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Un'esercitazione della NATO in Lettonia © Shape NATO - www.flickr.com, 2015

NATO-Russia: deterrenza o appeasement?

Le polemiche riguardo l’invio dei 140 soldati italiani in Lettonia, parte di uno dei quattro battaglioni NATO che sorveglieranno il confine Nord-Orientale dell’Alleanza, hanno finalmente portato all’attenzione del pubblico italiano, solitamente poco interessato alle problematiche internazionali, uno degli argomenti più dibattuti in questo angolo d’Europa da 25 anni.

Russia e Paesi baltici: una situazione tesa

Appena riottenuta l’indipendenza dopo quasi mezzo secolo di occupazione sovietica, i Paesi baltici hanno subito voluto truppe alleate che sorvegliassero i propri confini. Nel corso degli anni, i rapporti con la Russia sono stati altalenanti, ma il fondo lo si è toccato con l’aggressione all’Ucraina nel 2014. L’intervento fece parte di una svolta aggressiva nella politica estera russa che ha riguardato anche la regione baltica. In Russia occidentale e in Bielorussia hanno avuto luogo diverse esercitazioni militari aventi come oggetto simulazioni di attacchi verso Polonia, Paesi baltici e scandinavi. L’aviazione russa viola molto frequentemente lo spazio aereo di questi Paesi.

In territorio estone una guardia frontaliera è stata rapita e processata per poi venire scambiata con un cittadino estone condannato per spionaggio a favore della Russia. Nel 2015 sono stati emanati mandati di cattura per cittadini lituani che disertarono l’esercito sovietico nel 1990. Nello stesso anno due deputati di Russia Unita hanno richiesto alla Procura Generale di analizzare la legittimità dell’atto che istituiva il Consiglio di Stato dell’URSS e quindi l’indipendenza stessa delle tre repubbliche baltiche (fu proprio quell’istituzione a riconoscergliela).

Tutto questo sembrerebbe ridicolo, se non fosse che negli stessi giorni la Procura Generale aveva dichiarato incostituzionale l’atto del 1954 con il quale la Crimea passava dalla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa alla RSS Ucraina. In quest’offensiva anche la storiografia è stata tirata in ballo. Più volte esponenti del Cremlino, incluso Putin stesso, hanno fatto apologia del Patto Molotov-Ribbentrop con il quale Hitler e Stalin si accordarono per invadere Polonia e Paesi baltici, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale.

Pacta sunt servanda?

C’è chi pensa che nonostante questo clima i Paesi baltici siano al sicuro perché, a differenza dell’Ucraina, sono membri della NATO e quindi, almeno sulla carta, attaccare Daugavpils o Narva sarebbe come attaccare Londra o Berlino. La realtà è più complessa. L’Ucraina non è membro della NATO, ma è firmatario del Memorandum di Budapest con il quale Russia, Stati Uniti e Regno Unito, in cambio dello smantellamento dell’arsenale nucleare ucraino, bielorusso e kazako, si sono impegnati a rispettarne i confini e la sovranità, ad astenersi dall’usare pressioni economiche per influenzarne la politica interna e a sollecitare l’intervento immediato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU qualora uno di questi Paesi venisse attaccato.

Uno dei tre garanti ha invaso l’Ucraina e gli altri due non l’hanno difesa, dimostrando che il diritto internazionale conta molto poco in questi casi. Quella contro l’Ucraina non è stata una guerra in vecchio stile con una dichiarazione formale. E’ stata compiuta da soldati senza simboli sulle divise e in un primo momento Mosca ha negato che fossero soldati regolari russi. Con una rapida operazione si è cambiata la situazione sul terreno e, nonostante le sanzioni, la Crimea resterà occupata probabilmente per decenni.

Una volta messa in atto un’operazione del genere, lo spazio di manovra è molto ristretto. È essenziale prevenirla. Uno dei principali argomenti a favore del dispiegamento dei battaglioni è che adesso se Putin decidesse di attaccare i Paesi baltici, sa che dovrebbe colpire anche soldati americani, inglesi, italiani e altri.

Si vis pacem, para bellum

I sostenitori dell’appeasement con Putin, in sostanza, propongono di attuare una strategia già sperimentata e fallita. Nel 2008 subito dopo la guerra con la Georgia, Mosca violò tre dei sei punti dell’accordo di pace che aveva appena firmato. Non solo non vi furono sanzioni occidentali, ma Barack Obama e Hilary Clinton, appena insediatisi, decisero di dare una svolta ai rapporti col Cremlino ed adottarono il famoso reset. Tutto questo non ha portato a un’era di pace con la Russia, né alla risoluzione del conflitto georgiano. L’esito fu anzi una nuova guerra che ha causato circa 10.000 morti. L’appeasement porta alla guerra. La deterrenza salva vite.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Laurea triennale in lingue all'Università Ca' Foscari Venezia. Laurea magistrale in scienze internazionali all'Università di Torino. Master al Collège d'Europe, sede di Varsavia, con una tesi sulla politica dell'UE riguardo i conflitti di Abkhazia e Ossetia Meridionale. Dopo gli studi ho svolto uno stage presso il Consiglio dell'Unione Europea e adesso vivo a Breslavia (Wrocław), in Polonia, e lavoro per la Hewlett Packard Enterprise e nel tempo libero faccio volontariato per Wrocław 2016 - Capitale Europea della Cultura. Mi interesso dell'EaP e di altri temi che riguardano l'Europa Centrale, i Balcani e lo spazio post sovietico.

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3 comments

  1. Non ho capito: in che consiste allora la deterrenza, come si attua?

    • Giuseppe F. Passanante

      Consiste nel dissuadere la Russia da un’aggressione.
      Si attua impedendo che la Russia possa ottenere una facile vittoria, come in Crimea.

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