venerdì , 17 agosto 2018
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NATO, il norvegese Stoltenberg nuovo segretario generale

La nomina dell’ex-primo ministro laburista norvegese Jens Stoltenberg a Segretario generale della Nato è stata accolta con un certo stupore da alcuni media titolavano con sorpresa la scelta di un ex “capellone” alla guida dell’Alleanza Atlantica. Stoltenberg è stato capace di attirare attorno a sé un ampio consenso, riuscendo a prevalere su altri candidati come il ministro della difesa belga Pieter De Crem o l’ex commissario europeo ed ex ministro degli esteri italiano Franco Frattini e lo stesso ex premier Enrico Letta, che forse soffrono anche delle recenti dichiarazioni italiane sulla riduzione delle commesse per gli F-35.

Effettivamente il passato politico di Stoltenberg potrebbe trarre in inganno in un primo momento: figlio d’arte (il padre è stato ministro della difesa e poi degli esteri, la madre segretario di Stato), sin da giovane milita negli ambienti della sinistra radicale norvegese, partecipando ad azioni di protesta anti-americane durante la guerra in Vietnam, e divenendo, appena ventiseienne, leader della Gioventù laburista, movimento che nel suo programma chiedeva l’uscita della Norvegia dalla NATO. Un esordio quanto meno incompatibile con la massima carica politica dell’alleanza atlantica, ma che in realtà trova già un precedente in Javier Francisco Solana (segretario generale dal 1995 al 1999), che in età universitaria era organizzatore del circolo studentesco di orientamento socialista “Semana de Renovación Universitaria” e che, dopo aver aderito al partito socialista operaio spagnolo, manifestò apertamente la sua posizione anti-atlantista nel libello del 1982 “50 razones para decir No a la OTAN”.

In realtà è proprio Stoltenberg a traghettare la posizione della Gioventù laburista verso posizioni più filo-americane e filo-atlantiste, posizioni mantenute anche una volta diventato primo ministro, prima tra il marzo 2000 e l’ottobre 2001 e poi dal 2005 al 2013. Sotto la guida del premier laburista, la Norvegia inizia infatti ad avere un profilo militare più attivo in ambito NATO, prima nell’operazione ISAF in Afghanistan, dove partecipa con 450 militari presso il Comando regionale nord e il Comando regionale Capitale, e poi nella missione Unifed Protector in Libia, durante la quale gli F-16 della Kongelige Norske Luftforsvaret lanciano seicento bombe e completano oltre il 10% delle sortite totali. Stoltenberg è inoltre uno dei pochi che, durante gli anni della crisi finanziaria, continua a sostenere l’incremento degli investimenti europei nella NATO e gli investimenti nel programma Joint Strike Fighter, garantendo l’acquisto di quarantotto F-35 Lightning II e versando quasi otto milioni di dollari per lo sviluppo del Joint Strike Missile della Kongsberg Defence System, missile stealth da imbarcare sugli F-35A ed F-35C.

Oltre a questi aspetti che hanno reso Stoltenberg molto ben visto a Washington, almeno altri due elementi ne hanno decretato la nomina. Innanzitutto i recenti eventi ucraini e la crescente tensione tra Russia e NATO: Stoltenberg ha coltivato negli anni un rapporto amichevole con Mosca, riuscendo, insieme a Medvedev, a risolvere una disputa territoriale trentennale relativa ai confini delle acque nazionali tra i due Paesi, conclusasi nel 2010 con la firma del Trattato sulla delimitazione e cooperazione marittima nel Mar di Barents e il Mar glaciale Artico. Le buone relazioni tra Stoltenberg e Medvedev potrebbero giocare un ruolo importante in questo momento storico, se non altro nel facilitare il dialogo con la Russia.

In secondo luogo la nomina di Stoltenberg potrebbe avere importanti risvolti nel complesso gioco di pesi e contrappesi che caratterizza le istituzioni europee. Alla vigilia delle elezioni europee, l’assegnazione della segreteria generale della NATO a un laburista si tradurrà infatti in capitale politico per la destra cristiano democratica, che avrà così modo di depotenziare la candidatura del socialdemocratico Schulz alla carica di presidente della Commissione europea in favore del suo avversario popolare, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, oppure di indebolire le pretese della sinistra europea verso la carica di Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, già oggi occupata dalla laburista britannica Catherine Ashton.

L’allora primo ministro Jens Stoltenberg visita il contingente norvegese attivo in Libia (© Statsministerens kontor – 2011) 

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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