martedì , 20 febbraio 2018
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La difesa europea: nuovi tentativi di condivisione delle risorse

In vistadel Consiglio Europeo di dicembre sul futuro della politica di difesa e sicurezza comune dell’Unione Europea, il 19 novembre si è riunito presso la sede della Commissione Europea il consiglio direttivo dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA). Quattro le tematiche principali in agenda: Air-to-Air Refuelling Capabilities (capacità di rifornimento in volo), Remotely Piloted Aircraft Systems (UAV o, più comunemente, droni), gestione condivisa delle strutture di comunicazione satellitari e cybersecurity. A queste, si sono aggiunte in corso d’opera altre due questioni inerenti l’industria europea della difesa: nello specifico, l’attuazione di un piano comune per la ricerca e l’innovazione in apparecchiature e settori ritenuti critici e la creazione di un framework normativo condiviso per la certificazione dei velivoli militari (European Military Airworthiness Requirements – EMARs).

La sessione si è concentrata sulla ricerca di un sentiero comune per l’attuazione degli ormai ben noti processi, o meglio “tentativi”, di pooling and sharing nei settori sopra elencati, soprattutto vista la continua revisione in negativo delle spese militari. Riprendendo un concetto affermato qualche anno prima in ambito NATO (la “smart defence” del Summit di Chicago 2012), una più continua e coerente condivisione di alcuni equipaggiamenti e strutture porterebbe a un incremento ugualmente condiviso di operabilità e risparmio sia delle singole entità nazionali, che dell’Unione in toto. In quest’ottica, non solo si risparmierebbero ingenti risorse dei singoli bilanci nazionali, ma in aggiunta si fornirebbe la possibilità a tutti gli Stati dell’Unione, taluni incapaci di affrontare i costi proibitivi di alcuni programmi, di usufruire ugualmente di queste apparecchiature tramite contratti di leasing. Emblematico risulta a tal proposito il caso dell’Air-to-Air Refuelling (AAR) discusso proprio nella giornata di martedì 19.

La premessa è data dalle incontestabili lacune europee nel settore, ampiamente dimostrate dalla crisi kosovara del 1998 e da quella libica del 2011: i compiti di AAR sono stati svolti in entrambe le occasioni dai tanker statunitensi (una flotta di più di 550 unità su tre linee diverse di produzione), i quali hanno rifornito in volo i velivoli delle forze armate europee in più di una occasione, permettendone in questo modo la piena operabilità. Ad oggi il quadro complessivo non sembra in alcuno modo essere mutato: nonostante alcuni Stati abbiano incrementato le loro capacità nel settore (Regno Unito, Francia, Germania e Italia in primis), alcune particolarità tecniche (bocchettoni di rifornimento incompatibili fra di loro) e il numero esiguo dei vettori rendono difficile un’ottimale utilizzo delle risorse a livello di Unione.

Gli intenti di pooling and sharing proposti dall’EDA già nel 2011 e ribaditi nella riunione di martedì scorso sembrerebbero dare un’efficiente ed efficace soluzione al problema. Un incremento della capacità complessiva, una riduzione della frammentazione delle flotte e un’ottimale utilizzo degli assetti sarebbero i tre obiettivi di breve periodo, a cui ne farebbe seguito un quarto di natura più globale, inerente la creazione entro il 2020 di una European strategic Multi-Role Tanker Transport (MRTT). Il risparmio sarebbe garantito e l’operabilità assicurata a tutta l’Unione. Il progetto però, senza dubbio ideale nella sua produzione cartacea, sembrerebbe scontrarsi con la realtà di fondo che caratterizza tutta la querelle sulla difesa comune.

Sia che si parli di AAR o che si faccia riferimento ai satelliti, ai droni, o alla produzione militare industriale europea, l’eterogeneità di equipaggiamenti, mezzi e dotazioni fra gli Stati europei rimane un fatto e la reticenza di quest’ultimi a modificarlo una costante. Per scelte politiche, per ragioni storiche o per la sensibilità del settore, ogni Stato membro continua a possedere “mezzi e materiali” di produzione nazionale. Gli ultimi anni non sembrerebbero dimostrare un’ inversione del trend. La crisi economica poi, non sembra far altro che consolidare queste posizioni sulla scia della difesa degli interessi industriali nazionali. Che si possa anche in queste condizioni arrivare a delle soluzione condivise è nell’interesse di tutti, ma che questo si possa ottenere uscendone tutti vincitori sembrerebbe al quanto improbabile.

(Foto: European Defence Agency) 

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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