto tra privacy e sicurezza troppo inclinato verso quest’ultima. Considerate anche le attuali disposizioni a tutela della protezione dei dati personali, l’UE dovrebbe predisporre un impianto giuridico apposito, per rispondere all’eventualità che i propri cittadini risultino vittime di un uso improprio delle informazioni raccolte da questo nuovo sistema di sorveglianza di massa. 

Nonostante la sicurezza nazionale sia competenza esclusiva degli Stati membri, l’UE ha comunque il compito di sviluppare al suo interno un sistema di difesa dalle attività di spionaggio di Stati terzi, Stati Uniti compresi. Diritto di rivalsa e tutela dalle intercettazioni esterne costituirebbero così  un impegno da parte dell’Unione Europea nei confronti dei propri cittadini, che potrebbero in cambio rinunciare ad una fetta della propria privacy in nome di una maggiore sicurezza e prevenzione di atti terroristici. 

In sostanza, l’UE ritiene importante rafforzare le relazioni transatlantiche in materia di anti-terrorismo ma, proprio in virtù di quanto recentemente successo, giudici ancora più importante che questa cooperazione sia ben definita e rispettosa del diritto internazionale, oltre che dei rispettivi ordinamenti giuridici interni. Viene infatti denunciato dall’UE che il caso Datagate, oltre a ledere la libertà dei cittadini europei, limiterebbe anche quella degli americani, intercettati in modo maggiore rispetto a quanto concesso dal quarto emendamento della costituzione americana.

L’UE ritiene fondamentali, ad esempio, il diritto dei cittadini di entrambe le sponde dell’Atlantico di rivolgersi senza discriminazioni ai tribunali dei Paesi alleati, qualora vittime di intercettazioni illegali. Viene richiesta anche una maggiore trasparenza, nel caso in cui un cittadino europeo sia accusato di attività di terrorismo negli Stati Uniti. Ma soprattutto si chiede un segnale agli Stati Uniti: una distinzione tra alleati e avversari.

(Foto: European Parliament)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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