sabato , 24 febbraio 2018
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Photo © Bernard Grua, 2014, www.flickr.com

Mistral alla Russia: Francia sospende consegna “fino a nuovo ordine”

“La situazione attuale nell’est dell’Ucraina non consente la consegna della prima unità e ha stimato che conviene soprassedere, fino a nuovo ordine, all’esame dell’autorizzazione necessaria ad esportare la prima nave in Russia”. Con queste parole, l’Eliseo ha comunicato la decisione del Presidente della Repubblica François Hollande di sospendere la consegna delle due navi classe Mistral destinate alla Marina Militare Russa.

Il contratto per la vendita dei due vascelli Vladivostok e Sevastopol, siglato nel 2011 dall’ex Presidente Nikolas Sarkozy, ha subito diversi contraccolpi negli scorsi mesi, generando un dibattito interno e con gli alleati europei e americani, che è andato crescendo con l’intensificarsi del conflitto nell’est ucraino. Gli stessi vertici di Parigi sono stati piuttosto ambigui in merito, a tratti addirittura contraddittori. L’ambiguità della posizione francese ha dovuto però fare i conti con lo scorrere del tempo e pochi giorni fa è giunto per l’Eliseo il momento della verità: la consegna della Vladivostok, prevista per il mese di novembre.

Una decisione degna dei migliori funamboli, quella di Hollande, dal momento che con la “sospensione fino a nuovo ordine” il Presidente ha cercato di soddisfare le pressioni subite dai partner occidentali, evitando, almeno per ora, le conseguenze economiche che si abbatterebbero sulle casse di Parigi in caso di cancellazione del contratto. Quest’ultimo prevede infatti che la mancata consegna dei due scafi comporterebbe per Parigi l’obbligo di restituzione dell’anticipo versato da Mosca e il versamento di penali per un ammontare pari a tre miliardi di euro.

La reazione del Cremlino è stata piuttosto pacata. Mosca ha affermato che non chiederà alcun indennizzo per il momento. Il Vice Ministro della Difesa russo, Yuri Borisov, ha dichiarato che “aspetteremo pazientemente”. La Russia può contare sul fatto che in caso di mancata consegna, le penali ripagherebbero ampiamente l’assenza di un vascello che “non rappresenta un elemento indispensabile per lo sviluppo della nostra flotta militare” e potranno essere utilizzati “in modo più efficace”.

Hollande si trova dunque a un bivio estremamente significativo: Parigi subirebbe un duro colpo d’immagine nel mercato degli armamenti, cancellando la più ampia commessa militare effettuata da un Paese occidentale verso Mosca. D’altro canto la consegna si ripercuoterebbe sulle buone relazioni con i partner europei e con gli Stati Uniti ed avrebbe inoltre un peso morale non indifferente, dato che le stime più recenti contano in oltre 4.300 le vittime del conflitto ucraino. Anche sul fronte interno Hollande deve fare i conti con pressioni contrastanti. Da un lato, parte della società civile protesta contro la consegna. Dall’altro, il fronte dei lavoratori teme l’impatto che l’annullamento della commessa avrebbe sui posti di lavoro. Hollande ha per ora deciso di proseguire con la costruzione del secondo vascello, alla quale partecipano circa 300 operai e che dovrebbe proseguire per una decina di mesi.

Hollande non potrà comunque attardarsi troppo nell’imboccare l’una o l’altra via: il suo compito è ora quello di fare un’analisi razionale dei costi e benefici delle due opzioni e valutare quale delle due sia la più sensata e conveniente per Parigi. L’ennesima situazione in cui un Paese occidentale viene messo in scacco dall’asettica e netta politica moscovita, ritrovandosi a dover scegliere tra due opzioni entrambe sub-ottimali. Hollande avrà poche settimane per giungere a una decisione definitiva e resta comunque un quesito non di secondaria importanza: cosa ne sarà della Vladivostok e della Sevastopol in caso di cancellazione della commessa? La costruzione di entrambi i vascelli ha infatti rispettato consegne specifiche impartite dai compratori, inclusi l’adattamento del sistema elettrico agli standard russi e la predisposizione del ponte ai birotori Kamov.

É stata ipotizzata anche la stipula di un contratto di affitto con riscatto tra la Francia e la European Defence Agency, che comporterebbe l’acquisizione in leasing delle due LHD dall’EDA ed il loro utilizzo per missioni sotto l’egida PSDC. Si tratta di una soluzione che forse permetterebbe di ammortizzare il costo della cancellazione del contratto con Mosca e doterebbe, per la prima volta nella storia, l’UE di mezzi militari propri. Un passo, quest’ultimo, che diversi Stati membri non sono ancora disposti a compiere.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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