18comix
Photo @ Terry Whalebone, 2007, www.flickr.com

Nigeria: le rivendicazioni dei Niger Delta Avengers

La Nigeria, già devastata a nord dalla piaga di Boko Haram, ha visto l’apertura di un nuovo fronte a sud, in seguito della formazione del gruppo dei Niger Delta Avengers (NDA), composto da militanti che attaccano le infrastrutture petrolifere nella regione del delta del Niger rivendicando una maggiore autonomia e una più equa ridistribuzione dei proventi dell’industria.

Il gruppo ha iniziato le sue attività nel gennaio 2016, e ha pubblicamente annunciato la sua formazione a marzo: in questi mesi ha attaccato le infrastrutture legate all’industria petrolifera nell’area del delta del Niger, a sud del Paese, colpendo tra le altre Shell, Eni, Chevron e Nigerian National Petroleum Corporation. Sono state temporaneamente interrotte le linee elettriche di Abuja e Lagos e in diverse occasioni sono stati rapiti operatori locali e stranieri. A luglio 3 dipendenti di Eni/Agip sono stati uccisi e diversi operatori stranieri hanno disdetto i contratti o spostato il personale per ridurre i rischi.

Anni fa, il MEND

L’area del Delta del Niger, però, non è nuova a questo tipo di situazione. All’inizio del decennio scorso diversi gruppi armati, tra cui il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger (MEND), erano riusciti a dimezzare la vendita di petrolio della Nigeria, causando enormi perdite al governo sia per i costi di sicurezza sia in termini economici (la Nigeria, primo produttore di petrolio in Africa in tempi di stabilità, ne dipende fortemente per il proprio budget).

La richiesta, allora come oggi, era di redistribuire in modo più equo i proventi, favorendo la regione del delta del Niger, fortemente impoverita da decenni di sfruttamento e devastazione ambientale dovuti all’industria del petrolio, che ha privato contadini e pescatori locali dei mezzi di sussistenza.

Al conflitto con il MEND si era posta fine nel 2009 con un’amnistia, per la quale il governo si impegnava a pagare mensilmente circa 30 mila ex militanti e a garantire l’accesso a programmi di formazione professionale in cambio di cooperazione. Ad alcuni membri, tra cui l’ex leader Government Ekpemupolo, furono concessi “contratti di sicurezza” milionari, per un costo di oltre cinquecento milioni l’anno – ma non si fece nulla, invece, per risolvere i veri problemi alla base dell’instabilità: povertà, corruzione e proliferazione di armi.

Il governo e i NDA

Il nuovo presidente, Muhammadu Buhari, ha fatto della lotta alla corruzione la base del proprio programma. Sotto il suo governo è stato spiccato un mandato di arresto per Ekpemupolo e sono stati sospesi i pagamenti ai miliziani. Buhari, musulmano e del nord, è stato accusato di sfruttare i suoi poteri per colpire particolarmente le comunità del sud, prevalentemente cristiane. Poco dopo hanno avuto inizio gli attacchi dei NDA, che hanno portato la produzione di petrolio al minimo registrato negli ultimi 20 anni: per questo, da agosto la Nigeria ha reintrodotto i pagamenti agli ex miliziani (poco più di 200$ al mese), decisione che sembra stridere con la politica anti-corruzione promossa dal governo.

Nel frattempo, i NDA, che sono stati tra l’altro oggetto di attacchi arei, si sono organizzati sempre meglio: hanno un proprio sito, in cui esprimono le proprie rivendicazioni e invitano gli operatori stranieri di impianti petroliferi ad abbandonare il Paese, minacciando attacchi in caso contrario, e hanno ottenuto anche il supporto di almeno parte dei leader locali, che concordano sulla necessità di una redistribuzione dei proventi del petrolio che favorisca anche la popolazione locale.

DANDA a RNDA

Intanto, il gruppo è stato attraversato da una scissione, portando alla creazione dei Reformed Niger Delta Avengers (RNDA), che hanno minacciato di fare i nomi dei responsabili della violenza nel delta del Niger e hanno individuato in Goodluck Jonathan, ex presidente della Nigeria, cristiano e proveniente proprio dalla zona del delta, un sostenitore dei ribelli, prontamente smentiti dall’interessato. I RNDA hanno dichiarato la propria intenzione di unirsi ai negoziati di pace tra il MEND e il governo, ma da più parti sono stati espressi dubbi sulla vera natura di questa fazione.

L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

Check Also

NATO

La NATO dispiega 4 battaglioni in Europa Orientale

L’eventuale concretizzazione delle mire espansionistiche russe verso Occidente genera timore. Una preoccupazione che non è …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *