giovedì , 16 agosto 2018
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Potenziare la politica di sicurezza e difesa: la parola ai parlamentari

Si è conclusa ieri a Dublino la Conferenza Interparlamentare per la PESC e la PSDC, che durante lo scorso fine settimana ha visto riunirsi rappresentanti del Parlamento Europeo e dei 27 parlamenti nazionali insieme all’Alto Rappresentante Catherine Ashton ed alcuni membri dell’esecutivo irlandese, tra cui il vice primo ministro Eamon Gilmore ed il Ministro della Difesa, Uguaglianza e Giustizia Alan Shatter. Scopo centrale della conferenza è stato quello di discutere come gli stati membri possano migliorare la propria cooperazione nel settore della sicurezza e difesa per rafforzare il ruolo di global security provider dell’UE, in particolare soffermandosi su hot spot geopolitici come il continente africano ed il Medio Oriente, cui sono stati dedicati due workshop che hanno avuto luogo la mattina del 25 marzo.

La conferenza, come ha sottolineato David Stanton (presidente della commissione Giustizia, Difesa ed Uguaglianza del parlamento irlandese), è stata innanzitutto un’occasione per i parlamentari di tutta Europa per far sentire la propria voce ed adottare una posizione quanto più solida ed influente possibile in vista del Consiglio Europeo Difesa del dicembre 2013. Nello specifico sono stati sottolineati tre temi principali su cui incardinare il discorso sulla PSDC dei prossimi mesi.

Aumentare l’efficacia, la visibilità e l’impatto della PSDC. Riprendendo le parole di Alan Shatter, i valori e gli interessi europei sono costantemente messi in pericolo dai rapidi cambiamenti globali e da minacce emergenti sempre più sfuggenti e difficili da affrontare in maniera unilaterale, richiedondo invece un ampio grado di cooperazione. Affinchè la PSDC possa risultare all’altezza di queste nuove sifde, occorre incrementarne la visibilità e l’impatto a livello globale, tanto nel campo del mantenimento della pace come mezzo per garantire la sicurezza dei cittadini europei, quanto come strumento di promozione dei valori alla base del sistema europeo, prima tra tutti la protezione di coloro che sono vulnerabili e non in grado di difendere se stessi.

Migliorare lo sviluppo di capacità di difesa. Migliorare le capacità e gli strumenti europei di difesa è un prerequisito indispensabile per una PSDC credibile. Più volte l’UE ha dimostrato di soffrire di lacune oggi inammissibili dal punto di vista operazionale, non solo relativamente agli ultimi ritrovati tecnologici, ma anche rispetto ad alcuni elementi basilari di ogni forza militare: due esempi eclatanti in questo senso sono sicuramente l’assenza di elicotteri per l’evacuazione medica (MEDEVAC) nella missione EUTM Mali e la necessità del sostegno americano nell’air-to-air refuelling durante le operazioni militari in Libia. Più in generale, l’UE soffre di un forte deficit quando si parla di operazioni ISR (Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione, tre tra i principali sottosistemi che permettono la coordinazione di operazioni militari) e dovrebbe essere compito prioritario di ogni stato membro e del Consiglio Europeo quello di identificare con chiarezza questi gap per poterli colmare e raggiungere il massimo grado di indipendenza operazionale, in particolare dagli Stati Uniti, sempre meno disposti a sostenere gli sforzi bellici degli alleati europei.

Rafforzare l’industria europea di difesa. Rafforzare le capacità di difesa europea vuol dire anche rafforzarne l’industria, attraverso business model innovativi e sostenibili. In questo ambito un ruolo essenziale va riconoscieuto alla European Defence Technological and Industrial Base Strategy (EDTIB), i cui principali obiettivi sono la chiarificazione delle esigenze operazionali prioritarie e delle conseguenti “enabling technolgies” necessarie al loro soddisfacimento, il miglioramento degli investimenti, della competitività e della cooperazione industriale in un mercato interno per la difesa fondato su un’ottica di medio e lungo termine. L’EDTIB è tuttavia ancora piuttosto frammentaria, legata ai confini nazionali e quindi del tutto non esente da problemi di duplicazione di strumenti e capacità, innalzamento dei costi e limitazione dell’effetto spill-over nel settore civile. Inoltre, la risposta dei governi europei alla crisi finanziaria non ha certo aiutato il settore: i tagli netti ai bilanci nazionali della difesa hanno avuto un forte impatto sui programmi di ricerca e sviluppo, sull’innovazione del settore e sulla competitività (in particolare) per le piccole e medie imprese.

La conferenza si è conclusa sottolineando come questi tre aspetti fondamentali debbano essere al più presto affrontati dai capi di stato e di governo e come a questo proposito il Consiglio Europeo di dicembre possa rappresentare un bivio fondamentale verso un’UE in grado di proteggere efficacemente i propri interessi e valori oppure verso un declino militare cui necessariamente corrisponderà un declino nell’importanza geopolitica del vecchio continente.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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