martedì , 20 febbraio 2018
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ISIS

ISIS: USA, Iran e Arabia Saudita alleati contro il Califfato ?

Per quanto ancora non si sia arrivati allo scontro decisivo, l’ascesa dell’ISIS e del neo proclamato Stato Islamico sembrerebbe essersi momentaneamente arrestata. Il sostegno degli Stati occidentali, espresso nuovamente durante il vertice dell’Alleanza Atlantica in Galles (5 e 6 settembre), continua saldamente ad affluire verso le non più così disorganizzate truppe regolari irachene. Lo stesso si potrebbe affermare per i più consistenti aiuti militari forniti in diversa misura dagli Stati europei alle formazioni dei peshmerga nel centro-nord, alle rinvigorite truppe irachene e indirettamente alle milizie sciite provenienti dal centro-sud. Oltre l’approccio statunitense più diretto, mirato ad un impiego chirurgico della forza aerea sul territorio iracheno, gli aiuti indiretti forniti da Germania, Italia, Croazia ed altri Paesi europei sembrerebbero aver bilanciato gli schieramenti sul campo di battaglia. La situazione rimane comunque lontana da una soluzione.

L’espansione dell’ISIS e la formazione di una protostorica forma di Califfato continuano a minacciare seriamente l’intera regione, con “metastasi” che incominciano a formarsi nei più prossimi confini libanesi e sauditi, ma anche su scala più globale, minacciando Maghreb, India e Indonesia. Intensificatasi sia per l’assenza del diretto competitor, al-Qaeda, sia per le forti ingerenze degli Stati occidentali, l’espansione dell’IS continua a destare forti preoccupazioni.

Sebbene essa non abbia più luogo in Iraq, dove il momentum e la spinta iniziale dei mesi scorsi sembrerebbero essersi esauriti a vantaggio di una riconquista delle forze irachene, continua attraverso reti tutt’altro che lineari. Braccato dalle bombe statunitensi e dalla riorganizzata resistenza irachena, il Califfato ha bisogno di espandersi, di prolungare le sue appendici su nuovi territori, nuove armi, nuove munizioni, seguendo lo stesso modus operandi fatto di razzie e saccheggi,  che ha permesso nei mesi scorsi una sua veloce avanzata. Precluso l’oriente e il Golfo Persico, non resta che volgere lo sguardo ad Ovest, nel senso più ampio del termine.

Le negoziazioni in corso fra Arabia Saudita e Iran, quest’ultimo sempre più coinvolto nella crisi, come dimostrano le fotografie pubblicate dal quotidiano France24 riguardanti la presenza nel sud dell’Iraq del Generale Soleimani, comandante delle brigate al-Quds, sembrano precludere qualunque discesa verso la penisola araba o il Golfo.  Inoltre, diverse fonti sembrerebbero confermare che proprio la Suprema Guida, l’Ayatollah Ali Khamenei, si sia dimostrato favorevole verso una più aperta cooperazione-coordinazione con le forze statunitensi contro lo Stato Islamico, nonostante tale notizia sia stata successivamente smentita dal Ministero degli Affari Esteri iraniano.

A tali evoluzioni regionali, si aggiungono ulteriori provvedimenti intrapresi dai Paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Parzialmente disorientata dal raggiungimento di un cessate il fuoco in Ucraina, la NATO ha subito voltato pagina annunciando la creazione di una core coalition volta ad intensificare il numero di attacchi aerei in territorio iracheno, ribadendo comunque la non volontà di un intervento di terra. Rimangono comunque dubbi i risultati di una tale strategia, come sottolineato dal premier inglese David Cameron e dal Presidente François Hollande, quest’ultimo più propenso ad una strategia onnicomprensiva,  che non escluda, secondo alcune fonti, un potenziale intervento militare diretto.

Nonostante ciò, i pericoli più grossi posti dalle “metastasi” islamiste rimango più direttamente connessi al Libano e all’azione di singoli terroristi o cellule insediatisi nelle metropoli occidentali. Il confine più orientale del Paese dei cedri continua ad essere direttamente coinvolto nella lotta contro ISIS, e succursali sunnite insediatesi nel paese (al-Nursa sembrerebbe essere una di queste). Due soldati dell’esercito libanese, uno sunnita e l’altro sciita, sono stati recentemente decapitati dopo essere stati catturati durante gli scontri limitrofi alla città di Arsal, nella valle della Bekaa. I combattimenti sembrano inoltre essersi inaspriti con l’entrata in guerra dei miliziani di Hezbollah, decisi a prendere in mano le redini della resistenza libanese nell’ipotesi di un eventuale sconfinamento degli islamisti. Riguardo la più indiretta minaccia contro le città occidentali, diverse governi hanno previsto misure più stringenti in merito alla sicurezza e alla libertà di movimento , Gran Bretagna e Stati Uniti in primis.

In foto, ritratto di Al-Baghdadi (Thierry Ehrmann – Flickr 2014)

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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