domenica , 25 febbraio 2018
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Il presidente Traoré al Parlamento Europeo: il Mali vede l’uscita dal caos

A più di un mese dall’inizio della European Union Training Mission in Mali, operazione volta a addestrare le truppe dell’esercito maliano e, contemporaneamente, ad affiancare il contingente militare francese (Opération Serval), la situazione complessiva nel paese sembrerebbe essere drasticamente migliorata. Le truppe in opposizione al governo centrale del Presidente ad Interim Dioncounda Traoré sono state confinate nella parte settentrionale del territorio maliano e le prossime elezioni presidenziali sono state programmate per il 7 luglio di quest’anno.

Proseguendo nel trend positivo, il 25 aprile, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione riguardante la stabilizzazione del Mali, UNSCR 2100, approvando il dislocamento entro il primo di luglio di un contingente di 12,600 effettivi a fronte di una nuova missione di peacekeeping nel continente africano (Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali – MINUSMA). I nuovi sviluppi sono stati accolti positivamente dal presidente Traoré, il quale, ospite del Parlamento Europeo nella giornata di mercoledì, ha più volte ribadito l’importanza della questione maliana non soltanto per il contesto di stabilizzazione regionale, ma soprattutto per le ripercussione sul panorama mondiale.

Terrorismo e criminalità organizzata (traffico di droga, d’armi e di uomini), cause prime, a detta del Presidente, della crisi sono problemi che per quanto ramificati a livello statale-regionale, hanno gravi ripercussione sul contesto globale, e che per tale motivo necessitano un impegno continuo e costante della comunità internazionale per essere affrontate e risolte. Incalzato dalle domande dei parlamentari europei sulla questione inerente la possibilità di una maggiore autonomia amministrativa del nord del Paese, il Presidente ha più volte ribadito che la crisi non è parte di un più ampio tentativo di secessione da parte del tribù del nord e dei movimenti indipendentisti, ma che il principale fattore destabilizzante sia riconducibile al fenomeno del terrorismo internazionale, jihad globale e movimenti islamisti.

Grossi passi in avanti sono stati compiuti e sembrerebbe che il problema “terrorismo” se non completamente risolto, sia stato drasticamente ridimensionato. Il supporto alle due missioni di peacekeeping (MINUSMA e AFISMA) sembrerebbe essere ampio e condiviso, così come l’afflusso di denaro nel paese indirizzato a progetti di economici di ammodernamento e stabilizzazione, come testimoniato nel corso della conferenza dei donatori cui il  Presidente Traoré ha partecipato martedì a Bruxelles. Nonostante questi impegni, rimangono ancora aperte alcune importanti questioni: la gestione e il risultato delle prossime elezioni (preoccupa l’alto numero di sfollati e problematiche inerenti la costituzione dei seggi); il coordinamento di tutti gli attori internazionali operanti in Mali (Nazioni Unite, Unione Africana,Unione Europea, ECOWAS, ed attori privati); ultima ma non meno rilevante, il grado di “etnicità” della crisi percepito come un possibile accelerante per nuove e future crisi nel nord del Paese.

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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