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Al-Shabaab
Addestramento all'individuazione e disattivazione di esplosivi in Kenya - US Army Africa Flickr 2011

Islam e terrore: la trasformazione di Al-Shabaab

Dopo gli attentati di Parigi e Copenaghen, la comunità internazionale ha preso coscienza che il terrorismo è una minaccia concreta e che la formazione della sue cellule è ormai incontrollata. I gruppi estremisti attivi in Africa non sono solo lo Stato Islamico, Al Qaeda e Boko Haram, autore di numerosi massacri in Nigeria. Tra le organizzazioni terroristiche più radicate e pericolose si aggiunge quello degli insorti somali di Al-Shabaab.

Le radici del movimento

Al-Shabaab nasce in Somalia tra il 2005 e il 2006. In lingua somala shabaab vuol dire giovani, in quanto i seguaci sono per lo più ragazzi che hanno iniziato l’addestramento in giovane età. Il Paese in cui operano, la Somalia, è attualmente considerata uno Stato fallito, dopo la sanguinosa guerra civile iniziata nel 1991. L’assenza di controllo sul territorio da parte del governo somalo ha permesso la nascita e la formazione di numerose milizie in lotta tra loro, tra cui Al-Shabaab, considerato l’ala radicale dell’Unione delle Corti Islamiche.

L’obiettivo principale delle Corti Islamiche era il rovesciamento del Governo Federale sostenuto dagli Stati Uniti, la cacciata degli stranieri e la diffusione della legge islamica. La loro sconfitta nel 2006 ad opera delle forze governative ha portato alla nascita di Al-Shabaab, formata dalla loro ala più estrema. L’organizzazione, secondo un’analisi della BBC, vanta 9.000 militanti ed era riuscita in poco tempo a imporre il suo controllo su parte della Somalia, soprattutto quella meridionale.

La controffensiva somala

Nel 2009 i guerriglieri controllavano otto regioni, inclusi due aeroporti e tre aree portuali. Oggi la milizia ha perso gran parte dei propri territori, a causa della nuova offensiva governativa (l’Operazione Linda Nchi, avviata nel 2011 e condotta di concerto con le truppe keniane), ma anche dei dissidi interni (iniziati soprattutto nel 2013, tra i sostenitori di Godane e quelli di Abu Mansur) che ne hanno minato la coesione. Il governo di transizione ha quindi potuto riconquistare parte dei territori del sud e catturare un numero cospicuo di guerriglieri.

Lo scorso 12 marzo inoltre, il Pentagono ha annunciato l’uccisione, con l’uso di un drone, di uno dei leader di Al-Shabaab, Adnan Garaar, ideatore strategico degli attacchi di Nairobi del settembre 2013. Malgrado la perdita di potere, Al-Shabaab rimane ancora la principale cellula africana di Al Qaeda. Nel 2012 infatti, con un annuncio video, l’ex leader Godane (uscito vincitore dalla lotta fratricida), aveva promesso obbedienza (bay’at) al capo di Al Qaeda Al-Zawahiri, sposando l’obiettivo di sconfiggere gli infedeli e imporre la legge islamica e la conversione forzosa.

I legami con l’Europa

Meno noti sono i rapporti tra Al Shabaab e Boko Haram, che, pur condividendo ideologie simili, non hanno mai dichiarato formalmente la loro alleanza. Prospettiva che sembra allontanarsi dopo l’adesione di Boko Haram all’ISIS. La linea d’azione di Al-Shabaab si basa sulla conduzione di attentati in Somalia e nei Paesi limitrofi, tra cui il Kenya. Nel dicembre 2014 alcuni attentati hanno portato all’uccisione di alcuni caschi blu dell’UNISOM. Numerosi e violenti anche gli attacchi in territorio keniota.

Non mancano però anche i legami col Vecchio Continente. Soprattutto nella penisola scandinava (Norvegia e Svezia), che negli anni della guerra civile aveva accolto migliaia di rifugiati somali. Alcuni dei discendenti di questa diaspora, pur all’interno di una comunità ben integrata, sembrano subire il fascino dell’ideologia estremista di Al-Shabaab. Sarebbe infatti relativamente elevato il numero di cittadini norvegesi, danesi e svedesi partiti negli ultimi anni alla volta della Somalia per unirsi al jihad.

Cambio di strategia

Gli ultimi attacchi a Mogadiscio ed in Kenya sembrano dimostrare un cambio di strategia in seno all’organizzazione. Molti analisti sostengono che gli attacchi siano un metodo per mascherare la perdita di controllo sul territorio. Una svolta che potrebbe rafforzarsi nel futuro, trasformando quindi Al-Shabaab da organizzazione tesa a controllare un territorio (più assimilabile quindi, come organizzazione terrorista, all’ISIS), ad una che agisce con cellule isolate (più vicina quindi ad al Qaeda, cui è affiliata) e che non riuscendo ad avere una base territoriale solida recupera credibilità con l’attivismo e il reclutamento su internet, canale molto più utilizzato anche per la propaganda. Una svolta che ne varierebbe gli obiettivi, non la pericolosità.

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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