mercoledì , 15 agosto 2018
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Esercitazione italo-americana a Pordenone - © US Army Flickr 2015

Libro Bianco Difesa, enfasi su Mediterraneo e difesa europea

“Una lungimirante e pragmatica politica di sicurezza internazionale e di difesa è essenziale per dotare il nostro paese di uno strumento idoneo a tutelare la più importante delle nostre conquiste: la nostra libertà”. Sono le parole del premier Matteo Renzi nella prefazione al Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa, documento presentato lo scorso aprile dal Ministro della Difesa italiano, Roberta Pinotti, e che punta a chiarificare le esigenze e gli obiettivi delle forze armate italiane per la difesa dell’interesse nazionale e di conseguenza procedere a una ridefinizione dello strumento militare tale da renderlo adatto al complesso e mutevole sistema internazionale oriderno.

Lo scenario geopolitico

Il Libro Bianco delinea innanzitutto lo scenario geopolitico, le aree prioritarie di azione e gli obiettivi della politica nazionale, identificando alcune tendenze globali diffuse, tra cui quella al multipolarismo, lo stallo dei processi di transizione democratica, la scarsità di risorse e il cambiamento climatico e lo svilupparsi degli “identatirismi” locali. In tale contesto, è fortemente simbolico il riconoscimento dello stretto legame tra gli interessi della nazione e il suo ruolo in Europa e nella società internazionale quando si afferma che “il nostro futuro politico, sociale ed economico è sicuramente ancorato all’Europa e al suo divenire” e che sia l’UE che la NATO, in quanto strumenti collettivi politici e militari, siano i più efficaci per tutelare tali interessi. Il documento afferma infatti che la regione euro-atlantica è il “fulcro degli interessi nazionali”, per cui resta prioritario “lo sviluppo di un processo di progressiva integrazione delle difese dei paesi dell’Unione Europea” come un elemento chiave perché il legame transatlantico trovi nuova energia e una più stretta intesa, facendo dell’integrazione della difesa europea un pilastro della sicurezza e difesa nazionale, insieme alla coesione transaltantica e alle relazioni multilaterali sotto l’egida dell’ONU.

L’area euro-mediterranea

A tinte più scure viene dipinta invece l’area euro-mediterranea, dove “nuove minacce adombrano le nostre libertà, prima tra tutte quella terroristica, i cui attacchi sono portati sempre più all’interno del nostro continente”. Definita come punto di incontro di macroregioni caratterizzate da “profondi sconvolgimenti economici, politici e sociali”, l’area non viene identificata come un monolite a cui approcciarsi in maniera univoca, bensì come il crocevia tra Europa, Mar Nero, Medio Oriente e Maghreb, aree coinvolte in crisi di diversa entità e natura, in cui guerre per procura, conflitti civili, fenomeni criminali e reti terroristiche complesse concorrono a sedimentare una generalizzata atmosfera di insicurezza istituzionale e minaccia alla sicurezza umana. Il Libro Bianco identifica anche le dinamiche interne ed esterne al bacino mediterraneo che ne minano la stabilità, avvicinando ancora di più la prospettiva italiana alle aree di crisi che sono all’ordine del giorno nell’agenda europea ormai da anni: il Mashreq, in cui la competitività interstatale sta raggiungendo nuovi picchi storici e si affianca alla minaccia transnazionale dello Stato Islamico; il Sahel, terreno di proliferazione di reti terroristiche e traffici illeciti; il Corno d’Africa, dove l’azione europea ha inciso positivamente sul fenomeno piratesco, ma non ha portato significativi progressi alle condizioni delle popolazioni e delle istituzioni nazionali; il Golfo Persico, area economicamente rilevante e terreno di conflitto latente tra Arabia Saudita e Iran.

Le emergenze e le soluzioni

In questo contesto, il Libro Bianco identifica come emergenza principale la crisi delle Stato tradizionale nel Mediterraneo: l’assenza o la debolezza di controparti istituzionali a cui fare affidamento impedisce lo sviluppo di un sistema di sicurezza regionale in grado di neutralizzare le minacce che gravano sempre più forti a Sud dell’UE, motivo per cui l’Italia intende adottare un approccio multilaterale alla sicurezza internazionale, ricalcando temi che dovrebbero essere proposti con maggiore vigore a livello europeo: la condivisione della sicurezza e della difesa entro un’“architettura condivisa multinazionale”; la partecipazione attiva alla sicurezza e difesa sia nella prevenzione, deterrenza ed eliminazione di minacce, sia nel contributo per garantire condizioni di pace e di sviluppo; la molteplicità dei campi di azione, che non si limiti alla mera azione militare, ma che rientri in una cornice diversificata e pluridisciplinare.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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