giovedì , 22 febbraio 2018
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Il premier britannico David Cameron alle Nazioni Unite © Number 10 - www.flickr.com, 2011

ISIS: ONU e UE all’opera per controllare il reclutamento

Il 24 settembre, durante una sessione speciale del Consiglio di Sicurezza (CDS) delle Nazioni Unite è stata adottata all’unanimità una risoluzione riguardante l’approccio da tenere nei confronti del fenomeno dei Foreign Terrorist Fighters (FTFs), cioè quei cittadini di Paesi per lo più occidentali che decidono di entrare a far parte di organizzazioni come ISIS o Al-Nusra. La risoluzione è il risultato dell’azione diplomatica di Stati Uniti, Gran Bretagna e, in parte, Francia, i quali, essendo i Paesi politicamente più colpiti dalle azioni dei FTFs, hanno coordinato le proprie mosse in modo da far convergere gli interessi della comunità internazionale verso tale risoluzione.

Erano ormai alcune settimane che Stati Uniti, Paesi europei e membri della Lega Araba discutevano delle misure concrete da adottare. Il risultato? Una vera offensiva diplomatica che ha preso luogo durante l’apertura della 69° Assemblea Generale a New York. Infatti, poco prima del suo discorso inaugurale, Barack Obama ha annunciato l’inizio degli attacchi aerei contro ogni postazione dell’ISIS in Iraq e soprattutto in Siria. In un secondo momento, alcuni giorni dopo, il CDS, durante una riunione abbastanza tesa a cui ha partecipato anche Herman Von Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo, ha adottato la risoluzione di cui sopra.

Infine, sia il Primo Ministro Britannico David Cameron che quello danese Helle Thorning-Schmidt hanno tenuto un discorso di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite durante il quale indicavano ragioni, strumenti e prospettive riguardanti il fenomeno dei FTFs e più in generale riguardo a gruppi come l’ISIS. Secondo quanto affermato dai due Primi Ministri, e ripetuto anche dallo stesso Obama, la risposta al fenomeno ISIS deve essere “globale” e colpire le radici che alimentano le fila di tale organizzazione. Ecco quindi giustificate – a parer loro – le incursioni militari in territorio siriano e iracheno, nonché la risoluzione del CDS. In particolare, quest’ultima, essendo stata adottata ai sensi del Capitolo 7 della Carta ONU, e quindi vincolante, dovrà essere applicata da tutti gli Stati membri, compresi i membri dell’UE. Nello specifico, la risoluzione punta a rafforzare la rete di controllo globale dei confini nazionali, chiedendo agli Stati di ottenere informazioni anticipate da parte delle linee aeree operanti sul proprio territorio sui passeggeri in partenza e in transito verso determinati Paesi o regioni del mondo.

Non solo, la risoluzione prevede anche la possibilità di includere nella cosiddetta “Al-Qaeda Sanctions List” (la lista delle sanzioni  a carico di personalità legate al terrorismo) tutti coloro che finanziano o facilitano il movimento dei FTFs. Questo ha certamente un forte impatto nei Paesi europei dai quali sono partiti centinaia di combattenti, soprattutto nei Paesi con grandi comunità musulmane e negli Stati dei Balcani.

Dubbi rimangono circa la reale efficacia di tale risoluzione: infatti, come ha ricordato anche il Primo Ministro Irakeno al-Abādī, le risoluzioni del CDS, una volta adottate, devono anche essere concretamente applicate. Ferma restando la volontà di Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna o Francia di porre fine al fenomeno dei FTFs , quello su cui manca chiarezza – come spesso accade – sono le modalità attraverso cui l’Unione Europea tenterà di rendere operativa tale decisione del supremo organo ONU. È infatti importante sottolineare come la legislazione sui controlli aeroportuali è in parte responsabilità anche delle istituzioni europee: un applicazione della risoluzione dovrebbe vedere l’adozione di un quadro unico europeo, includendo anche la reticente Gran Bretagna. Per il momento non si hanno notizie dalla Commissione Europea, ma se il flusso di FTFs dovesse continuare, forse si assisterà ad importanti cambiamenti della legislazione di riferimento.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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