giovedì , 16 agosto 2018
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L’Europa e il mondo: a che punto è la PESC?

Si è tenuta lo scorso mercoledì la relazione semestrale sulla Politica estera e di sicurezza comune al Parlamento Europeo, disposta dall’articolo 36 del Trattato sull’Unione Europea, che prevede, oltre ad uno scambio di pareri ed informazioni a cadenza non definita, l’obbligo per l’Alto Rappresentante di riferire al Parlamento circa i progressi delle politiche sotto la propria responsabilità due volte all’anno.

I temi principali cui Catherine Ashton ha prestato attenzione riguardano il ruolo europeo nel teatro del Mediterraneo, le partnership con i paesi dell’Europa dell’Est, le relazioni tra Serbia e Kosovo, il prossimo impegno in Myanmar e, infine, i progressi in ambito PSDC.

Per quanto riguarda il Mediterraneo, il numero uno della diplomazia europea ha parlato prevalentemente delle primavere arabe e delle recenti conseguenze in Egitto e Siria. Partendo dalla quasi scontata considerazione che tali eventi hanno profondamente condizionato le dinamiche politiche della regione in cui si sono sviluppati, la Ashton ha riferito che l’intervento europeo è stato finalizzato a convogliare il proprio sostegno verso un cambiamento politico positivo, ovvero su basi democratiche e nel rispetto dei diritti umani e civili. Sull’Egitto, ricordando quanto l’UE sia vista come un interlocutore affidabile, l’Alto Rappresentante si è detta disposta a tornare a Il Cairo per incontrare il regime e gli oppositori – tra i quali i Fratelli Musulmani – per portare alle parti un messaggio secondo cui il reciproco rispetto è utile alla stabilizzazione e alla crescita del paese. Per ciò che concerne la Siria, si è invece ricordata la disponibilità europea a sostenere Stati Uniti e Russia per una conclusione politica della questione siriana durante la conferenza di pace di Ginevra che si terrà il prossimo 23 novembre. Ha anche ricordato, poi, che l’UE, con circa due miliardi di euro, è l’istituzione che più di chiunque altro ha stanziato aiuti umanitari per la Siria. Un po’ di allarme, infine, ha destato l’affermazione secondo cui l’Europa starebbe ancora stanziando aiuti militari per i ribelli contemporaneamente al sostegno per la distruzione delle armi chimiche di Assad.

Sulle relazioni con l’Europa dell’Est, Catherine Ashton si è soffermata soprattutto sulle riforme, in particolare nel campo giudiziario, che l’Ucraina dovrà portare avanti per concludere l’Accordo di Associazione la cui firma è prevista a novembre durante l’Eastern Partnership Summit di Vilnius. Restando sempre ad Oriente, ma avvicinandoci ai Balcani, l’Alto Rappresentante ha rammentato i progressi ottenuti in soli dodici mesi di discussioni con Serbia e Kosovo.

L’Alto Rappresentante ha poi annunciato il suo prossimo impegno diplomatico in Myanmar. Si è detta onorata di avere incontrato Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace, durante la cerimonia per la consegna del premio Sakharov vinto dalla stessa nel 1990 e ritirato martedì a distanza di ben 23 anni. In Myanmar l’UE sosterrà un processo di democratizzazione avviato recentemente, ma che dovrà fronteggiare le conseguenze di un conflitto latente, della povertà, dell’oppressione e la debolezza delle istituzioni birmane.

In merito all’evoluzione della politica europea di difesa, Ashton ha ricordato che l’UE ha già avviato 30 missioni e che attualmente circa 7000 europei stanno operando in teatri di guerra, contro la pirateria e nella costruzione e stabilizzazione delle condizioni di pace, legalità e prosperità in autonomia o in cooperazione con altri attori internazionali. Ha poi ripetuto quanto già contenuto nella sua proposta per un rafforzamento della PSDC, ovvero la necessità per l’UE di agire nel vicinato e nel mondo come un fornitore di sicurezza in linea con gli interessi e i valori degli Stati membri. Infine, ha invitato a considerare l’industria della difesa come un volano per far ripartire la crescita, l’occupazione e lo sviluppo di tecnologie altamente avanzate.

Non si è fatta attendere la replica del Parlamento Europeo che, nella giornata di giovedì, in sessione plenaria, ha richiesto una trasformazione della PESC e della PSDC da un approccio reattivo, considerato lento e poco incisivo, ad una visione proattiva dell’ordine internazionale in cui l’Europa debba determinare e seguire una propria posizione secondo una strategia preliminare.

In foto, l’Alto Rappresentante Catherine Ashton nel corso della relazione semestrale al Parlamento (© European Union – EP 2013)

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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