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PSDC: il Libro bianco sulla Difesa italiano può rilanciarla?

Lo scorso 19 marzo il Consiglio supremo di Difesa ha invitato il governo e il parlamento a procedere alla stesura di un Libro Bianco sulla Difesa, per far fronte alla necessità di ristrutturazione organica delle forze armate e di riequilibrio del bilancio della Difesa, al fine di migliorare l’efficienza e l’efficacia delle forze armate di fronte a un mondo in cui il concetto di difesa assume sempre più velocemente un carattere multidimensionale, che oltrepassa la mera difesa del territorio nazionale.

La riduzione del bilancio della difesa ha un peso particolarmente rilevante in questo processo di riforma: se la riforma Di Paola, approvata nel 2012, punta a liberare risorse economiche tramite una riduzione del personale, la variazione in senso negativo degli stanziamenti per la difesa, -435,9 milioni tra il 2013 e il 2014, avrà un impatto non indifferente sulla ristrutturazione delle forze armate. Il libro bianco serve quindi a “ripensare e riorganizzare profondamente, sulla base di principi fortemente innovativi, la struttura e le capacità dello strumento militare nazionale”, definendo chiaramente quali siano gli obiettivi geopolitici e gli interessi italiani e, di conseguenza, delineare carenze, esigenze e prospettive delle forze armate nostrane.

Al contrario di altri Paesi, l’Italia non può contare su una grande esperienza in tema di libri bianchi della difesa: l’ultimo risale al 2002 ed era nato dalla necessità di rivedere il concetto strategico italiano all’indomani degli attentati dell’11 settembre e all’alba della guerra globale contro il terrorismo. Volendo ripercorrere a ritroso la storia repubblicana, occorre fare un ulteriore salto di sedici anni, arrivando al 1985, anno in cui la logica della Guerra fredda era ancora dominante, ma già si avvertivano venti di cambiamento.

La decisione di adottare un libro bianco in questo momento è sicuramente dettata da cause specifiche, prime tra tutte chiarire la commessa degli F-35 e permettere la prosecuzione della ristrutturazione organica delle forze armate. Tuttavia, in questa congiuntura politica, l’adozione del libro bianco può avere una forte valenza a livello europeo: con la presidenza italiana alle porte, l’Italia potrebbe farsi promotrice del rilancio della Politica di Sicurezza e Difesa Comune europea e dell’attuazione delle priorità descritte dal Consiglio europeo del dicembre 2013: aumentare la visibilità e l’efficacia della PSDC e rafforzare le capacità di difesa europee. Non si tratta di speculazioni. Il Consiglio supremo di Difesa lo scorso marzo ha infatti messo in chiaro che l’Italia deve “sfruttare al meglio le opportunità che offre il prossimo semestre di presidenza, per rivitalizzare la Common Security and Defence Policy con iniziative innovative, forti e concrete, in linea con lo spirito del Trattato di Lisbona”.

Le principali esigenze delle forze armate italiane trovano del resto una forte sintonia con quelle individuate dalle istituzioni europee. Per tale motivo, il Libro bianco dovrebbe innanzitutto rompere con la tradizionale equazione, peraltro criticata anche dal ministro Pinotti, “razionalizzazione = saccheggio del bilancio difesa”. Il libro bianco dovrebbe identificare in maniera chiara quali sono le carenze dello strumento militare italiano e individuare gli investimenti necessari, sia in termini di riorganizzazione dell’organico che di maggiore lungimiranza negli investimenti nei sistemi d’arma, sostituendo le speculazioni politiche che hanno caratterizzato gli ultimi dibattiti in tema di difesa con valutazioni basate su considerazioni tecniche ed economiche concrete.

La pubblicazione del libro bianco offrirà insomma un’occasione rara, per l’Italia, di essere al centro del rilancio della difesa europea. Il gruppo di esperti che profilerà le linee guida del libro bianco dovrebbe essere costituito entro giugno. Il principale ostacolo resta tuttavia di natura politica: gli sproloqui sugli F-35 hanno trasformato il dibattito sulla difesa in uno scambio di frasi fatte, slogan politici e banalità, lasciando un terreno troppo scottante su cui avventurarsi in periodo elettorale. E così, durante la sua rapida ascesa a Palazzo Chigi, il primo ministro Renzi si è ben guardato dal toccare i temi relativi alla difesa e in particolare delle spese militari, e anche nel presentare le priorità della presidenza italiana, non ha lasciato molto spazio alla difesa.

Nell’immagine, un F35 Lightning della Royal Navy (© Tiger 2000, 2012, www.flickr.com)

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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