mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix

La non coordinazione degli interventi in Mali: il Paese conteso tra UE, ONU, Unione Africana e ONG

Il 24 aprile scorso un nuovo e importante passo è stato compiuto dalle Nazioni Unite nell’ottica di trovare una soluzione stabile, condivisa e definitiva alla crisi maliana scoppia agli inizi del 2012Il Consiglio di Sicurezza ha infatti adottato una nuova risoluzione, UNSCR 2100, e ha avviato i preparativi per il dispiegamento di una missione internazionale di peacekeeping.

Dal 1 luglio e per i successivi 13 mesi, sarà dispiegato in Mali il contingente della missione di peacekeeping internazionale dell’ONU, MINUSMA. Ne faranno parte 11.200 militari (molti di essi confluiranno in MINUSMA dalla precedente missione dell’Unione Africana, AFISMA, lanciata ai sensi della risoluzione 2085) e 1.440 poliziotti e avranno il compito di supportare il rafforzamento delle istituzione governative e portare a compimento il processo di riforma del settore della sicurezza. Allo stesso tempo, la Francia del Presidente François Hollande ha annunciato l’inizio del ritiro dei propri contingenti, prevedendone una riduzione di circa mille unità.

Fonte: Stratfor

Nonostante gli impegni assunti e le grandi aspettative che l’hanno caratterizzata, quest’ultima risoluzione di certo non rimuove gli interrogativi che, sin dai primi mesi del 2013, si sono presentati e ripetuti in merito alle effettive capacità degli interventi in Mali di avere successo. Come più volte ribadito durante la sessione plenaria di mercoledì 12 giugno al Parlamento Europeo, le preoccupazioni in merito al futuro del Paese sono ancora numerose e incalzanti. Quello che sembra rimanere il punto più preoccupante è l’effettiva capacità di coordinare e dirigere l’elevato numero di attori internazionali coinvolti e di non disperdere e focalizzare gli sforzi di questi ultimi verso l’end state stabilito sin dall’inizio della crisi.

Inoltre, la difficoltà nel valutare l’operato finora compiuto dai diversi contingenti rende da una parte difficile l’ottimizzazione delle risorse impiegate e, dall’altra, complica la corretta amministrazione dei futuri aiuti economici. Se da un lato sembrerebbe che la fase di combattimento sia ormai agli sgoccioli (per quanto questa possa essere una fase transitoria come dimostrato dal carattere “intermittente” delle insurgency in Afghanistan e Iraq), numerose ombre rimangono sul problema del ricongiungimento politico delle popolazioni del Nord con il governo centrale e il resto del Paese. Avviare e sostenere il processo di pacificazione tra Nord e Sud del Paese e garantire una stabilità politica sulla base di principi democratici e su di una rinnovata unità territoriale, sembra infatti ancora un obiettivo difficilmente raggiungibile.

Mentre le truppe francesi rimaste in Mali continuano a eliminare le ultime sacche di resistenza nel Nord, a circa 60 km dalla capitale Bamaco, presso la struttura militare di Kouli Koro, oltre 6.000 tra ufficiali di esercito e polizia continuano ad essere addestrati dalle truppe della EUTM (European Union Training Mission), pienamente operativa dal 2 aprile e con un mandato di circa 15 mesi. I 550 tra istruttori e militari adibiti a compiti di force protection provengo da 22 Paesi europei e sono comandanti dal generale francese François Lecointre e dal suo secondo, il colonnello italiano Stefano di Sarra.

A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali in Mali, previste per il 24 di luglio, il quadro generale continua a non essere dei più floridi. Il Paese è ancora nel caos, soprattutto per ciò che concerne gli aspetti legati alla sicurezza delle persone: sono infatti ancora numerosissimi gli sfollati e i rifugiati nei Paesi confinanti. Dal punto di vista climatico, l’avvicinarsi della stagione torrida rende maggiormente necessario un rapido intervento umanitario volto a limitare gli effetti di probabili carestie. In merito a questo problema sono state sono state molte le dichiarazioni dei membri del Parlamento Europeo, soprattutto volte a sottolineare il pericolo che malnutrizione e povertà possano aumentare il rischio di epidemie.

Nonostante l’impegno e il sostegno che la popolazione maliana riceve da organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative, la situazione continua ad essere allarmante, soprattutto guardando al bassissimo grado di coordinamento fra tutti gli attori coinvolti. Non in ultimo, il ritiro del contingente francese, previsto a breve, lascia grossi interrogativi sulla capacità degli attori coinvolti di mantenere l’attuale situazione di pace, mentre resta sullo sfondo, forse non troppo in lontananza, la minaccia di una nuova fase insurrezionale.

In foto il Generale Lecointre in conferenza stampa a Bamako, in Mali. (Foto: European External Action Service)

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

Check Also

Qatar

La crisi in Qatar: le richieste saudite e i nuovi equilibri in Medio Oriente

E’ ancora in una fase di stallo la crisi nel Golfo tra quattro Paesi arabi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *