martedì , 14 agosto 2018
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L’occhio del PE su Cina e Russia al Consiglio di Sicurezza

Il 16 maggio si è svolta la riunione del Subcommittee on Security and Defence (SEDE),  il ramo della Commissione Affari Esteri (AFET) dedicato ai temi della Sicurezza e Difesa, presieduto dal tedesco Elmar Brok.

L’ordine del giorno prevedeva un full immersion nella crisi in Mali, con una discussione con il presidente ad interim del Paese africano Dioncounda Traorè, e l’analisi di un interessante documento depositato dalla “Direzione Generale per la politica estera” del Parlamento Europeo al Comitato Affari esteri, riguardante la posizione di Cina e Russia nel Consiglio di Sicurezza sopratutto in riferimento all’evoluzione delle recenti crisi internazionali.

L’intento del documento è quello analizzare le possibili motivazioni che hanno convinto Cina e Russia ad adottare una strategia diplomatica poco incline ad accettare risoluzioni che senza una solida base giuridica e politica autorizzano interventi militari contro Stati Sovrani. Sono, infatti, ormai soltanto ricordi le risoluzioni che nel 2011 hanno portato all’intervento Nato in Libia, interrompendo una violenta guerra civile. Sembra proprio che questo intervento sia stata la ragione alla base della rottura tra i grandi 5 del Consiglio di Sicurezza, diviso tra un blocco occidentale rappresentato da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti e da quello Sino-Russo.

L’impressione generale, confermata, anche se non esplicitamente, dai relatori presenti al Comitato Affari Esteri tra cui l’autore della relazione, il professor Peter Ferdinand dell’università di Warwik (GB), è che Russia e Cina abbiano considerato scarsamente aderente l’azione intrapresa della Nato con quanto previsto dalle 2 risoluzioni ONU (1970,1973). Sono molti gli analisti, tra cui il professor Ugo Villani autore del saggio Aspetti problematici dell’intervento militare nella crisi libica, che hanno messo in evidenza le contraddizione tra la decisa azione Nato e il tono delle risoluzioni ONU, che non autorizzavano esplicitamente i bombardamenti da parte dei caccia dell’alleanza atlantica. Russia e Cina hanno interpretato le metodiche utilizzate dalla Nato come uno strumento per il proprio tornaconto politico e per soddisfare i propri interessi strategici nell’area. In conseguenza di questi eventi, la nuova coppia sino-russa ha deciso di allontanarsi dal clima di generale accordo che regnava nel CDS, per porsi come difensori dei concetti di sovranità nazionale e non interferenza negli affari interni.

In una tale situazione, l’Unione Europea può avere l’importante ruolo di ricostruire un clima collaborativo nel CDS; la fama di civilian actor, infatti, può essere un elemento chiave per convincere Russia e Cina che è ancora possibile lavorare lealmente attraverso le risoluzioni ONU. Si potrebbe così evitare che l’organo supremo delle Nazioni Unite diventi uno strumento partigiano, e che entri in una fase di stallo proprio in un momento in cui si avverte la necessità che i “grandi cinque” si mettano alla guida della comunità internazionale.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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