venerdì , 17 agosto 2018
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Aerei NATO nei cieli della Norvegia © US Air Force - www.flickr.com, 2013

La Svezia pensa alla NATO e la Russia protesta

Circa duecento anni senza alcuna intrusione straniera nel proprio territorio. Questo è il bilancio della politica della Svezia in campo militare e diplomatico degli ultimi due secoli. L’idilliaca situazione del Paese nordico pare, però, essere suscettibile di cambiamenti, almeno stando alle notizie degli ultimi giorni circa movimenti russi sui confini settentrionali, cui si aggiungono le poco pacifiche dichiarazioni di Vladimir Putin sulle scelte politiche svedesi.

Negli ultimi mesi non sono mancati momenti di tensione tra i due Stati vicini. Da ottobre 2014 in poi, in molte occasioni, aerei russi sono stati rintracciati dai radar svedesi in procinto di superare lo spazio aereo del Regno nordico, che assieme alla Finlandia è oggi uno dei pochissimi Paesi occidentali che, pur collaborandovi, non è componente effettivo dell’Organizzazione del Trattato Atlantico del Nord (NATO), non godendo, quindi, della protezione degli altri membri in caso di attacco.

Un Paese storicamente neutrale

Per garantirsi circa duecento anni di pace ininterrotta, la Svezia ha saputo sfruttare al meglio due elementi: la propria neutralità, difesa ad ogni costo nonostante il passare degli anni e un contesto sempre più globalizzato, e una classe di diplomatici altamente qualificata ed influente, in grado di incidere significativamente sull’agenda della politica internazionale. In tal senso si pensi alla ben nota figura di Dag Hammarskjöld, che fu Segretario delle Nazioni Unite e ideatore delle missioni internazionali di pace e del virtuale “capitolo sei e mezzo” della Carta ONU in tema, appunto, di peacekeeping.

Da Paese pienamente integrato nell’Unione Europea, la Svezia ha sempre mantenuto rapporti di buon vicinato con il colosso russo, tra i primi partner commerciali del Regno. Per questo, la mancata partecipazione svedese alla NATO non è mai stata oggetto di un serio dibattito interno al Paese, almeno sino all’ultimo periodo, contraddistinto dalla crisi in Ucraina, che ha spaventato tutti i Paesi dell’aerea nordica e orientale, intimoriti dalla nuova era imperialista della Russia.

Dal 1994, con l’adesione ai programmi di Pace della NATO, la Svezia ha palesato un cambio di rotta nella propria storica politica di neutralità, formalmente ancora in atto, iniziando ad assumere un ruolo non limitato esclusivamente al campo diplomatico. Con la partecipazione all’operazione ISAF, promossa dalla NATO in Afghanistan, infatti, il Regno nordico ha dimostrato di avere anche la capacità di portare la pace nei territori di guerra, oltre che sui tavoli di trattativa.

La prospettiva di un’adesione della Svezia alla NATO

Assieme alla vicina Finlandia, che vive in questi mesi una situazione simile, la Svezia da tempo si sta facendo promotrice di un netto rafforzamento della politica di sicurezza e di difesa comune dell’UE. Chiaro segnale in tal senso si è avuto con la partecipazione di un contingente svedese alla recente missione europea in Repubblica Centrafricana, con cui Bruxelles ha riaperto il dossier sull’esercito unico europeo, a cui molti Paesi, Svezia in testa, sperano di arrivare nel prossimo futuro.

In questa cornice s’inserisce il dibattito svedese circa la possibile adesione alla NATO, quale forma di tutela da eventuali incursioni russe e garanzia rispetto agli esiti, allarmanti, di un recente studio condotto dal National Audit Office, svedese secondo cui il Paese non sarebbe in grado di difendersi per più di una settimana in caso di attacco militare. Il rapporto sta influenzando pesantemente il dibattito, spostandolo verso posizioni pro-NATO, frutto anche della paura generata dall’aggressività di Mosca. In una recente dichiarazione, infatti, Putin ha ricordato i “rischi e le conseguenze di un’adesione alla NATO” e la contestuale posizione della Russia, che “sarà costretta a rispondere militarmente, riorientando le truppe e puntando i missili”.

La situazione nel freddo Nord appare, quindi, incandescente. La Russia, ormai esclusa dai vertici internazionali e pesantemente sanzionata dall’UE, ha deciso di rafforzare la propria politica espansiva avviata con la creazione dell’Unione euroasiatica e perpetrata con il caso ucraino. La NATO, intanto, ha preparato il Readiness Action Plan, che garantirà interventi ancora più rapidi, in caso di attacchi a Paesi membri. Come ai tempi del lungimirante Hammarskjöld tutto sembra lasciar intendere che Occidente e Oriente si stiano gradualmente schierando su due fronti nettamente opposti e per nulla pacifici.

L' Autore - Francesco E. Celentano

Classe 89', dottorando di ricerca in diritto internazionale e dell'Unione europea presso l'Università di Bari. Mi occupo di disastri naturali e regioni polari dal punto di vista giuridico. Già tirocinante presso il Consolato statunitense a Napoli prima e presso l'Organizzazione marittima internazionale poi. Laureato in Giurisprudenza, ho scritto la mia tesi su Consiglio di sicurezza ONU e proliferazione nucleare nel corso di un periodo di ricerca presso l'Ufficio ONU di Ginevra. Appassionato, fin da piccolo, di geopolitica, mi sto specializzando nello studio delle relazioni esterne dell'Unione europea e dell'attività delle Nazioni Unite, con un'attenzione particolare all'area dell'Asia Pacifico. Orgogliosamente ex rappresentante degli studenti ed attuale segretario dell'Associazione dei laureati del mio Ateneo. Twitter: @cesco_cele

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2 comments

  1. Caro Francesco, il tuo commento (non lo definirei un articolo), è completamente viziato dalla propaganda nato, che cerca una guerra, anche modificando lo status dei paesi neutrali che garantivano un cuscinetto di sicurezza prima della recente avanzata della nato verso la Russia. A noi che ragioniamo con la testa nostra, risulta chiaro che il ruolo dell’aggressore spetta alla nato. La Russia sta solo cominciando a difendere i propri confini.

    • Caro “Ramius”,
      quella che hai esposto è una LEGITTIMA interpretazione dei fatti da un punto di vista filo-russo, legittima, ma pur sempre interpretazione.

      Io ho descritto una serie di fatti ufficiali: La Svezia spaventata dalla questione ucraina ( a torto o ragione) e vista la vicinanza con la Russia che a quanto pare ritiene essere aggressiva, avvia un dibattito interno sull’eventuale ingresso NATO. La Russia risponde che “PUNTERA’ I MISSILI” per difendere propri confini ufficialmente non minacciati, considerato che la NATO principalmente è un accordo di difesa e non di attacco.

      La Conclusione che traggo è che come hai tempi in cui i diplomatici svedesi, da sempre noti per qualità e neutralità, inventavano le missioni di pace ONU, anche oggi il mondo pare riposizionarsi su due fronti. NON parlo assolutamente bene di nessuno dei due fronti, che a parer mio, non possono essere glorificati in ambo i casi.

      Apprezzo senz’altro le critiche, se costruttive. Stimo senz’altro chi riesce a parlare di fatti e non di proprie opinioni reputate assolute verità.
      Buona lettura su Europae! 🙂

      F.C.

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